Lo chiamavano Jeeg Robot

Regia:Gabriele Mainetti
Durata:112′
Cast: Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli, Claudio Santamaria, Salvatore Esposito
Uscita nelle sale: 25 febbraio 2016
Distribuzione: Lucky Red
“Tu lo conosci Jeeg Robot d’acciaio?”
È da mesi ormai che si sente parlare di Lo chiamavano Jeeg Robot, il film diretto da Gabriele Mainetti e scritto da Nicola Guaglianone e Menotti. La storia di un supereroe tutto italiano che finalmente sta per uscire nelle nostre sale.
Per fomentare ancora di più l’hype, il film è stato preceduto dall’uscita di un fumetto scritto e curato da Roberto Recchioni, con i disegni di Giorgio Pontrelli e Stefano Simeone, e con quattro diverse cover realizzate dai grandissimi Ortolani, Recchioni, Bevilacqua e Zerocalcare. Una bella presentazione che sottolinea l’impronta di “cine-fumetto” del film, e anziché spoilerare la trama, come qualcuno potrebbe temere, dà qualche assaggino di quello che attende gli spettatori.

Copertina di Roberto Recchioni
Dicevamo prima: un supereroe tutto italiano, è mai possibile? “I supereroi non sono cosa nostra, lasciamoli fare a qualcun altro. L’ultimo supereroe veramente italiano è Fantozzi.” Penserete voi. Io allora ve lo dico subito: Lo chiamavano Jeeg Robot non è affatto un’americanata né uno scopiazzamento di qualcos’altro, ma un film di supereroi unico, originale e soprattutto made in Italy al 100%.

Meglio non parlare della trama, per farvi godere pienamente delle bellissime sorprese del film, ma qualcosa sui protagonisti possiamo anticiparla. Il nostro supereroe, nel senso non convenzionale del termine però, è tale Enzo Ceccotti, ladruncolo di borgata, che si nutre principalmente di yogurt e nel tempo libero ama dedicarsi alle visioni di film vietati ai minori. La sua principessa è una bambina intrappolata nel corpo di una donna. Il villain della situazione è Fabio detto lo zingaro che, oltre alla passione per il karaoke e Anna Oxa, ha un unico obiettivo: “che la gente se piega a pecoroni quando mi vede per salutarme”. Tutti e tre gli attori sono a dir poco straordinari nell’interpretare questi ruoli molto complessi. Ilenia Pastorelli (sì, proprio quella del Grande Fratello) è brava oltre ogni aspettativa (considerato soprattutto che si tratta del suo esordio cinematografico), Claudio Santamaria è grandioso come sempre, e last but not least Luca Marinelli è un cattivo coi fiocchi: spietato, egocentrico, perverso e inquietante al punto giusto. Insieme formano un trio incredibile che porta un grande contributo alla riuscita di questo piccolo gioiellino.

Lo chiamavano Jeeg Robot, comunque, va ben oltre la storia di un supereroe di borgata: è una storia di coraggio, tenerezza, sacrificio nonché una riflessione profonda sull’attualità, la politica, la malavita. Potrebbe somigliare a tutto ma in realtà non è uguale a niente: è un gangster movie italiano, ma anche un hero-movie, una dolcissima commedia romantica ma anche cinema d’azione. È un trionfo totale di regia, scrittura, recitazione, originalità, montaggio e un uso di effetti speciali ponderato ed equilibrato. Perché sì, ci sono anche quelli naturalmente (considerando il genere), ma sono usati sempre con parsimonia, senza mai essere troppo pacchiani o pomposi ed evitando quelle tante americanate a cui siamo fin troppo abituati.
Lo chiamavano Jeeg Robot non ha pretese di tipo intellettuale, non è un film snob o costruito troppo a tavolino: è semplicemente meraviglioso nella sua spontaneità e riesce a fondere alla perfezione cinema, arte e fumetto. Riprende quello spirito spensierato di tanti vecchi film italiani, utilizza in modo impeccabile gli ambienti, i dialetti (soprattutto il romano e il napoletano), gli elementi tipici nazionali e non ha niente da invidiare alle grandi produzioni d’oltralpe. Fa ridere sì, intrattiene, e anche un film che fa riflettere e, posso dirvi per esperienza, anche commuovere.

Com’è possibile fare una cosa del genere in Italia? Vi chiederete voi. La risposta è semplice: l’autoproduzione. Il film del regista Gabriele Mainetti, che aveva già diretto cortometraggi come Basette e Tiger Boy, è stato prodotto dalla Goon Films, la casa di produzione creata da lui stesso. Una scelta coraggiosa, che si sta dimostrando giusta e sta dando già prematuramente i suoi frutti (e per fortuna).
Durante la presentazione per l’anteprima del film a Napoli, il protagonista Claudio Santamaria ha detto che questo film avrebbe segnato un punto di svolta nella storia del cinema italiano. Io non posso che essere d’accordo.
Carla De Felice
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