Il Cinema Samuele di Samuele Bersani
Quando finisce un amore
«Non è colpa del mixer
Se ho la voce più triste, tu lo sai
Non avvicinarti, è meglio che
Ci si conosca prima per il male che mi farai»
Non si è mai abbastanza pronti per le delusioni e forse proprio per questo non esiste una risposta univoca alla seguente domanda: “Cosa si fa quando una storia d’amore finisce?”.
A conferma di ciò, gli esperti in fatto di delusioni amorose suddividono sostanzialmente le persone in due categorie: la prima è costituita da tutti quelli che la prendono con filosofia, coscienti sin da subito che quel sentimento, quella complicità, quell’intesa, non lo vivranno più. Non rivivranno più neanche quei momenti di merda che in ogni relazione che si rispetti non mancano mai. La vita va così e quindi vale la pena guardare avanti, elaborare il lutto il prima possibile e iscriversi a una app di dating per rimettersi subito su piazza. C’è invece chi non riesce proprio a passarci sopra e rimane a galleggiare nel passato, a farsi cullare dal rumore della sconfitta, dalla disperazione, finendo per rimpiangere anche le reciproche miserie. È molto probabile che ci capiterà di appartenere nell’arco della vita o di una stessa esperienza andata a male ad entrambe le categorie, un po’come è successo a Samuele Bersani nel suo ultimo e bellissimo album, Cinema Samuele, uscito a ottobre del 2020.
Togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace
«Potrei ma non voglio fidarmi di te
Io non ti conosco e in fondo non c’è
In quello che dici qualcosa che pensi
Sei solo la copia di mille riassunti»
Che il nostro abbia una notevole esperienza in materia di fallimenti in fatto di relazioni è cosa nota. D’altronde, non è un caso che Giudizi Universali raggiunga ancora oggi con estrema scioltezza il podio delle più belle canzoni in assoluto sullo sfanculo. La sorpresa ascoltando Cinema Samuele è scoprire che quel Bersani quasi non esiste più. Il cantautore romagnolo è cresciuto, è diventato più saggio e per così dire sportivo, al punto di essere in grado di analizzare la situazione e risolvere il lutto amoroso nel giro di tre/quattro brani di un album.
È il porno l’antidolorifico più potente
Per cui non fatevi ingannare dall’incipit – Stava facendosi harakiri chiuso in un cinema porno francese – di Harakiri, primo singolo dell’album. Il Bersani di oggi è una persona più risolta, capace di alleviare le sofferenze con un antidolorifico sentimentale più potente sia dell’alcool che del paracetamolo: il porno francese.
Dicevamo di Harakiri: c’è tanto masochismo nell’immagine di in un uomo solo, che seduto nel buio della sala, aspetta la proiezione senza censura, il lungometraggio a episodi del suo Vietnam sentimentale. Poi succede un qualcosa e il nostro – forse anche grazie all’effetto prodotto dall’antidolorifico – smette di essere spettatore passivo, di farsi trascinare dagli eventi, di farsi macerare dall’ascolto di “Canzoni d’amore altamente nocive per un cuore già troppo pulsante”. Sicché, preso da una botta di autostima – Davanti a uno specchio di carta argentata pensò: “guarda che fisico”, potrei dire di aver fatto lo stuntman – decide di abbandonare la sala durante la proiezione e ricominciare a guardare il mondo che lo circonda, con un occhio indagatore che è quello di un cantautore di razza, capace quindi di cogliere le sfumature e anticipare i tempi: come quando in Scorrimento Verticale parla degli Hikikomori. O in Distopici (ti sto vicino), dove partendo dagli incendi paurosi scoppiati nel 2019 in Australia, in Brasile, in Congo, immagina gli effetti prodotti dal coprifuoco e di quella distanza che si crea a causa dei reciproci egoismi. Ma l’occhio allenato del cantautore raggiunge l’acme in Le Abbagnale, capace com’è di farsi raccontare dai gesti una storia d’amore e di passione: Il loro modo per non congelare / è dirsi parolacce nelle orecchie.
Il tuo ricordo
«Il passato riposa/Bellamente nel letto degli ospiti/O mi segue per casa/Come un’ombra incollato ai miei gomiti/Da buttarlo giù a calci/Apre bocca e lo fa sempre a vanvera/Con discorsi bugiardi/E la coda di paglia»
Ritorniamo per un attimo all’immagine malinconica dell’uomo solo che, nel suo cinema personale, aspetta al buio l’inizio della proiezione. Perché nel Cinema Samuele, i milioni di pixel di cui si compone lo schermo ad alta definizione della sala – Ho un miliardo di pixel senza essere Spielberg, dove vai? Che ti sto fotografando – avrebbero riprodotto le scene di un film: quello in cui i due protagonisti non sono altro che il nostro presente e passato. La trama raccontata ne Il tuo ricordo, pezzo a mio sindacabile giudizio più bello dell’album, è quella di un film d’azione, in cui il passato e il presente se la danno di santa ragione. Il passato fa la parte del cattivo. Gioca con il nostro dilemma interiore. Fa leva sulla nostalgia, sul desiderio di trattenere a forza un ricordo. Ci prova, si intrufola, cercando in tutti i modi di fare a pezzi il presente. Alla fine capitola. Il presente vince come Bruce Willis in Die Hard, ma il passato non muore. Torna semplicemente ad essere quello che è: un ricordo.
Fabio D’Angelo
TRACKLIST:
- Pixel
- Il tiranno
- Mezza bugia
- Il tuo ricordo
- Harakiri
- Le Abbagnale
- Con te
- Scorrimento verticale
- L’intervista
- Distopici (ti sto vicino)
Voto:
Summary:




