Recensioni Il miracolo

Published on giugno 20th, 2018 | by Andrea Ravasio

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Il miracolo

Ideatore: Niccolò Ammaniti

Genere: drammatico

Durata: 50’ (a episodio)

Lingua originale: italiano

Stagioni: 1

Episodi: 8 puntate

Cast: Guido Caprino, Elena Lietti, Sergio Albelli, Alba Rohrwacher, Tommaso Ragno, Lorenza Indovina

Distribuzione: Sky Italia

Prima Tv: 8 maggio 2018

Il panorama delle serie italiane di taglio “internazionale” si è arricchito con un nuovo, notevole capitolo. Si tratta de Il miracolo, serie ideata da un “pezzo da novanta”, questa volta della letteratura, ovvero Niccolò Ammaniti.
Il racconto prende le mosse dalla scoperta di un miracolo. Anzi, DEL miracolo. Ammaniti ha infatti scelto di immaginare proprio quel tipo di miracolo che forse tocca più da vicino le nostre corde di Italiani, perché, se chiedeste un po’ in giro, molti vi direbbero che dalle nostre parti ha già avuto luogo, anche più di una volta: il miracolo di una statua che piange sangue. Nella fattispecie, una statuetta della Madonna, alta sì e no un metro e mezzo, rinvenuta nel covo di un latitante durante un blitz. Italianità a badilate (perdonate la licenza poetica).
È a questo punto che vengono chiamati in causa i due pesi massimi che, nel bene e nel male, hanno da sempre dominato la storia del nostro Paese: lo Stato e la Chiesa. Dato che, per il bene della quiete pubblica, il miracolo viene tenuto segreto e la statuetta viene occultata in una piscina abbandonata, sorvegliata da agenti speciali, i due “colossi” in questione si presentano sotto forma di due singoli individui: il Presidente del Consiglio (inventato) Fabrizio Pietromarchi e padre Marcello, un missionario caduto in disgrazia, interpretati rispettivamente da Guido Caprino e Tommaso Ragno (entrambi già nel cast di 1992).

 

È lo stesso Pietromarchi a convocare padre Marcello, in quanto suo vecchio conoscente. Il motivo è evidente ed è il motore principale della serie: la necessità di capire, di spiegare, di interpretare, di svelare. Come quando si assiste ad uno spettacolo di magia e si resta divisi tra la meraviglia e lo scetticismo, la voglia di crederci e quella di mettersi a cercare i fili, lo specchio, il doppio fondo.
Da questo stesso impulso, la narrazione prosegue su due filoni paralleli (più un terzo che funge da prologo di ogni episodio), sovrapposti ma anche autonomi e con un punto di vista leggermente diverso, il che rende Il miracolo una serie accessibile ad un pubblico molto ampio in termini di gusti televisivi.
Da un lato, la storia assume la veste di un vero e proprio giallo e segue l’indagine condotta dal generale Votta (Sergio Albelli), a capo della squadra di agenti incaricata di sorvegliare la statuetta, e dal team della Scientifica in cui spicca la figura di Sandra Roversi (Alba Rohrwacher). Loro sono il lato razionale, quello che cerca la spiegazione plausibile e “terrena” del mistero.
Dall’altra parte, scopriamo le vicende personali dei singoli protagonisti e l’effetto che il “miracolo” avrà su di esse. Vediamo quindi il premier Pietromarchi alle prese con un referendum sulla possibile uscita dell’Italia dall’Europa (più attuale di così…) e con una crisi coniugale e familiare; vediamo Sandra vivere una vita solitaria, segregata in casa ad accudire la madre paralizzata a letto; scopriamo il degrado della vita di padre Marcello, sessuomane e truffatore, indebitato con la malavita locale. Tutto questo sarà però sconvolto dall’arrivo della stuatuetta.
Ammaniti mette in scena uno scontro tra fede e ragione che non è però uno scontro fisico, bensì interiore, in cui tutti i protagonisti, per quanto tesi a trovare una soluzione, a negare ciò che ai loro sensi appare come impossibile, finiscono per cedere al fascino dell’inspiegabile, chi prima, chi dopo. Spicca su tutti il percorso, per certi versi opposto, di padre Marcello, che di fronte al miracolo ritrova improvvisamente la fede e si batte affinché la statua sia portata alla luce e mostrata al mondo intero.

Vista la tematica, il paragone con The Young Pope può venire spontaneo. Ma mentre nella serie di Sorrentino i toni e le immagini volano su un registro molto più solenne e maestoso, qui il ritmo è decisamente più spigliato e la vicenda è narrata con toni molto più realistici. La telecamera non è “in alto”, ma è in mezzo alla strada, si muove tra i personaggi e, in fondo, mette in mostra reazioni e comportamenti umanissimi, gli stessi che potrebbe avere chiunque di noi nella stessa situazione.
Così come molto umano, secondo me, è il finale della serie. Argh, spoiler? No, no, tranquilli, non svelo nulla. Alcuni quotidiani hanno parlato di un finale “strano” e in linea di massima mi trovano d’accordo… beffardo, aggiungerei. Eppure, in qualche modo, azzeccato.

Il miracolo

Il miracolo sprizza tricolore da tutti i pori. L’argomento Chiesa-religione-politica potrebbe far storcere il naso a molti, più abituati all’adrenalina delle serie americane, ma vi assicuro che il tono dell’intera serie riesce a non essere mai pesante e a mantenere invece la scorrevolezza di un buon libro. Inoltre, altro grande pregio della serie è la rappresentazione estremamente attuale e realistica della nostra società e delle sue tare, che contribuisce alla sensazione di nuovo e di moderno che si avverte durante tutto l’arco narrativo. Non manca qualche frecciata agli intrighi del potere, all’influenza negativa dei social media e, a sorpresa, a certe pratiche di insabbiamento messe in atto da una Chiesa che per fortuna è sempre più oggetto di critiche e di revisione, anche dal suo interno.
Alcune vicende dei personaggi secondari, così come un paio di cliffhanger un po’ forzati, lasciano il dubbio su quale fosse la loro ragion d’essere e forse stonano un tantino col resto del quadro, ma nel complesso Il miracolo si rivela un ottimo prodotto che dimostra, una volta di più, che il nostro cinema non ha nulla da invidiare al resto del mondo. Neanche quando si tratta di serie tv.
Se il mondo non è rimasto a Jessica Fletcher, nemmeno noi siamo rimasti a Don Matteo.
Con tutto il rispetto, s’intende.

PERCHÉ VEDERE IL MIRACOLO

– Per patriottismo (quello buono): è un bel racconto fatto in casa nostra e che parla di casa nostra, dall’inizio alla fine.
– Perché parla di qualcosa che è antico come la religione, ma ne parla in maniera estremamente attuale.
– Per il finale.

PERCHÉ NON VEDERE IL MIRACOLO
– Perché se eravate in cerca di azione e adrenalina… avete sbagliato recensione.
– Perché mannaggia al finale col fiato sospeso di certi episodi che poi si risolve in nulla… trucchetti di cui non c’era bisogno.
– Per il finale (non sono bipolare, è che mi devo ancora decidere!)

Andrea Ravasio

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