La società degli uomini barbagianni. Intervista a Emanuele Kraushaar
Emanuele Kraushaar è cofondatore e presidente di Tic Edizioni. Ha pubblicato le raccolte di racconti Tic (Atì, 2005) e Maria De Filippi (Alet, 2011). Con l’artista Enrico Pantani ha dato vita alla serie Er cane e al libro Mimì e il pupazzo di neve (Tic, 2020). Alcune sue poesie sono state tradotte in spagnolo e svedese. Ho avuto la fortuna e il piacere di chiacchierare e confrontarmi varie volte con lui in occasione di numerose fiere letterarie e perciò sono stata felicissima di sapere che a settembre è uscito per la collana Finzioni di Tlon Edizioni il suo romanzo La società degli uomini-barbagianni, una favola nera e unica nel suo genere, una deriva perturbante, che parla di solitudine e amore, e mette in dubbio la solidità della realtà e il nostro ruolo in essa.
Si tratta di una favola originale e oscura, tra il new weird e la zoologia fantastica. Scandita da un ritmo incalzante e aspro, questa storia riesce – con un’inquietudine che cresce pagina dopo pagina, una corsa sempre più nera e allucinante – a mettere in dubbio quanto sia solida la nostra realtà, suggerendoci ciò che l’assolutamente altro può dirci del nostro io più profondo.
E sono ancora più felice di aver fatto due chiacchiere con Emanuele che ha risposto ad alcune mie curiosità. Buona lettura!

Ciao Emanuele e benvenuto su una banda di cefali. Tu sei un veterano nel mondo dell’editoria: sei editore, presidente e fondatore di Tic Edizioni, libraio nella libreria di Tic e hai già scritto e pubblicato poesie e racconti. Per il tuo primo romanzo hai scelto la favola nera. Come mai questa scelta? Quali sono stati per te i vantaggi ma anche le difficoltà nell’utilizzare questo genere?
Ciao, grazie, è un piacere. In realtà non è stata una vera e propria scelta. Ho scritto il primo nucleo di questo testo molti anni fa, subito dopo aver pubblicato Maria De Filippi, che è un libro di racconti. Anche La società degli uomini-barbagianni nasce come racconto; poi nel tempo l’ossessione per gli uomini-barbagianni e per le donne-barbagianni mi ha portato ad ampliarlo. In effetti era capitato così anche con Maria De Filippi (a quei tempi ero attratto da Uomini e donne e l’idea di ambientare le mie storie all’interno di quel programma mi stimolava molto), che però ha preso la forma di tanti racconti brevissimi; nel caso di questo libro invece ho seguito la strada del racconto lungo. Mi piace mettermi alla prova con diversi generi, o meglio: seguo l’ispirazione e poi solo dopo cerco di capire in quale stanza dell’universo letterario mi trovo.
Nonostante il loro aspetto buffo e all’apparenza innocuo, i barbagianni sono dei predatori molto crudeli e nella cultura popolare sono tradizionalmente considerati portatori di sventure. I tuoi uomini-barbagianni sono degli esseri quasi mitologici, organizzati in una vera società, con gerarchie e divisione dei ruoli ben precisi. Come nasce questa società e come mai hai scelto proprio questa specie di uccelli? Che siano portatori di cattivi presagi per il futuro dell’umanità?
I barbagianni mi hanno sempre inquietato per il loro aspetto. Detto questo, penso siano degli animali meravigliosi. Gli uomini-barbagianni invece sono mostruosi e molto violenti verso gli esseri umani. Questo testo, almeno nelle mie intenzioni, riguarda in particolare la storia di un individuo, una storia di solitudine e di amore; poi certo il discorso può essere esteso a tutta la popolazione mondiale.
A, il protagonista del tuo romanzo, non ha un nome vero e proprio. Non ha un lavoro e dopo aver ricevuto una cospicua eredità, decide di seguire la sua attitudine misantropa e ritirarsi in una casa ai confini con il bosco. Com’è nato A? A cosa ti sei ispirato?
Negli anni ho scritto molti racconti brevi con un protagonista che si può considerare una sorta di archetipo di A. Credo che sia nelle mie corde, o almeno lo è stato fino ad oggi, raccontare un tipo di personaggio come questo.
Nella sua ossessione verso la società degli uomini-barbagianni, A comincia a mettere in discussione sé stesso, le sue certezze e ad esplorare aspetti di sé che non conosceva prima. Questa cosa lo mette ancora più in crisi e accresce il senso di inquietudine che pervade il racconto. Perché confrontarsi con il proprio io ci fa così paura e angoscia?
Penso che fare i conti con noi stessi sia una questione molto complicata che in filigrana percorre tutta la nostra esistenza. È una battaglia che combattiamo contro un nemico invisibile che vive dentro di noi. A volte però proprio la parte nascosta può essere quella più luminosa: in questi casi forse il nemico non andrebbe combattuto, ma compreso.

Il tuo romanzo ha il grande potere di provocare emozioni contrastanti e contemporanee in chi legge: affascina ma al tempo stesso disturba, confonde ma appaga. Quali emozioni hai provato tu durante la scrittura e quali volevi suscitare nei lettori e nelle lettrici?
La società degli uomini-barbagianni è un libro cupo. Quando ho ripreso a lavorarci dopo molti anni ha turbato anche me. Credo di essere stato ossessionato io stesso da questo testo e in particolare dal libro che A trova nella sua soffitta-studio. A volte, lo ammetto, mi sono perso nelle parole che stavo scrivendo. Non credo di aver mai pensato a cosa volessi suscitare in chi avrebbe letto il libro, ma ho sempre immaginato il lettore come un compagno con cui condividere questa storia e alcune emozioni che avrebbe tirato fuori.
C’è una storia, un romanzo, un film che ha provocato in te la stessa ossessione che prova A nei confronti del testo enciclopedico “La società degli uomini-barbagianni” e dell’analisi di Padre Tale?
Trilogia della città di K. della Kristoff, Il castello di Kafka, Gli uccelli di Hitchcock: queste sono sicuramente tre opere che mi hanno ispirato; non posso però dimenticare The Mothman Prophecies – Voci dall’ombra, una pellicola passata quasi inosservata, ma che per la sua cupezza mi ha comunque fatto scoccare la scintilla per La società degli uomini-barbagianni.
La mia ultima domanda è piuttosto una curiosità: hai altri romanzi in cantiere? C’è qualche tema o ispirazione che ti piacerebbe approfondire?
Ho tante idee, e idee che sono racconti. Ho tanti sogni che a volte sono incubi e che vorrei ribaltare di nuovo in sogni girando una clessidra di bolle di sapone. Ci sono telefonate che mi piacerebbe fare da una fredda spiaggia del nord sperando che una ragazza distesa su un’amaca sotto una palma in una piccola isola con la vegetazione delle Azzorre, ma dove vivono solo piccoli animali pelosi e inoffensivi, riporti su un grosso quaderno con una copertina di canapa. Non parto mai da un tema da approfondire, ma più che altro da una suggestione. Ho in mente da tempo una storia ambientata in un posto di mare durante un’estate caldissima, ma anche in una cantina umida e buia, piena di lumache che strisciano su una parete verso una piccola finestra da dove filtra timidamente una luce di fine agosto.
Ringrazio ancora Emanuele per la pazienza e la disponibilità. Se volete acquistare il libro sul sito dell’editore potete cliccare qui.
Intervista a cura di Carla De Felice



