Libri la scrittrice obesa

Published on Gennaio 9th, 2023 | by Lia Amen

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La scrittrice obesa

la scrittrice obesa

Marisa Salabelle, La scrittrice obesa, Arkadia Editore. Pagg. 160, € 15

Mi trovavo nella sala d’attesa della nutrizionista, nello zaino avevo un nuovo romanzo Arkadia: lo spazio della copertina era interamente occupato da una donna enorme, magistralmente ritratta da Tiziano, che le aveva messo in volto due occhi che non smettevano di fissarmi. Non so se mi guardassero fuori o dentro, e nemmeno sembravano carichi di particolari sentimenti, ma mi guardavano, e anch’io mi stavo guardando e stavo anche pensando a certe abitudini che a volte prendono molto del nostro spazio, proprio come il dipinto sulla copertina. Quando entrai nello studio con la bilancia pesa-persone, la dottoressa mi chiese cosa leggessi, e io le mostrai La scrittrice obesa di Marisa Salabelle.

Marisa Salabelle ha insegnato nella scuola italiana per quasi quarant’anni ed è alla sua quinta prova narrativa: ha scritto diversi racconti e romanzi gialli, e con Arkadia ha pubblicato anche Gli ingranaggi dei ricordi (2020). Con La scrittrice obesa ci racconta una storia che tratteggia da un particolare punto di vista l’ambiente dell’editoria e, soprattutto, ci consegna un personaggio importante, forse fastidioso e un po’ ingombrante, che finisce con l’insinuarsi dentro il lettore, in certi vizi e in certe sofferenze, o in qualche rimorso. Almeno a me è accaduto, e infatti non l’ho dimenticata Susanna Rosso.

Susanna Rosso è una donna sola con due passioni: il cibo e la scrittura. È sola perché ha perso entrambi i genitori e perché a poco a poco ha allontanato da sé le poche amiche che le mostravano attenzioni, e così il compagno con il quale pure ha vissuto un periodo di miracolosa convivenza. Tutte le relazioni affettive sembrano destinate a fallire, e man mano che queste si dileguano, tutto lo spazio della sua vita, come lo spazio di casa, come lo spazio del suo stomaco, come lo spazio del computer, si riempiono di cibo e di storie. Di cibo che unge, sporca e puzza, di personaggi che da immaginari si fanno reali e, quasi in carne e ossa, si presentano alla scrittrice obesa per lamentarsi del destino che questa ha assegnato loro.

Susanna Rosso scrive romanzi improbabili, che lei crede validissimi e che nessuno vuole pubblicare, partecipa anche a diversi piccoli premi letterari, riuscendo a vincerli, guadagnando così in orgoglio e speranza, ma poi resta senza risposte. Non le rispondono gli editori a cui invia i suoi manoscritti e non le rispondono i giornalisti né i blogger. A un certo punto prende a scrivere lettere a scrittori, artisti e personaggi famosi in ogni campo, intesse le sue missive di lamentele e polemiche, persino di insulti! Lettere bizzarre, talvolta esilaranti, indirizzate a Francesco De Gregori, all’editore Mondadori, a Natalia Ginzburg, a Woody Allen, a Francesco Guccini, scrive a Tolkien, dichiarando di essere ben a conoscenza della sua avvenuta morte, scrive a David Grossman, a Philip Roth, a Nataša Rostova, e poi al Presidente della Repubblica, ad Alfred Nobel e persino a Dio!

Caro Francesco De Gregori,

tu non mi conosci, naturalmente, ma io conosco te da anni, da quando le tue strane canzoni cominciarono a passare alla radio e la tua voce gentile, il tuo bel viso aristocratico e il tuo sguardo assorto si insinuarono nella mia mente. Ho la tua stessa età e sono cresciuta con la signora Aquilone, Alice e Hilde, queste tue donne stralunate, che immagino magre, bionde, dai lineamenti delicati, proprio il contrario di me, che sono grassa, enorme, debordante, ho i capelli unti, le smagliature al seno, la cellulite sulle cosce. Ecco, Francesco, nessuno scrive canzoni sulle donne obese, sformate, nessuno loda la nostra bellezza, che pure deve esserci, ne sono sicura, perché ognuno di noi ha la sua bellezza, anche se in alcuni casi è una bellezza evidente al primo sguardo, mentre in altri casi va cercata pazientemente e scoperta sotto strati e strati di tute macchiate, biancheria ordinaria, pelle biancastra, lardo in eccesso. Anche se non mi dedicherai mai una delle tue bellissime canzoni, io continuerò a seguirti con amore, a comprare i tuoi dischi, a ritagliare le tue fotografie dalle pagine dei settimanali. Non spero in una tua risposta, conosco la tua fama di persona riservata e scontrosa, perciò mi accontento di rinnovarti i miei complimenti per la tua brillante carriera e di augurarti di progredire sempre e di essere felice con la tua moglie misteriosa di cui nessuno sa nulla. La tua fedele ammiratrice Susanna Rosso.

P.S. È vero quello che dicono, e cioè che tua moglie è morta in uno strano incidente aereo? Se così fosse, ti rivolgo le mie più sentite condoglianze.

Susanna scrive e scrive e scrive, e sente nel suo animo e sul suo corpo le ferite che infligge ai suoi personaggi, prova tenerezza e disperazione, costruisce vicinanze che non è capace di vivere nella vita reale, confonde realtà e immaginazione, litiga con la vicina, con i colleghi, caccia via il fidanzato, autore di filastrocche per bambini (poi scopre che hanno pubblicato un suo poemetto sulle calzature che considera la più insulsa delle opere mai concepite. Ed esplode in rabbia!).

Nel chiuso di una casa ormai accessibile soltanto ai fattorini che le recapitano il cibo, Susanna sperimenta i sentimenti più forti e dà sfogo alla sua fame di vita, sovverte le regole del tempo, costruisce un mondo a parte e da quel mondo si lascia inghiottire.
Alla sua morte, svelata sin dal prologo, devono succedere diversi giorni prima che la vicina si decida a chiedere aiuto e a sollecitare l’intervento dei vigili del fuoco. Il ritrovamento del corpo, l’accesso a un ambiente desolante, la scoperta di una infinita mole di racconti, condurrà a un nuovo destino per Susanna e per le sue opere.

Marisa Salabelle costruisce una storia che ne contiene molte altre, e può raggiungerci a diversi livelli. Una storia capace di raccontare un microcosmo – quello dell’editoria – che conosce assai bene, ma che in sostanza può riprodurre i più elementari vizi e le bassezze di cui l’essere umano è capace, e lo fa riuscendo a sistemare il lettore in molteplici punti di vista, anche grazie a un tono che dapprincipio confonde e poi diverte moltissimo, senza mancare di pungere le coscienze davanti alla rappresentazione di pratiche pericolose e passivamente accettate.

La scrittrice obesa, dalla copertina e oltre, resterà per un po’ a fissarci, e a sollecitare un  continuo esercizio di sguardi, verso più direzioni, e ambienti ostili e strade impervie, in un conflitto continuo tra il “dentro” e il “fuori”, teso a un’essenza inafferrabile e valida soltanto come serie infinita di possibilità differenti. A lettura conclusa sarà difficile non sentirsi legati al personaggio e magari disposti alla conquista di una reale e più profonda leggerezza.

Lia Amen

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