Film

Published on Febbraio 15th, 2017 | by Selvaggia Serini

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Smetto Quando Voglio: Masterclass

Smetto Quando Voglio: Masterclass. Distribuzione: 01 Distribution. Uscita: 2 febbraio 2017

Smetto Quando Voglio: Masterclass

Regia: Sydney Sibilia
Cast: Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero de Rienzo, Stefano Fresi, Greta Scarano
Distribuzione: 01 Distribution
Casa di produzione: Fandango, Groenlandia Film, Rai Cinema
Durata: 118 min
Uscita: 2 Febbraio 2017

Trama: Alla banda di malviventi “con il più alto tasso di cultura del cinema italiano” di Smetto quando voglio  viene offerta la possibilità di ripulirsi la fedina penale in cambio di un aiuto al fianco della polizia per vincere la grande guerra contro le smart drug.

È sempre rischioso scrivere il sequel di un film di successo, soprattutto se sei italiano e il tuo film è stato una delle commedie più moderne degli ultimi anni, una di quelle che ha fatto impallidire chi da tempo, come un becchino dell’arte, sentenziava la morte del cinema di casa nostra.
Non è solo rischioso scrivere un sequel, ma anche scriverlo nell’ottica di portare poi a compimento una trilogia, figuriamoci poi se aggiungiamo elementi di difficoltà, come il fatto che il sequel in realtà non è un sequel, ma si colloca diciamo tra i tre quarti e il finale del primo film.
Vi ho confusi?
Bene.

Sono cose complicate, che ve credete.

Se negli ultimi 4 anni non avete vissuto sotto un sasso, è molto probabile che abbiate già sentito parlare di Smetto Quando Voglio, del 2014, primo lungometraggio diretto dal talentuoso Sydney Sibilia.

La premessa è semplice: cosa succederebbe se le grandi menti della nostra generazione, i grandi studiosi vilipesi e costretti a lavorare in nero per due lire, decidessero che è ora di dire basta e si dessero al crimine?
Il risultato è un vortice di delirio e sceneggiatura serratissima, fotografia giallastra e personaggi meravigliosi (tutti, financo i comprimari, con qualche piccola riserva sulla scelta per i ruoli femminili).

Smetto Quando Voglio: Masterclass si incastona all’interno del primo film, trasportando i nostri eroi in nuove, fantastiche, imbranatissime avventure.

Hanno proprio l’aria dei delinquenti.

Se il primo capitolo dell’ancora incompiuta trilogia portava con sé un velo d’amarezza per la piega presa dalla vita dei protagonisti, questo secondo film vira decisamente sull’action più classica, con inseguimenti, sparatorie e armi futuristiche. Se la cosa può sembrarvi stonata e anche un po’ sciocca è solo perché la grandissima forza della pellicola è nei personaggi e soprattutto nell’enorme affiatamento che si percepisce fra gli attori.
I nostri eroi stanno palesemente facendo qualcosa che gli piace, e lo fanno benissimo.
Neanche per un attimo, infatti, dubitiamo che Libero De Rienzo, un attore che vediamo davvero troppo poco al cinema, sia un mezzo scoppiato che si esalta come un ragazzino, o che Lorenzo Lavia e Valerio Aprea (indimenticabile sceneggiatore in Boris) possano realmente bisticciare in più d’una lingua morta.
In più, ad arricchire il cast, anche dei cervelli in fuga: Giampiero Morelli signore della guerra low cost, Marco Bonini anatomista letale e Rosario Lisma, azzeccagarbugli di diritto canonico.

Le migliori menti della nostra generazione.

Smetto Quando Voglio: Masterclass sta riuscendo a portare avanti quello slancio vitale che il suo predecessore e altri illustri esempi di film “che in Italia non si possono fare”, come Lo Chiamavano Jeeg Robot stanno riportando nelle sale, lontani anni luce da quel bel cinema d’autore che, diciamolo senza remore, ci fa venire anche un po’ d’ernia.

Per cui, non credete a chi vi dice che il cinema italiano è morto, perché invece è vivo, vivissimo, e probabilmente in questo momento sta guidando una coupé a noleggio, magari sotto l’effetto di qualche strana sostanza.

Selvaggia C. Serini

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    • #Repost @ssimonadirosa with @get_repost・・・"Eravamo tutte esaltate e terrorizzate: si stavano avvicinando i mondiali ISI, la gara più importante dell'anno. Non capivo perché fosse così importante. Una vittoria non qualificava per nessun'altra competizione. Nessuna di noi sarebbe andata alle Olimpiadi. Eravamo solo prigioniere nel ciclo continuo del pattinaggio agonistico di medio livello."La recensione su @unabandadicefali, qui basti dire che questo mattone di 400 pagine si legge super velocemente (forse anche troppo) e racconta una deliziosa storia di formazione. Un primo passo per conoscere il talento di Tillie Walden anche in Italia 💙
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