Recensioni

Published on Marzo 30th, 2015 | by Noemi Borghese

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1992

 

Ideatore: Stefano Accorsi, Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo

Genere: Drammatico, storico

Durata: 60′ (a episodio)

Lingua originale: italiano

Stagioni: 1

Episodi: 10 puntate

Cast: Stefano Accorsi, Tea Falco, Miriam Leone, Guido Caprino, Alessandro Roja, Domenico Diele

Distribuzione: Prodotta da Wildside, distribuita da SKY Atlantic

Prima Tv: Italia, 24 marzo 2015


Da un’idea del nostro languidone del cuore Stefano Accorsi, la settimana scorsa è andata in onda su SKY la serie prodotta da Wildside, tra le altre cose responsabile del riadattamento italiano di In Treatment e casa produttrice di film come Boris e La mafia uccide solo d’estate.
La serie, che praticamente è la Gomorrah del 2015 – 1992 is the new Gomorrah – ha suscitato pareri discordanti tra il pubblico italiano, o, almeno, tra il pubblico che si è ricordato di guardare i primi due episodi, dato che la promozione del prodotto SKY non è stata particolarmente capillare.

Il nome della serie è 1992 e ci riporta all’anno che ha cambiato per sempre il volto del nostro paese, stando a quanto ci dice il trailer. Effettivamente nel 1992 di cose in Italia ne sono successe parecchie, e l’intuizione intelligente dei creatori della serie è stato fare un salto di 23 anni e riportarci ad una realtà che abbiamo conosciuto e di cui siamo tutti testimoni, accompagnati da una rosa di personaggi inventati ed uno scenario di fatti storici realmente accaduti.

L’importante è far finta di crederci

<<L’importante è far finta di crederci>>

Il protagonista e narratore della serie è proprio Stefanuccio che, nei panni del consulente per Publitalia Leonardo Notte, commenta e descrive dal suo punto di vista il contesto storico in cui ci guida, le persone in cui ci imbattiamo insieme a lui, gli eventi che si susseguono che forse non ricordiamo esattamente nell’ordine in cui sono accaduti, ma li ricordiamo.

I processi cominciati, quelli annunciati, le personalità nascenti – e morenti – della politica, i crimini e il clima di cambiamento che conosciamo come Mani Pulite e che, dopo tanti anni, ancora ci riporta alla mente uno dei momenti più importanti della storia della nostra Repubblica:
L’ascesa di Berlusconi, l’imbarazzante assenza di fatto della sinistra, storicamente accartocciata su sé stessa, la nascita della Lega – il cui slogan “Tutti a casa, via cazzo!” cosa vi ricorda? – il substrato culturale già marcio e già pronto a quei successivi vent’anni di Berlusconi di cui tutti sappiamo fin troppo.

Chi meglio di un insider di Publitalia quindi può raccontarci contemporaneamente la sua storia e la nostra storia, la storia di Di Pietro, di Mario Chiesa, Dell’Utri, Falcone, e le storie di Veronica, Luca, Pietro?

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1992 è letteralmente una storia nella storia, è impossibile non pensare, un po’ commossi “Cos’è andato storto?”, in bilico tra fierezza e vergogna, e nel complesso è una serie ben fatta, dalla sceneggiatura ripulita e i dettagli studiati fino al dettaglio, forse stilisticamente fin troppo realistica laddove la regia avrebbe potuto osare con inquadrature più orientate al dettaglio e musiche meno anni ‘90 – ma siamo pur sempre in italia, e in Italia ci abbiamo il vizio del realismo perché ci eccitiamo a fare i giornalisti d’assalto –.

C’è qualcuno che ha paragonato la serie, forse anche per la particolare scelta narrativa del punto di vista dominante di Leonardo, ad House of Cards, dimenticando che un conto è parlare di cose accadute 23 anni fa e un conto è descrivere la società attuale, cambiando i nomi ma descrivendo scenari geopolitici veri, reali e sul pezzo – a capire che Petrov è Putin non ci vuole un esperto -.

La sfida di 1992 quindi è senza dubbio riuscire a restare sveglia, veloce, smart, così come per noi è House of Cards anche arrivati alla terza stagione, e riuscire ad evolversi senza pretese di piacere anche fuori: 1992 ha il durissimo dovere di piacere a noi italiani, perché è per noi italiani che il 1992 rappresenta un punto di rottura.

Uno dei commenti più sensazionalistici e semplicistici che troverete in giro su 1992 è: <<Correva l’anno 1992 e in Italia tutto doveva cambiare, perché tutto rimanesse com’era.>>, manco a dirlo pensato da Il Fatto Quotidiano, testata giornalistica che ha notoriamente il debole per gli assolutismi.
La verità è che se fosse davvero rimasto tutto esattamente così com’è, non ne staremmo neanche parlando (neanche quelli de Il Fatto Quotidiano).

Perché guardare 1992?

Perché mi ricordo il 1992, perché è un impegno civico conoscere la propria storia, perché una serie italiana che merita è così rara che vale l’impegno, perché Du Gust is Megl che Uan

Perché non guardare 1992?

Perché la politica non mi interessa, perché nel 1992 non ero nato, perché ero nato ma seguivo Non è la Rai, perché non si vedono molte tette, perché si vedevano molte più tette in Colpo Grosso.

Noemi Borghese

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Ho sbagliato tutto, fatemi scendere, voglio fare la ballerina!



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