Libri Sillabario all’incontrario

Published on Febbraio 26th, 2023 | by Lia Amen

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Sillabario all’incontrario

Sillabario all’incontrario

Ezio Sinigaglia, Sillabario all’incontrario, Terrarossa Edizioni

O COME OLTRE. Pur avendo già raggiunto un risultato notevole e precoce,

mi sembra opportuno andare oltre.

Ho letto Sillabario allincontrario come un lettore al suo primo libro. Uno che apre gli occhi su un’opera di vera letteratura e si accorge che una roba così non l’ha mai letta prima. Soltanto da pochi giorni avevo scoperto la scrittura di Sinigaglia, leggendo un altro suo libro che si può anche non specificare. Chi conosce questo autore sa che ogni cosa da lui scritta può avere sul lettore una forza impattante incredibile, e al massimo direbbe che il meglio per me deve ancora venire: io faticherei a immaginarlo, o forse ci riuscirei, perché certi autori suscitano e stimolano meraviglia, preparando il terreno a nuova meraviglia.

Ho letto Sillabario allincontrario e mi sono sentita un essere minuscolo, una macchia di inchiostro precipitata per sbaglio sulla pagina, però con lo sguardo enorme, incantato e allargato su un orizzonte senza tempo. Ho letto il libro che è stato medicina per l’autore, e intanto mi sono ammalata d’amore per lui.

Del tentativo terapeutico si racconta già nella prefazione, una prefazione scritta oltre venticinque anni dopo, e forse quest’opera nemmeno doveva finirci in libreria, mentre oggi bisognerebbe sfondarne la vetrina, se fosse necessario, per prenderla! Ma è soltanto un modo un po’ forte per dire che si tratta di un libro geniale e uguale a nessun altro. Del resto è certo più opportuno trarre esempio dall’atteggiamento pacato di Sinigaglia e restare tranquilli, saldi nella parola.

E infatti pare proprio che Ezio Sinigaglia abbia dedicato tutta la sua esistenza alla scrittura, lavorando sia in editoria che in ambito pubblicitario, esordendo soltanto nel 1985, quando aveva già trentasette anni, con un romanzo che non ebbe affatto successo, e senza che l’insuccesso modificasse minimamente le sue abitudini di scrittore. Quello stesso romanzo ha poi trovato nuova linfa in anni recenti, grazie al fiuto di Giovanni Turi di TerraRossa Edizioni, che pubblica Ezio Sinigaglia nel 2019, restituendo ai lettori Il pantarèi. La casa editrice pugliese ci ha offerto poi nel 2020 Limitazion del vero (presentato al Premio Strega da Lorenza Foschini), nel 2021 il primo volume Fifty-fifty. Warum e le avventure Conerotiche, e nel 2022, a completare il dittico, Fifty-fifty. SantAram nel Regno di Marte.

Anche  Sillabario allincontrario è stato presentato al Premio Strega, e dalla stessa Lorenza Foschini che, da grande sostenitrice di Sinigaglia, aggiunge che, probabilmente, si tratta della sua opera più significativa. «Chi ama la letteratura» scrive Lorenza Foschini «e la lingua italiana non penso possa fare a meno di apprezzare le opere di Ezio Sinigaglia». Questa motivazione, da me fortemente sentita, giustifica anche la mia impellente esigenza di scrivere questo articolo.

Il “Sillabario” nasce come cura a una varicella contratta in età matura, poi sfociata in una broncopolmonite e, dopo mesi di convalescenza, in un periodo di persistente stanchezza fisica e mentale. Quando la malattia del corpo si trasforma in “malattia dell’anima”, lo scrittore vive un momento di quasi totale inattività e assenza di pensiero, al punto che non riesce a trovare da sé quello che è notoriamente il rimedio più efficace e naturale. È allora il suo medico, che in quel periodo è anche l’amico più caro, a suggerirgli: “Scrivi!”.  “Ad Attilio Speciani che prescrisse” è dedicata questa singolare opera, che forse si trova all’incrocio tra il diario intimo, l’autobiografia, il saggio, il romanzo e il giallo, e proprio in questa sua caratteristica di sfiorare e attraversare tanti generi letterari senza aderire a nessuno di essi, troviamo uno dei punti di maggiore interesse. La qualità più evidente resta la scrittura di un autore gigantesco, che è naturalmente audace, precisa, preziosa, elegante, musicale, antica e moderna insieme e, sempre, deliziosamente ironica. Ezio Sinigaglia potrebbe scrivere del nulla, e quel nulla conquisterebbe forma e valore. E invece nel “Sillabario” indaga le ragioni di un disagio psichico e immagina di individuare una serie di parole-chiave per indagare lo spazio circostante e quello interno, nascosto, per analizzare il presente e il passato che lo ha in qualche modo determinato, per scavare nei ricordi, riesumare persone importanti e comparse significative di una vita vissuta tra luoghi diversi, e nutrita di distanze e di voci provenienti dall’universo animale e vegetale, da compagnie discrete o esigenti, in mezzo alle quali si sperde a volte il nostro essere più pieno. E come per risalire alle cause di un male o di una condizione presente si procede a ritroso, nella lettura di indizi più o meno significativi, così le parole del Sillabario seguono un ordine inverso, un alfabeto capovolto, dalla “Z” alla “A”. Dove la “A” è un “Aldilà” ancora da venire, a un passo da noi o ancora assai lontano, laddove deve puntare sempre il nostro sguardo, per comprendere il “prima” e proseguire “oltre”. Sillabario all’incontrario ci insegna a leggere – come un vero sillabario! – ma ci insegna a farlo con sguardo critico ma anche leggero, attraverso un atteggiamento nuovo e accogliente, ricordandoci che in mezzo a quelle cose che abbiamo attraversato e che ci sono appartenute o che abbiamo mancato, si nasconde il significato – o i significati – dell’esistenza.

Ezio Sinigaglia è autore dalla voce inconfondibile, e tutto ciò che riversa sulla pagina sembra essere già destinato a diventare “classico”.

Lia Amen

 

 

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