Tristezza di Reggiani e Mosquito
Tristezza è il fumetto dei due autori argentini Angel Mosquito (disegnatore) e Federico Reggiani (sceneggiatore), pubblicato in Italia da Neo edizioni nella nuova collana di fumetto con la traduzione di Dario Falconi. Un’opera che è stata pubblicata circa dieci anni fa a puntate sulla rivista argentina “Fierro” ma che, quasi come un presagio del futuro, potrebbe tranquillamente essere stata partorita durante lo scorso lockdown.

Tristezza (per favore vai via)
Ci troviamo in Argentina, nel 2030. Buenos Aires è devastata e l’umanità dimezzata a causa di una misteriosa epidemia che, diversamente da altre che conosciamo da letteratura, film, serie TV, è alquanto particolare. Si tratta infatti di un virus di tristezza altamente contagioso e incurabile, che rende la gente dapprima molto triste, e poi, prima di morire, rabbiosa. Per di più, chi si ammala, precipita nell’oblio e si spegne ricordando una sola cosa: la tristezza. Tranne per qualche flashback qua e là che lascia intendere ma non svela, non ci è dato sapere quali siano le origini della malattia. Si presume le mucche, ma è solo un’ipotesi e in fondo, non è neanche così importante saperlo.
I sopravvissuti
La storia è suddivisa in brevi capitoli i cui nomi rimandano a una citazione o a un momento particolare del capitolo stesso. Conosciamo i primi sopravvissuti intenti a cercare del cibo commestibile in un supermercato abbandonato. Ne incontriamo poi subito di altri: giovani, anziani, bambini, persone del tutto diverse tra loro che hanno fondato una sorta di comunità che sta cercando di ricominciare e porre nuove basi di convivenza sociale. L’organizzazione è improvvisata ma esemplare: c’è un orto e un piccolo allevamento di galline, una sorta di scuola per i più giovani, chi si occupa di cercare il cibo in giro e così via. Poi arrivano “i ragazzi che ballano” che costringono la comunità a mettere in discussione la propria pseudo-quotidianità, abbandonare la conquistata “comfort zone” e intraprendere un nuovo viaggio per costruire una nuova vita.

Il mondo di prima
In una delle prime pagine di Tristezza, nel corso di una caccia al cibo in un supermercato abbandonato, uno dei protagonisti chiede alla compagna di fingersi una cassiera per mostrare alla bambina come si faceva la spesa prima. Quest’episodio, insieme a moltissimi altri, dimostra in modo chiaro come, nonostante i tentativi e la grande occasione di ricostruirsi una nuova vita e ripartire da zero, i protagonisti continuino inconsapevolmente a inseguire le ombre degli spettri del passato. Vanno avanti rimpiangendo un tempo andato ancora troppo vicino e che non potrà più essere presente. Basti pensare alla loro nuova “normalità”, che altro non è se non una replica di schemi antichi già consolidati e vecchie gerarchie sociali. Dopo essersi spostati dalla prima base, i nostri protagonisti incontreranno un’altra comunità che, nonostante le apparenze di maggiore organizzazione e solidarietà, in fondo persegue lo stesso obiettivo: ripristinare il “mondo di prima”. Cambiano i ruoli, e coloro a cui sono affidati, ma in fondo il risultato non cambia e i modelli restano sempre gli stessi.
Mosquito
Insieme alla storia, le tavole di Angel Mosquito, disegnatore della scena indipendente argentina e caricaturista e agricoltore, sono un altro punto forte di Tristezza. Il suo tratto grezzo e grottesco rappresenta perfettamente le ambientazioni e i personaggi. Anche la scelta dei colori contribuisce a rendere le atmosfere ancora più cupe.

Per concludere
Tristezza è un fumetto che, sfruttando un genere “inflazionato” come quello distopico post-apocalittico, lo ripropone sotto una nuova luce grazie a una storia scorrevole, affascinante e mai prevedibile, priva di alcuna forma di retorica. Gli autori non hanno infatti intenzione di lasciare un messaggi o un insegnamento universale; tra i personaggi non troviamo eroi, non c’è chi ha torto o ha ragione, perché è lo stesso lettore a decidere di volta in volta chi sta agendo in modo corretto secondo i suoi princìpi. La pandemia e la sopravvivenza sono solo lo sfondo e restano in secondo piano perché il vero centro della storia è rappresentato dall’essere umano in tutte le sue contraddizioni.
Carla De Felice



