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Published on Maggio 10th, 2023 | by Lia Amen

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Atto di dolore

Atto di dolore

Antonio Gurrado, Atto di dolore, Wojtek edizioni. Pag. 220, € 18

Atto di dolore è il ventitreesimo titolo della collana “Orso Bruno” di Wojtek Edizioni.

Antonio Gurrado, classe 1980, collaboratore de “Il Foglio”, che ha pubblicato Ho visto Maradona (Emiciclo, 2014), La religione dominante. Voltaire e le implicazioni politiche della teocrazia ebraica (Rubettino, 2018)e Il romanzo del giro 1909 (Bolis, 2020), è il suo autore.
Si tratta di un lavoro diviso in tre parti, al centro delle quali troviamo un romanzo intitolato “Atto di dolore”, preceduto da una sezione che racconta “Cosa esiste al di fuori del testo”, e seguita da una parte assai più breve ma non meno significativa dove trova spazio una terza voce, che in realtà il lettore conosce già sin dalle prime pagine.
Antonio Gurrado è anche il nome del narratore di Atto di dolore, un uomo che parla di sé prima ancora che del personaggio nato dalla sua penna, ed è un uomo che vive e scrive, e di sicuro desidera portare a termine un romanzo che gli garantirebbe il successo necessario ad abbandonare la saggistica di nicchia e le poco fruttuose collaborazioni con diverse testate giornalistiche. Protagonista del romanzo di quest’uomo è Giustino Sperandìo; anch’egli scrive per vivere e intanto produce su commissione bassa pornografia (è definito dal suo creatore “pornomane e cattolico”) e sperimenta vivaci avventure sessuali che alimenteranno a loro volta le narrazioni attese. Tra Giustino Sperandìo e Antonio Gurrado, e i loro incontri più o meno occasionali, si colloca e si smarrisce il lettore, e tra loro si ritrova e si sente chiamato in causa, a riflettere sulle questioni più diverse, che abbracciano situazioni e un pubblico più esteso, sempre sotto uno sguardo ironico che guida, diverte e confonde.

Premessa (filosofica): non fosse per quel lieve impedimento del Giudizio Universale, la strategia che mi converrebbe di più è morire. Giace infatti fra le mie carte che non mi azzardo più a toccare un romanzo che si chiama Atto di dolore e che nemmeno io sarei in grado di dire se è compiuto o incompiuto, tante sono le versioni che si sono avvicendate.

Il lettore lo sa da subito, dal momento che si scopre depositario di una confidenza tanto intima, che chi scrive troverebbe sollievo nella morte. E mentre legge e si trova già introdotto in una zona segreta, può forse iniziare a interrogarsi sulla fondatezza di questo pensiero, e quindi davanti al muro del “lieve impedimento” che lo precipita col pensiero nel vortice dell’attesa da consumarsi nella pungente considerazione degli atti impuri, dei peccati e delle colpe che non si possono in alcun modo nascondere. Il romanzo che si ritrova tra le mani, acquistato in libreria come un libro qualsiasi, è invece un segreto, il più inconfessabile, del narratore Antonio Gurrado, ed è una zavorra, un peso morto che portiamo sulla coscienza e che grava sugli occhi quando proviamo a guardare le cose del mondo e a dimenticare quelle che occultiamo dentro.

Atto di dolore – che originariamente doveva chiamarsi La carne debole – è stato iniziato nel 2004, addirittura nel 2003 secondo le mie ricostruzioni congetturali più pessimiste, quindi mentre vivevo un fugace annetto a Napoli per una borsa postlaurea allIstituto Croce; abbandonato per pensare ad altro, è stato ripreso credo attorno al 2006 come contraltare della tesi di dottorato che andavo scrivendo a Modena, e così mi ha accompagnato nelle successive peregrinazioni a Pavia e addirittura a Oxford, dove ho un distinto ricordo di me, incapace di concentrarmi a casa, intento a vergarlo sugli accoglienti tavoloni di mogano della Taylor Institution, la biblioteca della facoltà di lingue che anni prima aveva ispirato nientemeno che Tutte le anime di Javier Marías.

Della genesi del romanzo, delle abitudini di vita di Antonio Gurrado si racconta sin dalle prime pagine e, soprattutto, del titolo originario dell’opera, La carne debole, che fa luce su un secondo argomento, il sesso, che ha a che fare con la religione, con gli atti impuri e la confessione – difficile da attuare – o con un mondo celeste che mortifica quello terreno e fa pesanti i nostri corpi.
Ma quindi Antonio Gurrado ha scritto un romanzo che parla di religione e di sesso? Può darsi, anzi questo si può affermare con un buon margine di certezza. Più sicuramente, Atto di dolore è un romanzo che parla al lettore e lo interroga, e spesso lo induce a piegarsi in due dalle risate, poi lo confonde e lo spaventa – perché lo indaga, poi lo gela con una narrazione che sa farsi durissima, ma continua a tenerlo su, attraverso il filo dell’ironia, e poi lo intenerisce e sempre lo suggestiona, con tutti i mezzi possibili, che sono tanti e si rivelano, non senza sorprese, a poco a poco, fino all’ultima pagina.
E, dettaglio non trascurabile, Atto di dolore è un romanzo che “parla” in maniera bella e piena, attraverso una prosa architettonicamente perfetta e funzionante, colta, e aderente alle più diverse esigenze. Una prosa che sa raccontare gli impulsi più naturali della vita dell’uomo, che sa esprimere le esigenze che diremmo “più basse”, e che forse sono soltanto le più istintive, soffocate al di qua di norme religiose, morali e sociali, e sa descrivere il gesto, attingendo alla fisicità senza perdere l’eleganza di una lingua capace di orchestrare le parole secondo differenti modulazioni e intenzioni.
Il lettore segue il narratore e il suo personaggio attraverso percorsi riconoscibili e inauditi, in un viaggio che spazia da Sud a Nord, e viceversa, e procede oltre i confini nazionali, che in qualche modo simboleggiano anche i confini delle nostre possibilità, delle nostre caducità, della nostra insuperabile inconsistenza. E tra le pagine trova riflessi atteggiamenti che assumiamo noi stessi o le persone a noi vicine, e che rappresentano un rischio concreto e costante dal momento che delineano il costume di un tempo e di una società che inevitabilmente ci inghiotte, quando non siamo proprio noi i suoi principali interpreti.
Atto di dolore è forse un riuscito esperimento di metanarrativa, ed è anche viaggio esilarante e amaro tra le strade che percorriamo ogni giorno, come lettori o aspiranti scrittori, come attori o aspiranti tali di una scena sociale che ci sfugge eppure ci trascina dove soltanto la storia saprà, ammesso che questa deriva conservi in sé un qualche senso.
Antonio Gurrado descrive i vizi più banali dell’essere umano, dove certe atrocità perdono quasi colpevolezza. Il racconto della vita del narratore, che senza accorgersene ci tiene legati a lui per un arco temporale che si rivela poi importante, si sovrappongono e si confondono con le avventure del protagonista cui dà vita, in una successione di immagini e di nefandezze che si fanno ora più incisive ora trascurabili, ma che fluiscono in una narrazione nuova e diversa e a tratti quasi lirica.

“Omaggio sgangherato e parodistico alla grande letteratura erotica – da Sade ad Apollinaire, da Restif a Henry Miller – Atto di dolore è un libro sul doppio: un’indagine su colpa, ossessione e confessione, sull’immagine in cui ci si specchia quando si racconta di sé e non ci si riconosce”: le promesse della sinossi non sono disattese da un’opera che lascia spazio a molte altre sorprese e dispiega una prosa in grado di esprimere le più ampie possibilità di una lingua versatile e originale.

Lia Amen

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