Recensioni

Published on Settembre 12th, 2017 | by Francesco Papadia

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Twin Peaks

PASSATO

Chi ha ucciso Laura Palmer? Nel 1991 questa era la litania che recitava Canale 5, a tutte le ore del giorno. Avevo nove anni, andavo a letto presto, non saprò chi abbia ucciso Laura Palmer prima del ventunesimo secolo, quando Rai 3 riproporrà Twin Peaks durante Fuori Orario.

Twin Peaks è stato un fenomeno televisivo senza precedenti, spiegarlo adesso è difficile. Se guardassimo oggi le prime due stagioni, la fotografia ci sembrerebbe appena uscita da Dallas e il lento ritmo narrativo ci farebbe assopire sul divano dopo pochi fotogrammi. Il bello era proprio questo: avere tra il pubblico sia fan del regista e scrittore David Lynch, che negli anni ’80 aveva fatto rumore con Elephant Man e Velluto Blu, sia casalinghe convinte di trovare una nuova telenovela macchiata di giallo, ma anche ignari spettatori catturati dal bombardamento pubblicitario di una TV generalista.

La serie appariva così un thriller psicologico, disturbante, allucinato, confezionato dentro a una scatola patinata e grottesca. Personaggi buffi, stralunati, sadici violenti, cameriere, uomini d’affari, liceali ma anche nani, giganti e cavalli orbitano intorno al protagonista Dale Cooper, agente FBI mandato nel paesino di Twin Peaks, stato di Washington, a indagare sull’omicidio di Laura Palmer, la ragazza più popolare dell’intera cittadina. È l’inizio di un fenomeno di culto.

PRESENTE

Venticinque anni dopo la travagliata conclusione della seconda stagione, che chiudeva il progetto (più o meno tutti sanno che Lynch abbandonò la regia per tornare poi a girare solo l’episodio finale), il regista David Lynch si riappropria della sua creatura e il canale Showtime gli dà lo spazio per mettere in scena il tutto. La trama quindi parte esattamente venticinque anni dopo gli avvenimenti della seconda stagione e, nonostante il filo sia diretto, la terza stagione è stracolma di nuovi personaggi e nuove storie da raccontare. Riassumere la trama di una qualunque opera di Lynch è però un efferato delitto, quindi state pure tranquilli che spoiler non ce ne saranno.

La terza stagione di Twin Peaks è una lettera d’amore, scritta da Lynch ai suoi fan e a se stesso. Il regista ci ha messo dentro tutto ciò che ama: cinema, musica, Freud, dimensioni parallele ma soprattutto i sogni. Il vero filo conduttore è il mondo dei sogni, un incastro di persone sognanti in un mondo che sempre più sembra essere una scatola cinese, dalla quale la realtà non è mai stata così lontana.

 

La regia è semplicemente perfetta (grazie, è Lynch), si passa da un girato “classico” a inquadrature che possono superare i venti secondi o a interminabili sequenze mute (le mie preferite). Lynch gioca con la telecamera, ci regala effetti speciali figli dei fratelli Lumière, è la celebrazione della cinematografia tutta. Finalmente ci siamo liberati della colonna sonora ripetitiva delle stagioni precedenti (i temi classici rimangono ma almeno non vengono ripetuti ossessivamente come invece accadeva prima). In TP3 la colonna sonora è semplicemente fantastica, è importante a tal punto da avere un ruolo fisico all’interno della serie (e meriterebbe un articolo a parte).

Ancora una volta Lynch costringe lo spettatore a uno sforzo mentale che lo spinga oltre la comprensione dell’opera, bisogna interpretare piuttosto che capire. Tuttavia lo stile narrativo si rivela differente. Se in Twin Peaks tutto era misterioso, nascosto, da scoprire, nella terza stagione tutto è chiaro (per lo meno all’inizio), alla luce del sole, e sta allo spettatore decodificare i segnali e mettere insieme i pezzi di questo disordinato puzzle. Quando sarete sicuri di aver capito e di avere in mano la chiave di lettura, Lynch darà un bello scossone al tavolo dove stavate componendo il puzzle e dovrete ricominciare da capo. Serve altro per innamorarsi di una serie?

Francesco Papadia

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