Recensioni

Published on Dicembre 19th, 2018 | by Noemi Borghese

2

L’amica geniale

Ideatore: Saverio Costanzo, basato sui romanzi di Elena Ferrante

Genere: Drama

Durata: 53-64 minuti (a episodio)

Lingua originale: inglese

Stagioni: 1

Episodi: 8 puntate

Cast: Elisa Del Genio, Ludovica Nasti, Gaia Girace, Margherita Mazzucco, Alba Rohrwacher

Produzione: wildside, Fandango, Umedia. Distribuito da HBO, RAI, TIMvision

Prima Tv: 18 Novembre 2018

Durante la primavera del 2018 sono andata via da Milano e, come mi capita ciclicamente, ho preso quattro cose e sono salita su un treno diretto a Napoli.
Per caso in quei mesi giravano L’amica geniale in città ed è stata l’occasione per rileggere i libri, immaginando i volti degli attori, le scene, le parole e le musiche, sperando che fossero quanto più fedeli ai libri. Poco prima di scrivere questa recensione ne ho parlato con un’amica molto più brava di me, e mi ha detto: “parlane come ne parleresti con me”.
Sul piano puramente tecnico, la serie è una riproduzione molto fedele della storia dei libri. Tutti i passaggi della trama sono rispettati, i personaggi riprodotti con estrema fedeltà: laddove i tempi di scena non riescono a coprire i tempi del testo, interviene una regia al limite del didascalico, una fotografia netta e una sceneggiatura diretta dagli occhi della protagonista rendono il racconto fortemente autobiografico.
Allontanandoci dal piano tecnico, non posso non citare un episodio personale: i miei genitori mi hanno sempre ripetuto due cose, molto simili tra loro.
Mio padre, nato nel 1950 e cresciuto nel quartiere di Poggioreale, mi diceva: “fuori c’è poco”. Non potevo aspettarmi granché dagli altri, avrei trovato molto probabilmente mediocrità e superficialità.
Mia madre, della stessa età e cresciuta a poche centinaia di metri da papà, mi diceva che sarei stata circondata da persone che non avrebbero capito molto, che io però dovevo fregarmene e non dar peso a quello che facevano.
Quasi lo stesso messaggio, un filtro imprescindibile con cui ho affrontato una storia tanto vicina a quella dei miei genitori: la mediocrità è una maledizione.

L'amica geniale

Cos’era la plebe lo seppi in quel momento, e molto più chiaramente di quando anni prima la Oliviero me l’aveva chiesto. La plebe eravamo noi.

L’intera serie sviluppa un filtro: lo sguardo di Elena, la protagonista, che, una volta cresciuta, racconta la sua vita e quella della sua amica Lila, che da un giorno all’altro sparisce cancellando ogni traccia. L’infanzia è l’infanzia di una bambina, l’adolescenza è l’adolescenza di un adolescente. Non ci sono sovrastrutture, perché sembra che prima dei sessant’anni Elena non abbia mai parlato con nessuno di nulla di quanto ci racconta. È una confidenza, un calderone di segreti che ci attira nella storia con forza.
Il terzo protagonista della storia è senz’altro la violenza. La violenza è ovunque, inevitabile, è un metodo di difesa, non si concedono sconti a chi non è in grado di restare lucido e usare la violenza, e due sono le forme di violenza: quella maschile e quella femminile.
Gli uomini sono un espediente letterario per la trama orizzontale, sono fermi: sono buoni oppure meschini, quelli che si trasformano da uno stato all’altro lo fanno con un grande boato, esplodono, trascinano con sé gli ordini. Le donne muovono le trame verticali: scarafaggi che risalgono dai tombini, schiaffi e calci da un piano all’altro di una palazzina, oggetti lanciati con furia, le discesa nello scantinato, l’ingresso in una millecento, l’avventura fino alla casa dell’orco dell’ultimo piano.
Le donne hanno trasformazioni costanti, silenziose e sotto gli occhi di tutti. Una smarginatura a fuoco lento, una condanna.

l'amica geniale

Perché faceva sempre le cose che dovevo fare io, prima e meglio di me? Perchè mi sfuggiva quando la inseguivo e intanto mi tallonava per scavalcarmi?

La colonna portante del racconto però è la competizione. Non si tratta di competizione insana, non è la storia di una ragazzina un po’ sfigata, invidiosa dell’amica bella e brava (ovunque troverete approssimazioni bonarie di questo genere). La competizione sana è un confronto speculare, è avere qualcuno con cui possiamo crescere. In ogni momento della vita da adulti, se l’abbiamo provata da bambini, ci mancherà sempre quando ci sentiremo soli. “Fuori c’è poco”: quando trovi un amico con cui giocare a chi fa il passo più lungo, sai per certo che andare dritto sarà sempre un gioco, mai un peso, e studiare, crescere e capire le cose diventerà il gioco più bello.
Elena e Lila giocheranno tutta la vita: si inseguono, si rincorrono, si spingono un passo più in là dell’altra, contano fino a dieci e si aspettano di ritrovarsi, si tengono legate l’una all’altra e quando allentano la presa forse hanno meno paura, ma il gioco finisce e le sfide perdono gusto.
La frase di mia madre diceva una cosa precisa, la solitudine pura non esiste: esiste una solitudine più subdola, la solitudine che si prova quando si è circondati da menti che non sono disposte ad aprirsi a noi, per difesa, per incapacità, menti che restano indietro, non giocano.
L’amica geniale è il racconto di questa precisa solitudine, e in ogni puntata ce la sentiamo pesare sul petto.

l'amica geniale

Tu sei la mia amica geniale, devi diventare la più brava di tutti, maschi e femmine.

Dopo la violenza e la competizione, è un altro il segreto della storia che rende la serie così forte: Elena e Lila sono uguali, sono le strade che imboccano a renderle così apparentemente diverse.
Lenuccia è la più fortunata delle due, ha la possibilità di studiare e di far crescere quella bellezza che la maestra Oliviero trovava ancora più feroce e insaziabile in Lila, costretta invece a lasciare la scuola, a lavorare e poi sposarsi.
È grazie a Lila e alle sue vicende nere che Lenuccia sa perfettamente da cosa dover tenersi alla larga. Entrambe sono l’una la boa dell’altra, nuotano e si sbracciano e si tengono sempre d’occhio: l’una è l’amica geniale dell’altra, si stimolano a vicenda con le rispettive paure, si confortano con le rispettive conquiste.
Non esiste amore più forte di un amore che si fonda sull’immagine di un amico che può arrivare ovunque, prima e meglio di tutti, anche di noi stessi; l’amico forte che può vincere la prepotenza e diventare il più bravo di tutti, furbo, e uscire dalla miseria.
Un’amica talmente geniale da doversi annullare, diventare il ricordo che sarà nostro compito ricostruire, vendicandolo, dando forma a tutta la forza e alla bellezza che la vita le ha lasciato smarginare in cosce, petto, scarafaggi.
Se c’è un aspetto sadico in tutto quello che ha prodotto Elena Ferrante è che, poco prima che il treno entri in stazione a Napoli Centrale, si passa accanto al Rione Luzzatti, il luogo in cui dagli anni ’50 in poi sono ambientate le storie de L’amica geniale.
Dai finestrini del treno arriva un messaggio molto chiaro: che tu stia andando via o tornando a casa, sei tu Lenuccia. Hai un compito, hai una bellezza da vendicare, hai una responsabilità, non te ne puoi liberare, ma dove pensavi di andare?

 

Perché guardare L’amica geniale?

Perché conosco la violenza, la competizione e l’amore, perché voglio tornare a casa, perché voglio andare via da casa, perché non ho più un compagno di giochi, perché voglio capire le cose. 

Perché non guardare L’amica geniale?

Perché gli harmony sono per femminucce, perché non ci credo che gli anni ’50 erano così, perché i sogni di due bambine non sono una scusa sufficiente per una quadrilogia, perché sono stufo dei dialoghi in napoletano delle serie, perché mi è piaciuto Baby di Netflix.

Noemi Borghese

Facebook
Facebook
Google+
Google+
https://www.bandadicefali.it/2018/12/19/lamica-geniale/
Instagram
Twitter
Visit Us
LinkedIn
RSS
Follow by Email
L’amica geniale Noemi Borghese

Summary:

5

Voto:


Tags: , , , , , , , , ,


About the Author

Ho sbagliato tutto, fatemi scendere, voglio fare la ballerina!



2 Responses to L’amica geniale

  1. AlessandraDF says:

    Complimenti! Bellissima recensione, convince anche una lettrice scettica come me!

  2. Noemi Borghese says:

    Grazie Alessandra! È vero, i lettori sono giustamente più esigenti, la recensione è a metà tra la resa della serie e la storia vera e propria. Felice ti sia piaciuta 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to Top ↑
  • Iscriviti alla nostra Newsletter

    Privacy Policy
  • Seguici su facebook!

  • #unabandadicefali su instagram

    • #Repost @ssimonadirosa with @get_repost・・・"Eravamo tutte esaltate e terrorizzate: si stavano avvicinando i mondiali ISI, la gara più importante dell'anno. Non capivo perché fosse così importante. Una vittoria non qualificava per nessun'altra competizione. Nessuna di noi sarebbe andata alle Olimpiadi. Eravamo solo prigioniere nel ciclo continuo del pattinaggio agonistico di medio livello."La recensione su @unabandadicefali, qui basti dire che questo mattone di 400 pagine si legge super velocemente (forse anche troppo) e racconta una deliziosa storia di formazione. Un primo passo per conoscere il talento di Tillie Walden anche in Italia 💙
    • Uno #streetcefalo Batllò, grazie @giorgiare #unabandadicefali #barcelona #instatravel #instatraveling #igersbarcelona
  • Vincitori del premio Radiolibri

    Vincitori del premio Radiolibri
  • BBB (Book Bloggers Blabberling)

    BBB (Book Bloggers Blabberling)
  • Verità per Giulio Regeni

    Verità per Giulio Regeni

Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Cookie policy