Un corpo smembrato. Carle vs. Samuele Canestrari e Luigi Filippelli
Due amiche che si chiamano Carla, hanno lo stesso segno zodiacale, amano le stesse cose tra cui i fumetti, non potevano non decidere di fare qualcosa insieme. Da qui è nata Carle vs., la nostra rubrica di interviste doppie a fumettist* per farvi scoprire e leggere di nuovi fumetti. Dopo qualche mese di pausa, siamo ritornate più cariche che mai. Potete leggerci ogni secondo giovedì del mese. Il prossimo appuntamento sarà giovedì 14 aprile.
Per la prima intervista dell’anno abbiamo fatto quattro chiacchiere con Samuele Canestrari e Luigi Filippelli, autori di Un corpo smembrato, uscito lo scorso novembre per Eris edizioni. Si tratta di un’opera in bianco e nero che racconta la storia di Marina: una ragazza divisa tra i turni al supermercato del piccolo paese di provincia dove vive e il suo desiderio di fare la scultrice ed essere libera. Un volume molto particolare, crudo e poetico al tempo stesso, insolito anche nell’allestimento: è infatti un libro smembrato anche di fatto poiché la copertina è stata strappata e sostituita con un poster, lasciando la rilegatura completamente libera e visibile. Qui potete leggere l’intervista a Samuele Canestrari, il disegnatore, mentre per leggere le risposte di Luigi Filippelli potete andare qui.

Samuele Canestrari, Luigi Filippelli, Un corpo smembrato, Eris edizioni 2021. Pagine: 152, € 16,00
Ciao Samuele, benvenuto e grazie di aver accettato questa doppia intervista. Partiamo con una domanda per conoscerci meglio: come hai iniziato a fare fumetti e come è cominciato il sodalizio artistico con Luigi Filippelli?
Ciao a tutti e tutte. Grazie per l’invito, ne sono molto felice. Il mio primo fumetto è un fumetto autoprodotto, uscito nel 2018 per Libri Somari, il mio primo progetto editoriale. Si intitola Gli uominicane non hanno la coda e l’abbiamo fatto uscire in occasione del Ratàtà, un festival di fumetto a Macerata, dove ci siamo incontrati per la prima volta io e Luigi. Eravamo vicini di banchetto. Credo sia stata la prima persona che ho conosciuto. Alla fine del festival ci siamo scambiati i libri. Qualche mese dopo, per MalEdizioni (la casa editrice di Luigi e Nadia Bordonali) è uscito il mio secondo libro: una raccolta di disegni dal titolo Mosto.
Un corpo smembrato, edito da Eris Edizioni, è un fumetto pervaso da un senso profondo di inquietudine ma anche da una perfetta sintonia tra sceneggiatura e disegni. Com’è stato lavorare con Luigi Filippelli? Vi siete trovati d’accordo nelle varie fasi di stesura?
Luigi è un ottimo sceneggiatore. Non è affatto geloso del proprio lavoro, non lo difende a priori. Abbiamo tenuto tutto aperto fino agli ultimi istanti. Credo che questa sia la principale motivazione per cui l’intera opera è così organica pur essendo frutto di una collaborazione. Durante tutto il processo di disegno, che è più lento, almeno nel nostro caso, Luigi ha modellato la sceneggiatura adattandola ai disegni e a tutte le esigenze. Ci siamo sentiti regolarmente per tutti mesi di lavoro, scambiandoci reciprocamente pareri ed invadendo costantemente i confini. Sono intervenuto nella sceneggiatura e lui si è insinuato tra i disegni. Non abbiamo lavorato in camere stagne.

Un corpo smembrato racconta la storia di Marina, della sua vita in provincia e del suo immenso sogno di diventare un’artista, che però si scontra con la precarietà. Quanto c’è di tuo in Marina e in questo fumetto?
Alla prima lettura della bozza è stato meraviglioso constatare che stavamo andando nella stessa direzione. Il personaggio di Marina aveva aspetti in cui mi riconoscevo molto. Secondo me, l’aspetto più vicino a me è il lavoro manuale, le chiavi inglesi, i martelli, gli attrezzi, lo smontare senza essere certi al cento per cento di saperlo poi rimontare. Sulla questione del fare arte in provincia non saprei veramente cosa dire. È un tema vicino a me, sicuramente. La questione della precarietà credo sia un altro tema vicino. Alzi la mano chi non è precario, oppure, la alzi chi fa un lavoro che odia, solamente perché BISOGNA lavorare. Non fraintendetemi. Sono figlio di artigiani e fino a qualche tempo fa, anche io, non facevo il disegnatore a tempo pieno. Ho fatto il marmista per tre anni. Quello che sto cercando di dire è, che se uno vuole fare arte, oppure disegnare oppure scolpire oppure scrivere, la sicurezza economica non credo ci sarà mai e se questo spaventa, beh …
Le prime sequenze del fumetto mostrano un incubo. Qual è secondo te l’incubo più opprimente della protagonista?
Di scambiare l’arte con l’artigianato. Sinceramente è anche uno dei mie incubi.
Marina è costretta a lasciare la città e ritornare nella sua cittadina di provincia. Cosa rappresenta per te la provincia? Crescere in provincia è qualcosa di limitante o piuttosto il contrario?
Abitare la provincia non lo vivo affatto come una limitazione. Poi c’è provincia e provincia. Sono nato a Fano. Da quando ho sedici o diciassette anni l’obiettivo era andarmene. La meta, nella mia testa, è sempre stata Bologna. Me ne sono andato, ma ora abito sull’appennino romagnolo, in un paesino di appena cinquemila abitanti e credo sia il luogo perfetto per creare, almeno per me. Il paese si chiama Modigliana. Se devo essere sincero, non credo che riuscirei a lavorare nello stesso modo a Fano ma nemmeno a Milano. Credo che per una persona come me Fano è noiosa e Milano è too much. Sinceramente non mi sono mai soffermato così tanto su cosa sia stata per me la provincia. Ci sono nato e basta. So che mi stava stretta, ma non in termini di grandezza perché respiro più a Modigliana che è più piccola del mio quartiere.

Come mai avete scelto di dare una forma insolita anche a livello materico, sconvolgendo il volume stesso? Quanto è stata complessa la realizzazione di questo smembramento dal punto di vista tecnico?
Sono molto legato ai libri. Fare un fumetto per me non si può fermare al disegnarlo e consegnarlo. Cerco sempre di creare il giusto vestito per la storia. La scelta delle carte, dei formati, l’estetica in generale del libro è parte integrante del processo. Solitamente quest’ultima viene trascurata oppure inserita all’interno di uno standard. Per quanto possibile, cerco sempre di far orecchie da mercante. Fino a questo momento sono stato fortunato perché ho sempre lavorato con editori che tengono ai libri che pubblicano. La tecnica non deve mai essere un ostacolo. Questo libro ne è l’esempio. Avevamo deciso che sarebbe stato smembrato, punto. Siamo stati immersi tre giorni in triangolazioni telefoniche tra noi, Eris e la tipografia. Luigi, una sera, mi ha chiamato alle dieci per farmi vedere delle foto di un libro e per capire se sarebbe stata la scelta giusta. Ci sembrava di si. La mattina, abbiamo deciso di no e si è ricominciato.
Un corpo smembrato è un fumetto quasi totalmente privo di dialoghi e in generale le parti scritte sono veramente minime; è stato difficile raccontare solo con le immagini?
Per me il disegno non è mai semplice. Mentirei se dicessi che provo piacere nel disegnare. È un’ossessione. Ci sono pochi dialoghi perché non ne servivano altri. È una storia fatta di silenzi e solitudine. Quello che per me è il tavolo da disegno.

Un corpo smembrato parla anche di arte sotto vari aspetti. Sono molto belle le sequenze che ci mostrano il suo lato manuale, quello delle mani rovinate, degli scalpelli. Cos’è per te il processo artistico e la creatività?
Il mio lavoro è molto fisico. Sfinisco la carta, distruggo le matite e sporco ovunque. Disegno tutto, quando sbaglio attacco le toppe sopra. Mi immergo nel disegno, quando lui decide che ne ha abbastanza mi sputa fuori. Sembra molto mistica come affermazione ma non troverei un altro modo per descrivere come lavoro. Mi siedo al tavolo da disegno, dimentico l’orologio e mi lascio attraversare.

L’opera inizia con una citazione di Herman Hesse, tratta dall’antologia Sull’amore, che ci ricorda quanto sia fondamentale essere presenti a noi stessi e desiderare ciò che ci conduce nel nostro intimo e ci permette di rimanere connessi con il mondo. Cos’è che ti aiuta ad essere te stesso nel mondo che ci circonda?
Disegnare. Sul serio.
Domanda finale di rito: a cosa stai lavorando al momento? Altri progetti in cantiere?
Ci sono tanti progetti in cantiere ma non amo parlarne prima. La novità è che ho aperto, insieme alla mia compagna Noemi, una libreria a Modigliana. All’interno abbiamo allestito una stamperia. A brevissimo cominceremo a stampare libri. Ricomincerò a fare autoproduzione insomma. Non credo di riuscire a starne lontano.
Ringraziamo come sempre gli autori che si sono prestati alla nostra incontenibile curiosità e non vediamo l’ora di leggere le loro prossime opere!
Intervista a cura di Carla De Felice



