Io sono l’amore
Regia: Luca Guadagnino
Genere: drammatico
Durata: 120 min.
Lingua originale: italiano, russo
Cast: Tilda Swinton, Flavio Parenti, Alba Rohrwacher, Pippo Delbono, Edoardo Gabbriellini.
Sceneggiatura: Barbara Alberti,Ivan Cotroneo, Walter Fasano, Luca Guadagnino.
Fotografia: Yorik Le Saux
Montaggio:Walter Fasano
Musiche: John Adams
Distribuzione: Mikado
Uscita nelle sale: 19 marzo 2010.
Emma è una donna russa ma vive in Italia dopo aver sposato Tancredi Recchi, ricco imprenditore milanese. Vivono insieme in una sfarzosa villa a Milano tra lusso e ipocrisie e hanno tre figli: Elisabetta, Edoardo e Gianluca. Edoardo è il figlio prediletto di Emma, erede assieme al padre dell’impresa di famiglia. E’ un ragazzo intelligente, di cuore ed onesto. Sta per aprire un ristorante assieme al suo amico Antonio, cuoco di bassa estrazione sociale, molto abile nel preparare ricette inusuali ma sopraffine. L’ingresso del giovane Antonio nella vita dei Recchi stravolgerà le sorti dell’intera famiglia.
L’idea di questo film è stata sviluppata insieme da Tilda Swinton e Luca Guadagnino per più di dieci anni. Nonostante il soggetto possa sembrare molto interessante, Luca Guadagnino non riesce a svilupparne il potenziale. E’ un film fine a se stesso, dove si accennano varie tematiche senza approfondirne alcuna in particolare. Sembra quasi che il regista si diverta ad aggiungere dettagli dove non necessario e a risolvere in fretta scene e temi che necessiterebbero invece un approfondimento. Anche quello che in teoria è il tema centrale del film: l’amore, viene rappresentato in maniera formale e stereotipata, senza riuscire neanche a dare intensità e forza a quella che potrebbe essere la passione tra i due amanti.
A causa del suo eccessivo formalismo e della sua pretensione questa pellicola è a tratti fastidiosa e irritante. I dialoghi sono costruiti, manierosi e poco spontanei, e spesso patetici, tanto da risultare involontariamente comici nei momenti in teoria drammatici. La scena finale, giusto per citare un esempio, sembra quasi estratta da una soap opera sudamericana.
Gli ambienti e i paesaggi vengono descritti in maniera (fin troppo) dettagliata, ma nel complesso la fotografia risulta suggestiva.
Bella anche la colonna sonora firmata dal compositore americano John Adams.
Unica lode piena va solo a Tilda Swilton, punto centrale del film, che dà una grande interpretazione, ma che purtroppo non basta a dare la sufficienza a questo film che affoga nel mare delle sue estreme ambizioni.
Carla De Felice
Felice non si dice perché è una parola che immalinconisce.
Summary:




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