Quantum Leap
Quantum Leap
Genere: Fantascienza
Durata: 45 minuti (a episodio)
Lingua originale: inglese
Stagioni: 5 (concluso)
Cast: Scott Bakula, Dean Stockwell
Prima TV: 26 marzo 1989
Distribuzione: NBC
Trama: Il dottor Samuel Beckett fonda il progetto Quantum Leap, per sperimentare i viaggi nel tempo. A progetto quasi ultimato, i fondi vengono tagliati e Sam, pur di non arrendersi, tenta il viaggio anche se la macchina non è completa. Si ritrova così intrappolato nel tempo, costretto a “saltare” da un’epoca a un’altra, da un corpo a un altro. Si accorgerà presto di dover risolvere nodi cruciali della vita di persone completamente sconosciute per poter compiere il salto successivo, e in questo sarà aiutato dall’ologramma del suo collaboratore Al Calavicci, un reduce del Vietnam dai mille talenti e dalle molte mogli, e dal supercomputer Ziggy, che coordina la missione.

Quanta giovinezza!
Ebbene, è estate. Quella stagione in cui i giovani cresciuti negli anni ’80 e con scarsa vita sociale potevano rimanere chiusi a casa in una fresca penombra per “guardare la TV” (vi consiglio a questo proposito di valutare quanto poco oggi si “guardi la TV”. C’è Netflix, Youtube, i DVD. La TV oggi è molto spesso solo un luogo di dolore e infomercial).
Estate, la stagione perfetta per quella che oggi definiremmo una maratona di serie TV.
Per chi, come me, ha sempre amato la fantascienza solo fino al punto in cui non era appesantita da dettagli tecnici, Quantum Leap è stata una serie culto. Importata in Italia col tragico titolo di In viaggio nel tempo, neanche fosse una commedia Boldi – De Sica, la serie segue la classica formula caso-delgiorno, dando la falsa impressione di poter continuare per eoni nello stesso modo.
Sam Beckett, infatti, già segnato da un importante nome letterario, sembra saltare senza senso da una vita all’altra. Con il proseguire della serie, però, scopriremo che il suo viaggio è tutt’altro che casuale, ma quasi misticamente dettato da un’entità benigna superiore (non ho detto Dio).

Come, scusa? Hai detto Dio?
Quantum Leap, con la sua apparente leggerezza, riesce a toccare corde delicatissime. In più di un episodio siamo portati alla riflessione su argomenti altrimenti tabù nella TV generalista dell’epoca, come la violenza sulle donne. Nell’episodio 4×06 (Raped) vedremo infatti Sam catapultato nel corpo di una vittima di stupro, per aiutarla a testimoniare contro il proprio aguzzino. Lungi dall’essere lacrimoso e facilone, il momento della testimonianza è uno dei punti più forti e più coinvolgenti emotivamente dell’intera serie.
Allo stesso modo, l’incontro casuale con persone che fanno parte della vita di Sam (la prima fidanzata, il fratello, lo stesso Al) ci lascia sempre un po’ scombussolati, seduti rigidi davanti al bivio a chiederci: “Ma se avessi…?”.

Tipo sull’A12, io ‘sta cosa di Civitavecchia Sud e Nord non l’ho mai capita molto.
Per cui, rendiamo grazie a Paramount Channel, che ci consente di recuperare una serie deliziosa e poco calcolata (in Italia non ne esistono versioni DVD complete), per ri-emozionarci con una seconda visione o per innamorarci a prima vista, sperando che Sam riesca a tornare a casa.
PERCHÉ VEDERE QUANTUM LEAP?
– Perché ho divorato l’opera omnia di Ray Bradbury.
– Perché è estate e voglio tumularmi in casa in attesa della neve.
– Perché si ride, ci si commuove, si ragiona.
– Perché ho una passione per gli ologrammi italoamericani.
– Perché una bella sceneggiatura non ha bisogno di grandi effetti speciali.
PERCHÉ NON VEDERE QUANTUM LEAP?
– Perché la fantascienza mi fa vomitare verde.
– Perché vado al mare.
– Perché non ho un animo da eroe.
– Perché preferisco Boldi e De Sica.
– Perché odio gli ologrammi italoamericani.
Selvaggia C. Serini



