Case vuote, Cenere in bocca: quello che resta quando manca tutto
I due romanzi di Brenda Navarro, Case Vuote e Cenere in Bocca, riescono a discutere di tematiche forti e gravose senza appesantire la lettura, costruendo un flusso narrativo che, nonostante la tristezza, rimane un’autentica esperienza da esplorare a pieno. Le due opere sono legate per più di una ragione – il punto di vista di narratrici alle prese con una perdita incolmabile, con una società infame e infelice, con la loro missione personale di autoscoperta e ricostruzione della quotidianità – ma i punti di contatto non sono mai scontati o superficiali, come ad esempio potremmo pensare, dato che sono scritte dalla stessa mano. Piuttosto, Case Vuote e Cenere in Bocca emergono come due fasi dello stesso studio, due arie della stessa lunga opera, le confessioni di donne che, anche se non si conoscono, avrebbero molto da scambiarsi. In realtà, loro si incontrano e si sono incontrate nella mente di tutti coloro che hanno letto questi due romanzi incendiari, tramite cui la nostra solitudine e la profonda presenza della violenza che ci circonda emergono fortissime. Se cercate letture d’evasione, non penso che siano titoli adatti, ma se volete letteratura di alta qualità da una mente acuta e umana fino alla sua carne, allora non potete assolutamente farvi sfuggire questi due capolavori.
Il mio primo incontro con la voce di Brenda Navarro è stato dal vivo, dato che l’ho potuta ascoltare al FLIP 2025, e, sebbene non avessi ancora letto le sue opere, la sua lucidità e schiettezza nelle risposte mi incuriosirono subito. A dir la verità, quello che ricordo più di tutto era la sua felicità nelle risposte, e mi stupì il fatto che stesse parlando di opere così marcatamente negative nella trama con una luce così forte negli occhi. Scrivere di argomenti simili non può lasciare nessuno impassibile, oltre al fatto che Navarro ci raccontava come, ovviamente, l’ispirazione per entrambi i romanzi arrivasse dalla vita quotidiana vissuta e sentita dalle notizie giornaliere. Insomma, in quel momento apprezzai la scrittrice e la donna e subito provai un senso di ammirazione e stupore per così tanta vitalità e sicurezza. Così corsi a prendere le copie dei libri e a chiederle di ricevere una dedica. In Case Vuote mi ha scritto “Querido Alessandro, que estas Casas te llenen de otras muitas conversaçiones”. A rileggerle ora, dopo più letture del romanzo, ho come una sensazione di dolceamara ironia.
Nonostante la presentazione dal vivo mi avesse dato un’idea dello spirito di ciò che avrei letto, le due opere hanno addirittura superato quell’impressione iniziale grazie a uno stile essenziale e preciso, che permette sia alle voci narranti che all’intreccio narrativo di impattare a pieno, andando ad escoriare il diaframma, il cuore, le mani e gli occhi. Ricordate, non è una lettura alla leggera.
Entrambi i romanzi usano la memoria per creare spirali narrative dove seguiamo le protagoniste nella ricostruzione di momenti fortemente dolorosi, in cui entriamo come fossimo confidenti, a cui vengono affidate informazioni che nessun altro nella storia ha mai sentito prima. Per me ne è nato un sentimento di fiducia, profonda tristezza ma anche tenerezza, specialmente per le vicende di Cenere in Bocca.
Trame
In Case Vuote, Navarro ci consente di sederci al fianco di due donne e ascoltarne i flussi di coscienza e le vicende personali legate da un evento traumatico: la prima protagonista che incontriamo è devastata perché qualcuno ha rapito il suo bambino mentre si trovavano al parco – lei si era distratta con il cellulare – e non riesce a perdonarsi questa perdita; l’altra voce del libro è proprio la donna che ha compiuto quest’atto, prendendosi il piccolo e costringendolo a una vita con lei e il suo compagno, totalmente inadatto al ruolo di padre e partner. Le due protagoniste sono molto differenti fra loro: la prima fa parte di una classe sociale agiata, ha un’emotività più silenziosa ma mai debole, divisa fra il dolore per il figlio scomparso e il dolore di dover accudire sua nipote spagnola orfana, la cui madre è stata vittima di un femminicidio da parte del padre. L’altra, invece, è una ragazza più che una donna, una piccola imprenditrice, che usa il suo talento per la lavorazione del cioccolato per sostenere la sua piccola famiglia disastrata, che lei ha desiderato talmente tanto da realizzarla con il rapimento in atto.
La dimensione della famiglia racchiude sia uno dei maggiori punti di contatto fra le due che quello di maggior distanza: se una casa e la sua famiglia sono vuote per un’assenza incolmabile e svuotata ulteriormente dall’odio per la piccola orfana – “Dovevi sparire tu” dice alla piccola Nagore la narratrice, “Sarebbe dovuto succedere a me” le ripete qualche riga più tardi la piccola -, l’altra famiglia e la loro casa viene svuotata e resa fragile dalle continue esplosioni rabbiose, dall’instabilità economica e dalla crescente ansia per la verità sul piccolo che la abita controvoglia.
Cenere in Bocca invece si apre con il resoconto del suicidio di Diego, il fratello della protagonista. La prima descrizione che ci accoglie è quindi quella di questo povero corpo martoriato dalla gravità, mentre la sorella cerca un’onomatopea che possa descrivere il momento dell’impatto con il suolo, sembrando quasi una bambina nel frattempo. Nel resto del romanzo, ci racconta del tempo che hanno trascorso in Messico insieme ai nonni mentre la loro mamma era emigrata in Spagna per costruire una vita migliore, gli anni di attesa, il ricongiungimento a Madrid – purtroppo infelice -, lo spostamento della narratrice a Barcellona per mettere spazio fra sé e la sua famiglia, il rapporto con Diego, il ritorno in Messico per portare le ceneri alla casa natia.
Le due opere non vogliono cercare in chi legge una facile pietà, quanto iniziare una conversazione plenaria su temi importanti per Navarro. Infatti, come detto dalla scrittrice stessa in un’intervista, per lei il potenziale più alto della letteratura è proprio quello di dar vita a confronti da cui può nascere un reale cambiamento societario.
Infatti, questi romanzi non parlano solo di problemi individuali, ma di questioni ampie come la violenza a livello statale e la violenza di genere, l’autodeterminazione e la costruzione del sé, la complessità dei rapporti umani sia quando vengono instaurati ma anche nel loro mantenimento, la fragilità della motivazione e molto altro.
Alessandro Di Porzio





