Libri luminosa

Published on Ottobre 13th, 2020 | by Roberta Rega

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Luminosa, come la vita

Luminosa

Gilda Manso, Luminosa, Wojtek edizioni

e per sognare poi qualcosa arriverà

Qualcosa arriverà” è uno dei pezzi più belli di Pino Daniele, scritto per la colonna sonora di Le vie del Signore sono finite, film di – non c’è nemmeno bisogno di dirlo – Massimo Troisi. Era il 1987, e attraverso una canzone che avremmo veramente capito da adulti, si incominciava a fare pratica con la speranza, anzi con la certezza, che qualcosa, prima o poi, ti scuote dal torpore in cui la vita certe volte ti getta: “e per sognare poi qualcosa arriverà”. Anche se il titolo del film prende in giro proprio il senso della canzone, si capisce che bisogna avere fede, più che nel Signore, in questo Qualcosa.

Gilda

Gilda Manso mette in un breve romanzo l’essenza di questa legge di natura, ovvero che la forza degli eventi che ci piovono addosso decide più della volontà di programmarla, questa vita, di darle un passo o una destinazione.
Luminosa è l’ultimo nato in casa Wojtek ad opera della scrittrice argentina, alla sua terza pubblicazione, che si fa notare per la sensibilità e la chiarezza con cui espone tematiche legate sia alla condizione femminile in Argentina (e non) che alle continue, inarrestabili intersezioni tra la vita e la morte che puntellano l’esperienza umana.

Fausta

Doveva autoimporsi di starsene tranquilla al posto che le avevano assegnato, e in questo modo assumersi la responsabilità delle tremende conseguenze che può generare l’accettazione, o scappare di corsa, per fare in modo che tutto continuasse come fino a quel momento, con l’eterno peso, però, della consapevolezza che le cose sarebbero potute andare in un altro modo.

Fausta è una donna sui quarant’anni, molto conosciuta e stimata nel suo paese in quanto proprietaria di una fabbrica di abbigliamento bene avviata e che dà lavoro a centinaia di persone. Una notte qualcuno bussa alla sua porta e le lascia sul pianerottolo una bambina di dieci mesi, Marisol, due borse piene con tutto l’occorrente per prendersene cura, e una lettera, in cui si spiega che la bambina viene affidata a Fausta, ritenuta la persona più adatta a prendersene cura, sia affettivamente che materialmente. L’evento la sconvolge, deve prendere una decisione rapida e convinta – denunciare alle autorità o tenersi la bambina? – e chiama in suo aiuto le due persone più importanti che ha, l’amica di sempre Victoria e l’ex compagno Cristòbal. A questo punto Luminosa assomiglia a una pièce teatrale dove i tre personaggi contribuiscono a costruire la storia di Fausta, la vera protagonista, attraverso ricordi e flashback ed è facile immaginarsi gli interventi dei tre come dei veri e propri monologhi che prendono la scena. La protagonista viene ricomposta dai pezzi di vita che l’hanno resa ciò che è: una vita agiata da figlia unica, gli amori che l’hanno accompagnata, la tragedia che ha cambiato il corso della sua vita e dalla quale si è rimessa in piedi, con determinazione, dovendo scegliere – come sempre, come tutti – se andare avanti o restare nel dolore. Luminosa si affida a un narrato spedito, dotato di una profondità emotiva discreta e mai urlata, che non tralascia di mettere a nudo i personaggi, ma che non si abbandona alla facile esposizione e vivisezione dei sentimenti. Il dolore, così come la gioia, non è una merce di scambio per creare empatia: tutto è nitido, essenziale come un palco sgombro, riempito solo dalle voci dei protagonisti.

Luminosa

Luminosa è anche una profonda riflessione sul tema della maternità che accompagna la vita di ogni donna, costantemente, che sia per negazione, per desiderio, paura o rimpianto: cosa ne fai del tuo corpo di madre? Fausta ha dialogato con questa idea tutta la vita: da giovane ha messo da parte un progetto matrimoniale che prevedeva la maternità perché voleva sperimentare, vivere, esistere in un altro modo; quando aveva l’età e le condizioni per prendere in considerazione un figlio, un drammatico evento l’ha portata da un’altra parte, e le priorità sono cambiate; quando ha trovato l’uomo giusto, l’età non era giusta, e anche stavolta altre interferenze (il dissenso del partner, il suo corpo) hanno deciso per lei. Ma Marisol arriva e spariglia le carte, luminosa come la vita, improvvisa come quella “e” avversativa del ritornello della canzone di cui sopra. Questo è il motivo universale di Luminosa, una conferma che la vita così com’è non basta, e che più che affidarsi all’illusione di un copione già scritto, è più saggio consegnarsi all’improvvisazione.

Roberta Rega

 

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"Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"



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