Libri Che cosa fanno i cucù nelle mezz’ore

Published on Febbraio 17th, 2019 | by Giancarlo Marino

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Che cosa fanno i cucù nelle mezz’ore

Che cosa fanno i cucù nelle mezz’ore

Carla Fiorentino, Che cosa fanno i cucù nelle mezz’ore, Fandango Libri

«Io volevo fare qualcosa di fondamentale, o almeno provarci; non volevo essere fondamentale per qualcosa. E lo volevo fare alla grande.»

Che cosa fanno i cucù nelle mezz’ore è la domanda (senza punto interrogativo) che dà il titolo al romanzo di Carla Fiorentino (edito da Fandango libri); per trovare la risposta, se ve ne è una, occorre immergersi nelle vicende di Clem e dei suoi amici. Il libro, infatti, consiste in un vero e proprio affresco generazionale nell’era del precariato.
La trama incomincia il giorno del trentesimo compleanno di Clem, con una scoperta a dir poco insolita. Nella soffitta del defunto padre di Clara, la prima delle amicizie/satellitti che ruotano attorno all’esistenza del sole/Clem, vengono rinvenuti dei quadri dipinti dal genitore, uomo austero e dai costumi apparentemente irreprensibili. Soltanto che non si tratta di paesaggi impressionistici o di arte astratta, il soggetto dei quadri è sempre lo stesso: la vagina. Da qui Clem, giovane donna piena di entusiasmi e idee balzane, perlopiù puntualmente frustrate dalla realtà, elaborerà un piano per far esporre le tele scabrose, in modo da ricavare, per lei e i suoi amici, una stabilità economica che pare un miraggio. Già, perché al centro di questo romanzo c’è la fragilità lavorativa ed esistenziale dei trentenni di oggi, rinchiusi in un limbo tra le responsabilità dell’età adulta che tarda ad arrivare, e l’incanto di una giovinezza che sembra non voler passare mai. Così gli amici di Clem sono “dipinti” come dei veri e propri camei della generazione Y (quella nata a cavallo tra gli anni ’80 e ’90): da Porno, prototipo dello yuppy in carriera che sfoga la mancanza di affetti nella visione compulsiva di video a luci rosse; a Pusher, spacciatore di libri, e barcollante faro di sapere in un mondo insipiente che sarà presto vittima della crisi di denaro ma anche di valori che investe il nostro Paese; a Flavia che cerca di opporre all’insensatezza della modernità la mistica New Age; e infine Elettra, vero e proprio personaggio ombra, che anni prima ha abbandonato Clem e la sua cerchia di amici, lasciando Roma per Parigi.

La capitale è ben più che uno sfondo, ma vero e proprio personaggio cardine che accoglie tra le sue braccia, divise tra vestigia antiche e rovine contemporanee, le vite di Clem e dei suoi amici. Una Roma dove convivono un vetusto sottoscala sul lungo-Tevere, la Grotta, e un moderno e asettico studio di architettura, nel quale Clem lavora sottoposta alle vessazioni della perfida Ruga; oppure in cui si scoprono aziende high-tech, che come in un’angosciante puntata di Black Mirror, trasformano le salme dei defunti in diamanti per tutte le tasche.

Sottende in tutto il romanzo, in una vera e propria tensione latente, la sessualità, vista senza tabù (diverse e intrecciate sono le relazioni tra Clem e i suoi amici) né moralismi, ma con una sincerità morbosa e voyeuristica, nella quale ad essere messe a nudo non sono soltanto le modelle dei quadri ma l’anima di una generazione, la stessa di chi scrive questa recensione, ancora alla ricerca del proprio posto nel mondo. Una generazione alla ricerca di un senso perduto in un mistero quotidiano, come quello che custodiscono i gufi nascosti negli orologi a cucù, in quel tempo sospeso, tra un’ora e l’altra.

Giancarlo Marino

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