Fumetti artimisia

Published on ottobre 4th, 2018 | by Simona Di Rosa

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Artemisia

Arriva dalla Francia e dal talento di Nathalie Ferlut e Tamia Baudouin la biografia a fumetti Artemisia, uscita lo scorso anno per Dargaud e pubblicata in Italia da Coconino Press-Fandango. Protagonista dell’opera è  Artemisia Gentileschi, la prima pittrice di cui abbiamo testimonianza nella storia dell’arte moderna: prima di lei – e in realtà anche dopo, con rarissime eccezioni – era impensabile per una donna intraprendere una strada diversa dal focolare domestico o dal convento, figurarsi far sfoggio di sé nei maggiori musei del mondo.

Artemisia

Nathalie Ferlut e Tamia Baudouin, Artemisia, Coconino Press-Fandango.

Cresciuta a pane, tele e colori dal padre Orazio Gentileschi, orfana di madre, Artemisia vive la sua infanzia e giovinezza nella Roma del diciassettesimo secolo dapprima posando per suo padre – fortemente influenzato dalla pittura caravaggesca – e successivamente aiutandolo e collaborando con lui alle commesse che riceveva sempre più frequentemente.

Artemisia

Nelle prime tavole del fumetto la troviamo adulta e affermata, in viaggio verso Londra insieme alla sua fedelissima nutrice e a sua figlia Prudenzia, che pone continuamente  domande sul passato della madre aggiungendo così alla trama un’ulteriore linea narrativa. La storia si svolge quindi su due piani paralleli, perfettamente intrecciati: da un lato il presente, che vede la pittrice intraprendere un lungo viaggio per raggiungere il padre moribondo nella capitale inglese; dall’altro il passato di Artemisia, con i dolori, le lotte e le difficoltà che vi si celano e che ci vengono mostrati.

 

L’evento certamente più traumatico – e celebre – della sua vita è stato lo stupro reiterato a opera di Agostino Tassi, pittore prospettivista di media fama tenuto tuttavia in grande considerazione da suo padre Orazio, che gli chiede di istruire la figlia per ampliare e arricchire la formazione paterna.

Sarà un periodo terribile per la giovane donna, che trova infine il coraggio di denunciare lo stupro e si sottopone a un processo che, in linea con lo spirito del tempo, finirà per infamare pesantemente lei e la sua famiglia, costringendola a un matrimonio riparatore e a un trasferimento a Firenze. Lì Artemisia imparerà a leggere, scrivere e far di conto,  potrà procurarsi i materiali per dipingere grazie al marito ed entrerà in contatto con i maggiori artisti dell’epoca, tra cui Michelangelo Buonarroti il Giovane che la introdurrà all’Accademia fiorentina del Disegno.

Ma la febbre di libertà di Artemisia e il suo immenso talento la porteranno ancora altrove, inconsapevole di star scrivendo una pagina importante della Storia.

Nel fumetto delle due autrici francesi il racconto del passato si ferma qui, mentre il presente si svolge sotto gli occhi del lettore e lo conduce verso un finale emozionante. La storia di Artemisia viene raccontata sì dai testi – che compongono una sceneggiatura lunga e densa, come spesso accade nel fumetto francese – ma acquista tridimensionalità grazie ai disegni sintetici ma estremamente espressivi. Tamia Baudouin gioca sapientemente con la luce e il chiaroscuro, e grazie a un utilizzo suggestivo del colore rende emozionanti delle tavole che, per costruzione, altrimenti si susseguirebbero in modo abbastanza consueto. La postfazione è un interessante approfondimento che va oltre la storia a fumetti e ci dà un quadro sintetico dei principali personaggi coinvolti nella vicenda narrata.

Artemisia

Artemisia è una biografia pienamente riuscita, in cui le potenzialità del medium nel narrare storie vere brillano più dei limiti: non si può e deve richiedere a una biografia di avere la completezza scientifica di un’opera storiografica, ma chi vorrà approfondire potrà concentrarsi sul periodo successivo alla partenza da Firenze, a mio parere interessantissimo, che mostra le conseguenze della volontà dell’artista di porsi allo stesso livello dei suoi contemporanei colleghi maschi.

Artemisia torna a Roma, poi si sposta a Venezia e infine si stabilisce a Napoli con una parentesi di alcuni anni a Londra, viaggiando molto proprio come suo padre, affidandosi a diversi mecenati proprio come tutti gli altri,  facendo sposare le sue figlie e infine spegnendosi a Napoli, dove non avrà bisogno d’altro che del suo nome sulla lapide: “Haec Artemisia”.

Simona Di Rosa

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