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Published on giugno 26th, 2018 | by Roberta Rega

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L’amore all’inizio

L’amore all’inizio

L’amore all’inizio, Judith Hermann, L’Orma edizioni

Stella è una donna di trentasette anni che vive in una casa con giardino in un tranquillo sobborgo residenziale. Ha un passato di appartamenti condivisi e amori fugaci, ma oggi è una moglie e una madre che ogni mattina porta a scuola sua figlia Ava, le prepara la cena, le sbuccia la frutta a fine pasto, e aspetta che il marito rientri dai suoi frequenti viaggi di lavoro. Non parliamo della solita borghesia annoiata sulla quale è stato detto troppo e forse tutto: Stella è un’infermiera che fa servizio a domicilio agli anziani, e suo marito Jason è un operaio edile; cenano il più delle volte a casa, Stella va a lavorare in bicicletta, non hanno la babysitter ma un’amica che ogni tanto gli tiene la bambina. Una normalità che appare subito tranquillizzante, verso la quale proviamo una immediata empatia, che aumenta quando scopriamo che Stella è felice di quello che ha, ma intimamente cova l’inquietudine del lieto fine, il dubbio che la vita fili troppo liscia per essere tutta lì. Forse il marito non la capisce come vorrebbe, forse non è l’uomo adatto a lei, forse lei non è la donna che voleva essere a quel punto della sua vita. Insomma, tutte quelle domande che arrivano quando hai un lavoro sicuro e qualcuno a casa che ti aspetta, non hai dei veri enormi problemi da risolvere, e hai l’irrefrenabile tentazione di creartene. E per fortuna, arriva il nostro antieroe, Mister Pfister. Si presenta un giorno a casa di Stella e le chiede semplicemente di parlare, ma lei sente subito che qualcosa non va, che non si tratta di una richiesta sana. E infatti la stessa scena si ripete il giorno seguente. E l’altro ancora. Seguono lettere, biglietti, richieste di contatto, foto e messaggi nella cassetta della posta, fino ad arrivare alle intimidazioni. Quotidianamente. Senza una ragione. L’inquietudine, questa volta, ha un volto e un nome.

«Salve, come ci si sente ad avere uno stalker?»

Judith Hermann, al suo esordio nel romanzo dopo una serie di apprezzate raccolte di short stories, racconta con equilibrio e lucidità il rapporto tra vittima e stalker, una relazione difficile da descrivere perché avviene solo nella testa delle persone coinvolte. Stella subisce la presenza di uno sconosciuto che si impone alla sua attenzione, che le condiziona la vita con piccoli atti di aggressione – una lettera, un citofono impazzito, una foto – e Mister Pfister, dal canto suo, comincia questa crociata intrusiva nella vita della prescelta, con la sola finalità di ferire, di espiare un malessere. Non hanno nessun altro contatto, non si conoscono, non parlano, non sono niente, sono solo una vittima e un persecutore. Una prosa logica e misurata accompagna il lettore nelle sfumature esistenziali dei personaggi principali, e di quelli secondari, tenendo sempre alta la tensione, l’interesse, la drammaticità di quanto sta accadendo. Il fatto che questa violenza non sia fragorosa non la rende meno devastante.

Inoltre, L’amore all’inizio fa riflettere su come siano cambiati i modi in cui ci relazioniamo rispetto al passato, e come oggi possa apparire persecutorio un atto che qualche anno fa risultava normale. O su come i rapporti siano diventati più stanchi, allucinati, disattenti, tanto da far apparire bizzarra una presenza più costante, un gesto accorato, un affetto fuori dagli schemi. Un uomo che bussa alla porta per parlare. Una richiesta. Una lettera nella buca della posta. Me lo ricordo com’era, e non c’era nulla di inquietante, allora.

«A quanto pare dieci anni fa, se qualcuno bussava inaspettatamente alla porta, era diverso.»

Roberta Rega

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"Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"



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