Interviste

Published on Aprile 18th, 2023 | by Carla De Felice

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L’esile penna. Fabrizia Ramondino – Intervista a Mis(s)conosciute

Giulia Morelli, Maria Lucia Schito e Silvia Scognamiglio sono le ideatrici del podcast Mis(s)conosciute – Scrittrici tra parentesi, da cui poi è nato un progetto di divulgazione più ampio, culminato nella pubblicazione del saggio edito da LiberAria L’esile penna: Fabrizia Ramondino.
Il progetto Mis(s)conosciute si propone di (ri)scoprire e portare alla luce autrici poco note del secolo scorso e raccontarle come avrebbero fatto loro. Ascoltare un episodio di Mis(s)conosciute equivale ad immergersi a 360 gradi nel mondo dell’autrice protagonista: ciascun episodio è diverso dall’altro per narrazione, struttura, ambientazione ma caratterizzato da grande cura, attenzione e rispetto verso l’autrice.
Dopo aver praticamente divorato L’esile penna: Fabrizia Ramondino, ho deciso di fare alle ragazze qualche domanda per scoprire qualcosa in più sul loro esordio letterario e sul loro fantastico progetto.
Buona lettura!

 

L'esile penna. Fabrizia Ramondino

Silvia Scognamiglio, Mis(s)conosciute, L’esile penna: Fabrizia Ramondino. LiberAria editrice, 2023, Pag. 218, € 13,50

Ciao ragazze è benvenute su una banda di cefali. È un vero piacere ospitarvi dopo tanti incontri dal vivo. Mis(s)conosciute nasce come podcast per (ri)scoprire e portare alla luce autrici del secolo scorso in qualche modo dimenticate e raccontarle come avrebbero voluto loro. Nel corso degli anni, è diventato però un progetto ben più ampio che è culminato con la pubblicazione per LiberAria del saggio L’esile penna. Fabrizia Ramondino. Volevo dunque chiedervi come mai il vostro esordio letterario è partito proprio dalla Ramondino e da dove nasce l’idea di scrivere un saggio a lei dedicato.
Come spesso accade quando si tratta di Mis(S)conosciute, l’idea di questo libro nasce da un pensiero collettivo. Da diversi anni studiamo la figura letteraria di Fabrizia Ramondino: abbiamo iniziato con il lavoro di approfondimento per l’episodio del podcast pubblicato nel 2020, ma la ricerca e lo studio sono proseguiti. Lo scorso anno, nel 2022, è avvenuto un incontro che ci ha messo sulla strada per il libro: abbiamo conosciuto Giorgia Antonelli, editrice di LiberAria, che ci ha proposto di curare un primo saggio su una delle autrici Mis(S)conosciute di cui ci siamo occupate in questi anni. Dopo diversi brainstorming, la scelta è ricaduta su Ramondino, prima autrice italiana protagonista del nostro podcast. Ci sembrava giusto dare spazio al materiale raccolto e alla sua figura letteraria, anche visto che, finalmente, l’editoria e la critica stanno riscoprendo la sua letteratura.
Quando è stato invece il primo “incontro” con Fabrizia Ramondino e cosa vi ha più colpito della sua persona e della sua scrittura?
Silvia: Anni fa, durante i primi anni di università, mi sono imbattuta in Althénopis e sono stata immediatamente rapita dalla descrizione raffinata e minuziosa dei luoghi descritti nel romanzo dalla bambina protagonista. Paesi, spiagge e viuzze di campagna che ho riconosciuto perché gli stessi posti hanno fatto da sfondo anche alla mia infanzia e adolescenza. Il primo legame con la sua scrittura, dunque, è stato visivo ed emotivo. Quando abbiamo iniziato a lavorare a Mis(S)conosciute, dopo tre episodi dedicati a scrittrici egiziane, inglesi e tedesche, abbiamo deciso di concentrarci su un’autrice italiana e la scelta è ricaduta su Ramondino perché in quel periodo (inizio 2020) avevo ripreso in mano i suoi romanzi, iniziando a studiare anche la sua biografia. A quel punto, a colpirci è stato il legame indissolubile che esiste tra esperienza, memoria e letteratura, e l’attivismo sociale, politico e civile che ha sempre animato l’agire di Ramondino e che inevitabilmente ha influenzato anche la sua scrittura. 

Fabrizia Ramondino

Fabrizia Ramondino

Già nelle prime pagine dell’Esile penna, mostrate un aspetto che evidenzia da subito la complessità di Fabrizia Ramondino. In tutta la sua vita, ha sempre cercato di rendersi rilevante in un contesto dominato dal patriarcato eppure voleva essere chiamata scrittore.
Nei quattro anni di vita di Mis(S)conosciute, ogni giorno leggiamo e approfondiamo la figura letteraria di tante scrittrici, italiane e internazionali. Essendo così immerse nella materia complessa che è la letteratura scritta da donne ci rendiamo conto – ogni giorno sempre di più – di quanto questa sfugga a ogni tentativo di classificazione, di quanto diverse siano le voci delle scrittrici: ricche, composite, eterogenee, inclassificabili, complicate, stratificate. In una parola, appunto, complesse, come ogni essere umano. Se pensiamo a noi stesse, ognuna di noi è portatrice di tanti tasselli che ci rendono le persone che siamo. Fabrizia Ramondino, come molte altre scrittrici e scrittori, era profondamente consapevole di quanto la vita che aveva vissuto l’avesse resa la persona che era e di quanto le etichette fossero spesso superflue e potenzialmente nocive, come la stessa classificazione di “scrittrice”. In una cultura dominata dalla concezione maschile del mondo, i veri “scrittori” erano, appunto, solo quelli che rientravano nell’etichetta maschile del sostantivo, e di questo non solo Ramondino, ma tante altre scrittrici venute prima e dopo di lei erano consapevoli. Su questo punto ci soffermiamo particolarmente nel saggio perché pensiamo sia un punto fondamentale della riflessione che cerchiamo di portare avanti.
Fabrizia Ramondino è una scrittrice oggi poco conosciuta eppure è stata molto attiva nella sua epoca: ha vissuto in varie parti d’Italia, in Germania, in Spagna, ha scritto saggi, romanzi, pièce teatrali, sceneggiature per il cinema e molto altro ancora. Come se non bastasse, è stata molto attiva nel sociale, era spesso ospite in radio; è stata apprezzatissima nella sua epoca, sia in Italia, sia all’estero. Eppure, oggi, è un’autrice meno nota e letta del Novecento. Come mai secondo voi?
Quello dell’oblio è un destino che accomuna Fabrizia Ramondino a tante scrittrici che sono state fondamentali per la nostra cultura. All’incirca un anno fa abbiamo pubblicato sui nostri social il meme di un iceberg che ha fatto il giro del web: l’iceberg delle scrittrici italiane del ‘900. Un’immagine abbastanza esemplificativa del destino cui è andata incontro larga parte delle autrici italiane del secolo scorso (ma allargando l’immagine possiamo includere anche autrici di altre nazionalità e epoche): è sprofondata negli abissi della cultura. Il perché questo continui ad accadere, è oggetto per noi di una ricerca continua. Sicuramente una grande fetta di responsabilità appartiene a tutte quelle strutture che vanno a formare la cosiddetta “industria culturale” di un paese: e quindi i festival, la critica, l’editoria, la ricerca, l’università e, ovviamente, la scuola. Questo è un punto su cui insistiamo spesso: nell’arco della sua vita scolastica (limitandosi alla scuola dell’obbligo) una studentessa o uno studente incontra al massimo un paio di trafiletti dedicati alle pochissime autrici che sono riuscite a entrare nei testi scolastici. Questo fatto crea un bias, un pregiudizio: se le autrici non ci sono, non vanno studiate né conosciute, allora non sono importanti. Allora non è necessario leggerle. Allora non esistono. Da qui alla memoria a breve termine del mondo culturale nei confronti di un’autrice importante come la Ramondino e come tutte le scrittrici inserite nel nostro iceberg (e tutte quelle che non abbiamo ancora nominato), il passo è molto breve.

Poster acquistabile qui.

Un aspetto che amo molto dei vostri lavori è la profonda cura, attenzione e rispetto verso le donne di cui parlate. Come avete lavorato insieme alla stesura del saggio? Come avete diviso il lavoro? Quali sono stati i punti di forza o le difficoltà rispetto alla preparazione del podcast?
Nel lavorare al podcast Mis(S)conosciute abbiamo adottato un metodo produttivo: ogni episodio ha una “titolare” di puntata che si occupa dello studio e della stesura del copione e le altre due autrici si occupano dell’editing, della revisione e della correzione della sceneggiatura. Tutte e tre poi, di concerto, lavoriamo all’idea sonora del podcast, appuntando suggestioni, atmosfere sonore che vorremmo ricreare, inserendo suoni/rumori e voci che pensiamo aiutino l’idea a svilupparsi maggiormente. Una volta svolta questa parte – che è la più lunga e laboriosa del processo creativo – registriamo, forse la fase più agile. Si passa poi alla fase di montaggio e postproduzione, altrettanto complessa, di cui si occupa Maria Lucia Schito. Nel passare dalla produzione del podcast a un saggio scritto in forma di libro, il modus operandi e le tempistiche sono state più o meno le stesse: una “titolare” di scrittura, in questo caso Silvia Scognamiglio che si è dedicata allo studio, alla ricerca e alla scrittura del testo, e Maria Lucia Schito e Giulia Morelli si sono occupate, man mano che la scrittura procedeva, all’editing, alla revisione e alla correzione di bozze del testo. Una catena di montaggio completa dove lo scambio continuo, la collaborazione e il senso di portare avanti un lavoro comune sono fondamentali. 

Per Fabrizia Ramondino la scrittura era un qualcosa di salvifico che le permetteva di recuperare memoria e trarre in salvo lei che scriveva. Com’è stata quest’esperienza nella scrittura per voi e qual è il bilancio?
In un’intervista rilasciata a Repubblica nel 2000, Ramondino diceva: “Leggere e scrivere sono attività creative che trasportano in altri mondi e nel profondo di quello tuo personale. Più un libro è scavato dentro sé stesso, più raggiunge valori universali. Alla fine, è stato il mio destino di scrittore, di salvare me stessa cercando di salvare le parole dall’incuria, dall’abuso, dall’equivoco, dal fraintendimento. Perché non soffriamo solo noi, soffrono molto anche le parole”. La lettura di un buon libro fa precisamente quello che descrive Fabrizia: spalanca mondi e nel contempo apre finestre sul sé. Sprofondare per tanto tempo nella sua scrittura così accorta nei confronti delle parole è stato, in qualche modo, un viaggio salvifico perché ci ha permesso di trarre in salvo, a nostra volta, l’universo creativo e letterario dell’autrice che abbiamo cercato di raccontare nel saggio. 

Fabrizia Ramondino è stata una figura molto attiva, alla perenne ricerca di indipendenza e di affermazione di sé che ha fatto sempre sentire la sua voce. Da dove nasce invece allora la scelta del nome per il saggio: l’esile penna?
L’esile penna è il titolo di una poesia di Fabrizia Ramondino presente nella raccolta poetica “Per un sentiero chiaro” (Einaudi, 2004). Risale al periodo tedesco della scrittrice ed è inserito nella sezione delle liriche composte nel 1956, quando Fabrizia aveva appena 19 anni. Aveva deciso di andare via da Napoli, per cercare di “diventare adulta” a modo suo. Leggendo quei versi abbiamo immaginato la giovanissima ragazza che era stata, minuta, esile, apparentemente fragile e sola che, però, nonostante tutto:
«ostinata – la penna intingo
in simpatici inchiostri
che il tempo perduto
evidenzia»
In quella immagine, la giovane Fabrizia impugnava con forza la sua penna per riversare i propri tumulti interiori sulla carta e così facendo, inconsapevolmente, salvarsi e salvare dal “tempo perduto” i ricordi, le emozioni e la memoria. 

Dopo aver letto l’Esile penna si viene colti da un desiderio irrefrenabile di recuperare tutto il recuperabile su Fabrizia Ramondino. Da dove consigliate di partire per chi volesse avventurarsi nel suo universo e scoprire un po’ di più su di lei?
Quando abbiamo cominciato a raccogliere materiale su Ramondino, ci siamo scontrate subito con la scarsa reperibilità della sua opera sul mercato. Era il periodo del primo lockdown, le biblioteche erano chiuse e le bancarelle dell’usato impraticabili, quindi abbiamo iniziato a chiedere a parenti e amici di scandagliare le proprie biblioteche casalinghe per aiutarci a raccogliere i suoi testi, la maggior parte dei quali era stata pubblicata da Einaudi. Dal 2020 per fortuna alcuni editori stanno riscoprendo l’opera di Fabrizia e, oltre a un paio di testi ancora disponibili sul mercato editi da Einaudi (“L’isola riflessa” e “Althénopis”), i diritti dell’autrice sono passati a Fazi Editore che si sta occupando di ripubblicare l’opera. Per ora sono apparsi  “Guerra di infanzia e di Spagna” (2022) e da pochi giorni è uscita la nuova edizione di “Althénopis”. Per cominciare, quindi, consigliamo di partire senz’altro dall’inizio, ovvero da “Althénopis”, suo esordio letterario, per proseguire con “Guerra di infanzia e di Spagna” e “L’isola riflessa”. Marotta e Cafiero, invece, si sta occupando di ripubblicare gli inediti teatrali dell’autrice. Per i tipi di nottetempo, invece, sono reperibili con abbastanza semplicità “Taccuino tedesco” e la raccolta di racconti “Il calore”. 

Vi faccio questa domanda con le dita incrociate: ci sarà una nuova pubblicazione firmata Miss(s)conosciute? 

L’idea è senz’altro quella. Incrociamo le dita!

Un grazie di cuore a Silvia, Giulia e Maria Lucia per la disponibilità e la precisione.
Potete acquistare il saggio L’esile penna: Fabrizia Ramondino sul sito di LiberAria cliccando qui.

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L'unico vero realista è il visionario.



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