Fumetti La Revue Dessinée Italia

Published on Aprile 27th, 2023 | by Andrea Ravasio

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Un anno di Revue Dessinée Italia: intervista a Lorenzo Palloni

Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, la Revue Dessinée nasce in Francia nel 2013. È una rivista trimestrale indipendente che propone articoli di attualità, ma con una particolarità: sono tutti, interamente, a fumetti.
Nel 2020 Massimo Colella, insieme ad Andrea Coccia, Lorenzo Palloni e Alessio Ravazzani, decide di portarla in Italia e così, nel giugno 2022, preceduta da un numero zero, nasce la Revue Dessinée Italia.
Un anno e quattro numeri dopo, siamo andati a chiedere a Lorenzo Palloni come stanno andando le cose. Lo spunto per iniziare la conversazione me lo offre proprio la loro newsletter, nello specifico quella del primo aprile dall’oggetto “L’avventura della Revue finisce qui!”. Un battito cardiaco mancato dopo, mi rendo conto che si tratta di un pesce d’aprile (e il contenuto della newsletter me lo conferma), ma se una parte di me ci ha creduto è proprio perché con una rivista indipendente a fumetti, senza pubblicità, e nel periodo in cui ci troviamo a vivere, il timore di veder naufragare il progetto c’è sempre.

Quindi, a che punto siamo?

Se i mercati mondiali non crollano domani, la situazione tutto sommato è rosea!
Abbiamo qualcosa come duemila abbonati e gli abbonamenti sono in aumento… quindi per ora l’esperimento va. E non era affatto scontato.

Le spese da affrontare non sono poche…

L’aumento delle bollette dell’energia e del costo della carta ci hanno dato una bella mazzata, tanto che abbiamo dovuto aumentare il prezzo della rivista già dal secondo numero.
Essere indipendenti significa non avere grandi finanziatori alle spalle e non accettare i soldi della pubblicità. I fondi che abbiamo al momento derivano interamente dal crowdfunding, dagli abbonamenti e, in minor parte, anche dalle librerie.
C’è un’altra cosa che è fondamentale ricordare: i soci principali, per ora, non si pagano. Il lavoro redazionale sulla Revue si porta via almeno mezza giornata ogni giorno, ma se dovessimo tirare fuori dagli introiti anche i nostri stipendi diventerebbe molto complicato far stare in piedi tutto. Per ora ognuno si mantiene con altri lavori, alla fine di quest’anno forse riusciremo anche a pagarci, ma per ora puntiamo prima di tutto ad essere sostenibili, poi si vedrà.

E poi ci sono gli autori.

Te lo dico sinceramente: pagare gli altri è una delle cose più belle.
Noi paghiamo, mediamente, ben più di quanto paghi qualsiasi altra casa editrice di fumetti in Italia. Anzi: paghiamo i nostri fumettisti quanto la Revue francese paga i suoi, nonostante i due mercati non siano neanche lontanamente comparabili. Chi ne capisce un po’ rimane allibito: «Ma siete pazzi? Ma non è sostenibile!». Invece lo è, a prezzo di qualche sacrificio.

Facciamo un passo indietro. La Revue Dessinée è un periodico dedicato esclusivamente al graphic journalism. Si tratta di una novità assoluta?

Per quanto riguarda l’Italia sì, è una novità!
Permettimi di fare una precisazione, però: noi non facciamo graphic journalism, ma giornalismo a fumetti.
Sembra una pignoleria, lo so, ma c’è una differenza: i grandi nomi del graphic journalism, come Joe Sacco, Guy Delisle, anche il nostro Zerocalcare con Kobane Calling, sono prima di tutto fumettisti. I nostri articoli, invece, sono scritti e curati innanzitutto da giornalisti, quindi trasformati in fumetto con la collaborazione dei nostri disegnatori e disegnatrici.
Nel graphic journalism l’autore è quasi sempre protagonista e testimone di ciò che racconta; noi invece, come negli articoli di giornale, cerchiamo di togliere l’ego dall’equazione per guadagnare in oggettività e in credibilità.

La Revue Dessinée Italia

Qual è il pubblico della Revue Dessinée?

Onestamente, abbiamo iniziato con un’idea abbastanza vaga su quale potesse essere il nostro target… immaginavamo potesse essere il lettore medio di Internazionale o qualcosa del genere. Ma dopo l’uscita del primo numero ci siamo resi conto che il bacino d’utenza è più ampio, la Revue interessa anche ai ragazzi, ma attrae anche persone di una certa età.
In Italia abbiamo un approccio ancora piuttosto immaturo al fumetto… il confronto con il mercato francese è impietoso: considera che lo scorso anno, in Francia, le vendite del comparto manga e fumetto hanno superato per la prima volta quelle della letteratura. Ora le cose stanno cambiando anche in Italia, anche grazie a fenomeni come quello di Zerocalcare, ma c’è ancora strada da fare. Puntiamo molto sulle nuove generazioni cresciute con Sio, Labadessa, Pera Comics… loro diventeranno universitari già abituati al medium fumetto e arrivare nelle università è fondamentale.

Leggere l’attualità a fumetti è più facile?

Insomma… i fumetti bisogna saperli leggere e non è una cosa così scontata! Detto questo, ci sono storie che si prestano quasi meglio ad essere rese in una storia a fumetti piuttosto che in prosa.
Se ne sono accorti anche diversi fra i giornalisti che hanno collaborato con noi: superato il tentennamento iniziale dell’essere fuori dalla propria comfort zone, hanno scoperto le potenzialità di un medium molto diverso dal loro.

Come nasce un singolo articolo?

Scegliamo gli argomenti tra quelli proposti dagli stessi giornalisti. Decidiamo assieme, ma l’ultima parola spetta principalmente ad Andrea e Massimo; io, che sono un po’ più sbilanciato sul fumetto, ho una buona idea di cosa è “fumettabile”, ma ciò che può essere un buon fumetto non è necessariamente adatto a diventare un articolo.
Scelto l’argomento, chiediamo al giornalista un soggetto un po’ più elaborato, da cui possiamo dedurre un numero approssimativo delle pagine che richiederà; a questo punto torniamo dal giornalista e gli chiediamo un “trattamento” del soggetto, ovvero di scrivere un abbozzo di sceneggiatura: non una sceneggiatura vera e propria, perché non è il suo mestiere, ma più un insieme di input visivi e testi da esporre.
Infine, passiamo il tutto al disegnatore o alla disegnatrice. La scelta, in questo caso, può dipendere da fattori geografici, come la vicinanza ai luoghi di cui si parla oppure la vicinanza col giornalista, così da potersi confrontare direttamente, oppure stilistici, se l’artista ha uno stile che pensiamo possa essere adatto a raccontare quella particolare storia (e su questo in redazione abbiamo ormai sviluppato un certo fiuto).

Tra i vostri autori ci sono molti nomi nuovi.

È un altro dei nostri obiettivi fondamentali: reclutare quanti più esordienti possibile e dar loro uno spazio in cui mettersi alla prova.
Questo per quanto riguarda il lato fumettisti. Dal lato giornalistico è più difficile che arrivino degli esordienti, perché un giornalista esordiente manca spesso di strumenti fondamentali quali fonti attendibili e capacità di fact checking, che per noi sono essenziali.

Nei primi numeri della Revue Dessinée Italia compaiono anche storie prese dalla «sorella maggiore» francese. Qual è il vostro rapporto con la Revue Dessinée originale?

La Revue Dessinée francese è ormai molto grande e autosufficiente, la sua redazione conta una ventina di persone, hanno vendite stratosferiche e sono abbastanza stabili da poter affrontare anche ulteriori pubblicazioni, come riviste monografiche dedicate a un certo tema o, più di recente, la rivista Topo, una sorta di Revue rivolta a un pubblico più giovane. Ecco, questi sono un po’ anche i nostri obiettivi.
Le storie francesi che compriamo e pubblichiamo in Italia rappresentano innanzitutto una continuità con la rivista originale; inoltre, ci permettono di ridurre i costi, perché paghiamo le storie francesi circa 60 euro a pagina, contro i 150 per ogni storia nuova; infine, ci permettono di aggiustare eventuali modifiche d’impaginazione dell’ultimo minuto.
Ovviamente, essendo noi la Revue Dessinée Italia, prendiamo dalla versione francese solo storie che riguardino il nostro Paese, oppure il cui racconto parte dall’Italia, o ancora storie riguardanti più Paesi, tra cui anche il nostro. Anche diverse rubriche provengono dalla Revue francese.

L’obiettivo è continuare così o arrivare ad avere solo storie prodotte in Italia?

Vorremmo arrivare un giorno a una rivista interamente realizzata con materiale nostrano. Non è necessario, anche perché sia le nostre storie sia quelle francesi hanno il pregio di non avere una data di scadenza, il che significa che noi abbiamo un bacino di dieci anni e quaranta numeri di Revue francese a cui attingere, il che non è poco. Ma ci piacerebbe.

Che aggiungere? Cento di questi numeri (e oltre)!
Intervista a cura di Andrea Ravasio

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