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Published on Maggio 24th, 2017 | by Carla De Felice

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Gilgi, una di noi

Gilgi, una di noi

Irgmand Keun, Gilgi, una di noi – traduzione di Annalisa Pelizzola. L’orma editore, 2016.

“La tiene stretta nelle mani, Gilgi, la sua piccola vita. Il suo nome sarebbe Gisela, ma è così che si fa chiamare: Gilgi. Un nome con due i meglio si addice a gambe magre e fianchi da bambina, a minuscoli cappellini alla moda che rimangono aggrappati in cima alla testa come per magia. Quando avrà venticinque anni, allora si farà chiamare  Gisela. Per adesso non è il caso.”

Gilgi (da leggere Ghilghi, scusate il vezzo da germanista!) è una donna frizzante, intraprendente e dall’autodisciplina disarmante. È cresciuta in una famiglia borghese ma si è sempre sentita estranea a quel mondo. Lavora come dattilografa e segretaria, studia e sogna di viaggiare. Ha tutta la vita davanti a sé ed è carica di speranze e aspettative.
Dopo aver compiuto 21 anni, però, la sua vita subisce una serie di cambiamenti incontrollabili e questa cosa manda in frantumi il suo castello di certezze.

Prima di tutto, sua madre le confessa che è stata adottata.

«Gilgi!» La voce della signora Kron è alta e secca. «Tu non lo sei veramente nostra figlia.»
Gilgi si dimentica di respirare.
«Cosa-hai-detto?»
«Tu non sei nostra figlia.»
«Bene.» Gilgi non ha ancora afferrato per davvero.
Dieci minuti dopo sì. Dice «bene» un’altra volta.
Rimanere sempre saldi su due piedi, non vacillare.
Se non c’è altro. Il viso di Gilgi è indifferente, la sua reazione è tutta interiore.
«Tra venti minuti vengo a fare colazione, mamma.»

Ma soprattutto incontra Martin, di cui si innamora follemente e con cui andrà anche a convivere. Martin è il tipico intellettuale bohémien, con uno stile di vita irregolare, pieno di debiti, senza un lavoro fisso; l’amore incondizionato per l’uomo farà vacillare tutte le sue idee e convinzioni. Gilgi conoscerà una nuova sé, e lo scontro tra quella che era e la consapevolezza di quella che è diventata la manderanno in forte crisi.

Cos’avrà allora di tanto speciale questa Gilgi? Letta così, infatti, la storia potrebbe sembrare la tipica trama di un romanzo sentimentale dove una donna incontra un uomo e dimentica gli amici. Allora vi dico subito una cosa: Gilgi, una di noi, scritto dalla tedesca Irmgard Keun, è un romanzo uscito in Germania nel 1931 (sì, proprio così), censurato durante il nazismo, pubblicato in italiano dalla Mondadori come Una di noi e finalmente ritradotto e pubblicato da L’orma editore lo scorso anno. Un romanzo rivoluzionario e all’avanguardia per l’epoca, che sconvolge e appassiona ancora oggi per la sua sconcertante attualità. Gilgi è una di noi perché è vissuta negli anni Trenta eppure sembra una donna dei giorni nostri. È una di noi perché è moderna, emancipata, autonoma ma complessa. Vuole divertirsi, ballare, bere, farsi carina. Vuole amare incondizionatamente senza cambiare se stessa. E non riesce ad accettare i compromessi.

Alla fine tutti gli uomini fanno sempre le stesse domande stupide. «Certo che sono stata innamorata – ogni tanto – ma non prendo più l’amore sul serio, le cose importanti sono altre. Gli uomini. Che saranno mai?» E cita Olga: «L’amore è bello e divertente, ma non bisogna prenderlo sul serio».

Gilgi, una di noi è un romanzo dalla prosa frizzante, travolgente, carico di ironia ma che spesso vi lascerà un retrogusto amaro in bocca. Un romanzo che se da una parte risulta ben inserito nel contesto dell’epoca in cui è stato scritto, dall’altra può essere tranquillamente applicabile all’epoca odierna. La sua protagonista incarna un modello di donna universale: vitale, indipendente, coraggiosa ma anche ricca di contraddizioni e momenti oscuri. Una donna a cui vorrete bene già dopo poche righe, che vi farà sorridere ma anche incupire, e di cui, non appena concluse le 200 pagine, sentirete terribilmente la mancanza perché ormai è diventata una di voi.

Carla De Felice

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L'unico vero realista è il visionario.



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