Film

Published on ottobre 22nd, 2018 | by Francesco Papadia

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Apostle

Anno: 2018
Regia: Gareth Evans
Genere: Thriller, orrore
Interpreti: Dan Stevens, Lucy Boynton, Michael Sheen, Mark Lewis Jones
Durata: 130 minuti



Apostle è il quarto film di Gareth Evans. Se non siete fan dei film di arti marziali, questo nome vi dirà meno di niente. Se invece siete appassionati, come me, dello spettacolare cinema di menare saprete che nel 2011 il signor Evans ha girato una pietra miliare del genere, The Raid.

Evans nasce in Galles, si appassiona presto al cinema e girando un documentario su un’arte marziale indonesiana, il Pencak Silat, ne verrà stregato a tal punto da girarci sopra tre film: Merantau, The Raid e The Raid 2: Berandal. Il sottoscritto vi consiglia fortemente la visione della trilogia indonesiana anche se non siete fan del genere, ma questa è un’altra storia.

Apostle segna il ritorno di Gareth Evans in Galles e la rottura col genere action. Il film è un cupo thriller/horror a sfondo religioso colmo di richiami a capolavori del passato, britannici e non.

Nel 1905, Dan Richardson deve recarsi su una semideserta isola del Galles per salvare sua sorella, rapita da cultisti di una religione pagana che chiedono un riscatto, per poter comprare provviste a causa di un raccolto scarso e di una sospetta moria del bestiame. Ex ministro di Dio, Richardson in incognito farà la conoscenza del Ministro Malcolm (Michael Sheen), di sua figlia (Lucy Boynton) e di altri personaggi più o meno loschi. Se all’inizio lo scetticismo sulla neo religione è forte, ci saranno più episodi che mostreranno al protagonista che niente è quello che sembra e che la realtà supera la fantasia.

Leggendo la sinossi, nelle vostre orecchie potrebbe aver suonato una campana tibetana da due tonnellate che grida: THE WICKER MAN!! Il film di Evans, infatti, per la prima metà sembra proprio voler ricordare il cult del 1973 e ci riesce alla grande.

La tensione corre forte, ogni inquadratura è ben studiata e la fotografia ci regala dei panorami e dei movimenti di macchina davvero eccezionali. Il volto di Dan Stevens, apprezzato dal pubblico in Legion, ci regala con i suoi occhioni blu espressioni pirotecniche ma mai caricaturali, passando da sguardi penetranti e risoluti a momenti di puro terrore.

Apostle

Apostle, per il pastore che non deve chiedere mai!

Michael Sheen offre l’ennesima prova da mattatore, ma stavolta dal volto gigionesco traspare una sofferenza malcelata e la sua voce è più cavernosa che mai. Lucy Boynton, già vista nei panni di musa della sgangherata band di Sing Street, rappresenta la purezza e l’innocenza dell’isola.

Come Tarantino in Django Unchained, dopo la prima metà Evans non tiene più il film, e la trama da thriller religioso vira bruscamente verso l’horror. Il sangue scorre a fiumi, e bisogna lavorare un po’ più di interpretazione per capire cosa si sta guardando. Alcuni passaggi con la steadycam (presenti anche nella prima metà) sono tremolanti e rendono le scene un po’ disordinate.

Non mancano citazioni ad altri cult del genere sparse più o meno ovunque (Non Aprite Quella Porta su tutti). Il ritmo nel finale è molto alto e le scene d’azione sono girate con mano esperta, chi conosce Evans troverà familiare lo stile.

Apostle

Non chiamatelo Leatherface!

In generale sono soddisfatto di Apostle, è un film derivativo ma dal cuore purissimo, che lascia trasparire l’amore per i film che omaggia. Girato bene, recitato bene, un horror che fa il suo mestiere in un mercato che sempre di più è saturo di film che mancano l’obiettivo.

Francesco Papadia

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Apostle Francesco Papadia

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3,5

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