Interviste

Published on Mar 2nd, 2018 | by Carla De Felice

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Doris, la ragazza misto seta – intervista a Vins Gallico

“Sono una persona fuori dall’ordinario.” 
 

Dopo aver letto Gilgi una di noi, la scrittrice tedesca Irmgard Keun è saltata immediatamente ai primi posti delle grandi scoperte letterarie degli ultimi anni. Sorprendente, visto che si parla di un romanzo scritto in Germania negli anni ’30, prima dell’avvento del nazismo. Ma il suo stile frizzante, coinvolgente, con quel retrogusto amaro mi ha letteralmente rapito. Nel mese di novembre, L’orma editore ha pubblicato con la traduzione di Vins Gallico un altro romanzo della Keun, Doris, la ragazza misto seta. Anche in questo caso la protagonista è un personaggio incredibile: una donna che si innamora spesso, sogna in grande e decide di partire alla conquista di Berlino. Una donna che colpisce e lascia il segno, a cui ci si affeziona come fosse un’amica, con cui uscire la sera, ubriacarsi, andare a bere un caffè, (s)parlare di uomini. Perciò ho deciso di approfondire questo personaggio con il suo traduttore italiano, Vins Gallico, che gentilissimo ha risposto a tutte le mie curiosità su Doris.
 
 
“Ascolto sempre le conversazioni degli altri, è una cosa interessante perché, non si sa mai, magari c’è qualcosa da imparare.”
 
Ciao Vins e benvenuto su Una banda di cefali. Quando hai “incontrato” Doris per la prima volta e qual è stata la tua reazione?
 Era il 2016 quando incontrai la sorella di Doris, Gilgi, eroina uscita dalla pirotecnica penna di Irmgard Keun, e la trovai scombinata, divertente, tenera.
Così attraverso Gilgi, ebbi il piacere di conoscere la madre di Doris, Irmgard Keun, scrittrice dal nome impronunciabile, che L’orma editore provava (follemente e giustamente) a riproporre in Italia. Il mio primo approccio con Keun fu la lettura della traduzione di Pellizzola e la promozione stampa di Gilgi, una di noi. La critica, soprattutto Melania Mazzucco, e il pubblico risposero con entusiasmo. Lo stesso con il quale poi accettai la traduzione di Doris, la ragazza misto seta, quando i due editori de L’orma, Marco Federici Solari e Lorenzo Flabbi, me la proposero. Come capita quando conosci una persona reale e ne hai una prima impressione, ma è solo frequentandola che ne apprendi l’indole, i pregi, i difetti, così ho impiegato un po’ a incunearmi fra i pensieri di Doris.
 
Cosa vuol dire, nel 2017, tradurre un romanzo scritto negli anni ’30 del secolo scorso?
 Vuol dire esplorare Berlino, quando rappresentava ancora una possibilità e un’utopia. Quella città racchiudeva Hollywood e New Orleans, era i lustrini e il jazz, era l’ebollizione, la speranza, ma anche la fune dalla quale potevi cadere, il fuoco con il quale giocare, il baratro entro cui rischiavi di sprofondare. E infatti Berlino sprofondò nel periodo più cupo possibile, l’orrore del nazismo. Ma in quelle reazioni culturali c’era un fermento notevole e ritornare lì è stato un bel viaggio nel tempo.
 
È stato difficile, da uomo, entrare nella testa di un personaggio così stravagante, affascinante, ma soprattutto così femminile e con una freddura sempre pronta verso l’universo maschile?
 Entrare nella testa degli altri è uno dei movimenti che ritengo proficui per avere una vita più piena. Leggere libri è entrare nella testa degli altri, scriverne è entrare nella testa degli altri (magari inventandoli, gli altri), tradurli è entrare nella testa degli altri in maniera ancora più esplorativa. Perché c’è qualcuno che ha creato un mondo – qualcuno o qualcuna – e tu provi a imparare la sua grammatica, a indovinare le sue combinazioni, a studiare quelle frequenze di ritmo, quell’ampiezza di vedute, quel prodotto di analisi sociopolitica. Non mi spaventava far parlare una donna, mi interessava capire il personaggio Doris.
 
Quali sono stati i passaggi o i momenti in cui ti sei divertito di più e quali invece ti hanno gettato nello sconforto?
 Ci sono stati due momenti più cupi: il primo è stato quando cercavo una voce. Mi muovevo in maniera rabdomantica per capire che tono usare, come riproporre il ritmo sincopato di Keun. E inizialmente avevo optato per una lingua celatiana, molto orale, ricca di frasi introdotte da “che” sgrammaticati. Tipo: “era una sera che io mi stavo preparando, che mica è facile uscire certe sere là…”. Suonava più o meno così. Poi grazie alla continua, paziente e maieutica presenza di Marco Federici Solari, una voce l’ho trovata. L’abbiamo trovata, mi sembra quasi più giusto dire. E poi c’è stato un altro momento buio, complicato, in un passaggio del libro, quando Doris prova a descrivere la città a un suo vicino cieco. Più o meno lo stesso tentativo descritto da Wenders in Fino alla fine del mondo. Si trattava di rendere visibili paesaggi, colori, ma anche odori e musiche.
Per quanto riguarda i momenti divertenti, direi che tutta la revisione è stata divertente. Il clima a L’orma è un po’ così, di artigianato condiviso, di seria professionalità. Con Marco discutevamo di due differenti versioni, per poi farne scaturire una terza, nuova, più adatta. Sono stati stimolanti giochi intellettuali, con un piacevole elemento di levità.
 
C’è qualcosa che ti ha insegnato Doris durante la traduzione?
 Doris è un personaggio che non insegna nulla, è l’antididascalia, l’antididattica. Da Doris non impari nulla, a Doris puoi soltanto volere bene.
 
Visto che non possiamo più parlarne con l’autrice, e tu in fondo sei il suo portavoce in Italia, cosa rende Doris un personaggio così memorabile?
 La vitalità, quel lampo di istintiva ebrezza, quella voglia di godere di ogni giorno come se fosse l’ultimo, il senso della scommessa, della possibilità nel futuro. Doris rischia, sbaglia, cade, si rialza, non si arrende mai. Si lagna, ma non molla. E ha una sua morale, un’etica tutta sua, indipendente rispetto alle regole sociali. Un’Antigone travestita da Chaplin, con in sottofondo una canzone di Marlene Dietrich.
 
Ci sono altri lavori della Keun che vorresti tradurre per il futuro?
 Questo dipenderà dai boss de L’orma, ma ne sarei ben felice. Lorenzo Flabbi, l’altro editore, ha di recente vinto il premio Stendhal per la traduzione dal francese di Memoria di ragazza di Annie Ernaux. Il livello richiesto è altissimo, mica una passeggiata. Tradurre per L’orma è un’esperienza formativa, ma anche totalizzante per certi versi. Si tratta di mettersi molto in gioco, di non essere mai sciatti, di non mollare un millimetro. Lo rifarei volentieri, ma di nuovo come un gioco di squadra, perché in questa traduzione (come anche nei romanzi che un autore può scrivere) c’è la mia voce che duetta con quella di Keun, ma il coro e gli arrangiamenti sono una sinfonia che abbiamo creato insieme. E comunque sì, presto ne faremo un altro di Keun. Per sapere quale, basterà iscriversi alla nostra newsletter, la newsletter più prolissa, elegante e verbosa che si possa ricevere.
 
Grazie ancora a Vins e fidatevi del consiglio, fate la conoscenza di Doris, ne resterete rapiti!
 

Carla De Felice

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L'unico vero realista è il visionario.



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