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Published on aprile 10th, 2018 | by Elettra Bernardo

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Vinpeel degli orizzonti

Peppe Millanta, Vinpeel degli orizzonti, Neo Edizioni, recensione, una banda di cefali

Peppe Millanta, Vinpeel degli orizzonti, Neo Edizioni.

A chi sta ancora cercando
la storia che ha dentro

 

Dinterbild: potete far scorrere il vostro indice su qualunque mappa geografica abbiate a disposizione davanti a voi, non la troverete. Vi rimarrà solo polvere sul dito e una domanda incastrata nella piega della bocca. Eppure, basterebbe ruotare il polso e volgere di centoottanta gradi la mano, per poter indicare il punto in cui questa cittadina è situata. Non lontano, forse, dimora anche una storia, quella che cercate da anni e che non riuscite a trovare, quella che la notte vi tiene svegli e che di giorno, all’improvviso, vi scuote con un brivido alla schiena mentre girate il cucchiaino nel caffè.
Non esiste persona che non abbia soggiornato in una Dinterbild almeno una volta, che sia stato per il tempo di un battito di ciglia, oppure per tutta la vita.
In questa cittadina vicino al mare, formata da un grappolo di case, arriva chi si inceppa, chi si blocca, chi tira il freno della propria vita; chi perde la strada maestra e resta in un tempo sospeso, in cui vuol prendere commiato da se stesso, allontanandosi dal dolore, dalla tristezza, dai desideri, scrollandosi da dosso, a poco a poco, il proprio passato.
Non esiste un modo per arrivarci: Dinterbild succede, vi si scivola semplicemente dentro . Di conseguenza, nessuno sa come andarsene… ma nessuno nemmeno prova a farlo «Perché per gli abitanti di Dinterbild è inconcepibile andare via, è una cosa che non riescono a pensare. Fuori da Dinterbild non c’è nulla».
Ed è nelle sue strade che si muovono i personaggi romantici e bizzarri, a volte surreali, di Vinpeel degli orizzonti, libro di esordio di Peppe Millanta edito per la Neo Edizioni e vincitore del Premio Nazionale di Poesia e Narrativa Alda Merini. Un libro all’apparenza innocuo ma capace invece di ficcare più di uno spillo nel cuore di chi legge. Ma sono aghi di ghiaccio, che si sciolgono velocemente con il calore della tenerezza che pervade ogni parola e pagina senza lasciare, alla fine della lettura, nessun dolore ma anzi, quasi una sorte di “scioglievole” pace interiore.
Il centro del paese è rappresentato dalla locanda, pardon Locanba, gestita dal Signor Biton, un omaccione che, come il tenente Colombo, ha una moglie di cui parla sempre ma che non si vede mai e un simpatico maiale da riporto di nome Dorothy che, ve lo anticipo come succulente ingrediente del racconto, proverà l’ebrezza delle ali grazie ad una fionda gigante costruita ad hoc. Artefici di questo folle volo Vinpeel – l’unico bambino del paese- e Doan il suo migliore, non peraltro in quanto unico, amico.
When pigs fly dicono gli amici albionici per esprimere l’impossibilità: non a caso Vinpeel e Doan credono fermamente, a differenza degli altri, alla possibilità di un Altrove e di poterci in qualche modo arrivare, e quel buffo maiale volante ne è la prova.
«Un modo dovrà pur esserci per superare tutto questo mare» si dicono infatti una notte quando, passeggiando sui confini della città, scorgono delle lontane luci sulla linea dell’orizzonte. E questo modo vogliono trovarlo.
Ned Bundy, il padre di Vinpeel, è un genitore assente, troppo impegnato a scrivere misteriose lettere che ogni notte getta in mare dentro bottiglie di vetro e ad ascoltare le storie che lo stesso mare riporta dentro le sue conchiglie. E non si accorge della distanza enorme, di quella faglia pericolosa che si dipana tra lui e quel bambino che ogni notte, sulla battigia, lo segue in silenzio.

«Ned Bundy, a quel punto, sorrideva senza dire niente e Vinpeel faceva altrettanto. C’era sempre un certo imbarazzo tra loro. Quello che hanno gli uomini quando non sanno come sfiorarsi.»

Il conforto per questo silenzio Vinpeel lo trova proprio in quegli orizzonti lontani, nella magia dell’eco che gli offrono le montagne vicine che, a differenza del padre, rispondono alle sue mille domande. È la sua voce a rispondere, ma per farlo deve andare lontano, avventurarsi al di là dei confini. Doan, che di Vinpeel è la propagazione, sta invece cercando il suo attimo, il punto da cui partire e mettersi in moto, e lo fa acculturandosi, leggendo, ma continuando a restare, come diceva un noto compaesano abruzzese di Millanta “con i piedi fortemente appoggiati sulle nuvole”.
In questi due personaggi l’autore tratteggia un’età malinconica in cui si è però capaci, al contrario dei grandi, di prendere decisioni col cuore e combattere per le proprie scelte, avendo ancora nel proprio bagaglio, le grandi potenzialità che l’infanzia offre: fantasia, speranza, aspirazione. Questo li rende agli occhi di noi lettori irresistibili, forse anche perché capaci di risvegliare in noi gli stessi sentimenti, ed è impossibile non affezionarcisi, non volerli seguire fino in fondo nelle loro stravaganti imprese.

Mentre Dorothy viaggia nell’etere diventando un puntino luminoso sempre più lontano, un altro personaggio scivola tra le casa abbarbicate di quella terra, creando un reale e più incisivo punto di svolta. È Mune, una bambina a cui Vinpeel dovrà insegnare, aiutandole a compilare una sorta di piccolo atlante delle emozioni umane, concetti quali la gioia, l’allegria, la paura, la

“Nostalgia”
è quando sei sicuro di avere una cosa a cui tieni dentro una tasca,
ma quando ci infili una mano non la trovi più.

E con il suo arrivo, la velocità si raddoppia, le lancette iniziano a vorticare, si attivano ingranaggi e meccanismi in cui Krisheb, il matto del villaggio, diventa motore indiscusso. E come nella storia del re folle ci si chiede: chi è davvero il pazzo? Chi rinuncia nascondendosi dietro l’impossibile o chi, nonostante il pensiero comune contrario, continua a inseguire i propri sogni?

In conclusione Vinpeel degli orizzonti è una fiaba poetica in cui perdersi dolcemente. Tracce di Macondo, della locanda Almayer, di Spectre, dell’Isola che non c’è, delle avventure di Stevenson e Verne si fondono nelle righe di questo racconto adorabile, adatto a tutte le età e che a tutte le età ha qualcosa da dire. Lieve come una fiaba della buonanotte, utile come un sogno che nella notte disinnesca le ansie e le paure del giorno appena trascorso.

Elettra Bernardo

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