Libri la figlia unica

Published on Gennaio 25th, 2021 | by Lia Amen

0

La figlia unica di Guadalupe Nettel

Guadalupe Nettel la figlia unica

Guadalupe Nettel, La figlia unica, La nuova frontiera

Se avete già acquistato l’ultimo romanzo di Guadalupe Nettel, prima di iniziarne la lettura, mettetevi comodi e cercate di allontanare seccature e interruzioni: staccate il telefono, procuratevi dell’acqua e una coperta. Concedetevi insomma delle ore di pace perché, se anche continuaste a svolgere altre attività, non riuscireste a distogliere il pensiero e gli occhi dal libro. Se già conoscete la scrittrice messicana, pubblicata in Italia prima da Einaudi e adesso da La Nuova Frontiera con le traduzioni di Federica Niola, vi sarà facile intendere il senso di questo solerte invito. Se invece non siete ancora approdati alla sua scrittura, state pur certi di subirne il fascino e preparatevi anche a uno zampillare di interrogativi e riflessioni e a calarvi in punti di vista opposti tra loro e nitidissimi.

La figlia unica è un’accurata, rapidissima, coinvolgente esplorazione dell’idea di maternità – e di genitorialità – ai giorni nostri, che tiene conto di tutti i problemi e le incertezze e le angosce connessi alle diverse prospettive assunte esprimendo in maniera prodigiosa la portata rivoluzionaria che la possibilità di nuova vita reca con sé, non soltanto all’interno della famiglia, ma di tutta la comunità di riferimento. Il romanzo della Nettel racconta tutta la grandezza e tutta la fatica generate già dalla sola idea di diventare genitori. C’è la fatica di chi è madre, la fatica di chi desidera esserlo, e la fatica di chi intende difendere il proprio diritto a scegliere di non esserlo. Le diverse situazioni sono incarnate da tre donne le cui strade si intrecciano mirabilmente per raccontare una storia di grande solidarietà femminile,  e prima ancora di grande umanità. Queste situazioni, però, non appaiono così definite, anzi, si mostrano in tutta la loro provvisorietà e vulnerabilità, e ci ricordano che ogni scelta è figlia di rinunce più o meno dolorose e di battaglie combattute a lungo contro nemici tangibili o immaginari, contro forze che ci aggrediscono dall’esterno ma che talvolta siamo noi stessi a delineare.
È Laura a parlarci della sua amicizia con Alina, di un legame nato a Parigi e consolidatosi per una certa comunanza di idee, inclusa quella di non voler diventare madri, per non esser costrette a sacrificare tempo, abitudini e progetti, per non compromettere salute fisica e morale, per restare fuori dalla setta delle sostenitrici della Lega del latte e fanatiche di metodi riproduttivi. Laura sente di appartenere a una generazione cui è data la possibilità di negare quello che fino a qualche tempo prima era considerato il ruolo primario della donna.

A differenza della generazione di mia madre, che considerava aberrante lidea di non avere figli, molte donne della mia hanno deciso di astenersi. Le mie amiche, per esempio, si potevano dividere in gruppi altrettanto numerosi: quelle che contemplavano la possibilità di abdicare alla loro libertà e di immolarsi sullaltare della conservazione delle specie, e quelle disposte ad accettare lo stigma sociale e familiare pur di preservare la propria autonomia. Ciascuna categoria giustificava la propria posizione con solide argomentazioni. Com’è naturale, io mi intendevo meglio con le seconde. Alina era tra queste.

Ma il tempo della vita universitaria e delle scorribande parigine trascorre. Tornata in Messico, Alina incontra Aurelio: i due desiderano diventare genitori, e il progetto inizialmente si rivela non facile. Alina teme di deludere Laura, a sua volta rimpatriata, come se una scelta tanto personale potesse ledere la loro amicizia, e di fatto Laura non riesce a comprendere la smania di riprodursi, a costo poi di tante sofferenze, ma dinanzi all’annuncio della gravidanza si rivela il primo piccolo miracolo:

Quando finalmente ha pronunciato la parola incinta, ho sentito un tuffo nel petto così simile alla gioia che mi ha sconcertato. Comera possibile che fossi felice? Alina era sul punto di scomparire per unirsi alla setta delle madri, esseri senza vita propria che, con grandi occhiaie e laria da zombie, spingono le carrozzine nelle strade della città. In meno di un anno si sarebbe trasformata in un automa dellallevamento. Lamica sulla quale avevo sempre contato avrebbe smesso di esistere, e io ero lì, allaltro capo del telefono, a congratularmi per quella cosa? Bisogna ammettere che sentirla così contenta era contagioso. Anche se avevo militato tutta la vita per salvare il mio genere da quel fardello, ho deciso di non combattere contro quella gioia.

Prende così il via l’esperienza dell’attesa condivisa, che si rivela particolarmente dolorosa perché a Inés, la bambina che ha abita il grembo di Alina, viene diagnosticata una grave forma di microencefalia che prospetta un’aspettativa di vita assai bassa. L’angoscia per una situazione così grave, però, conferisce un valore ancora maggiore alla vita che sta per giungere, e che forse sarà brevissima. È così che ogni attimo diventa prezioso, ogni sforzo è orientato all’accoglimento di quella delicata e fragilissima vita che attraverserà le loro esistenze per un momento quasi impercettibile, brillando e dissolvendosi come una meteora. Laura così, anche se in maniera indiretta, conosce e vive con grande trasporto l’ansia dell’attesa, e al tempo stesso sperimenta anche le difficoltà cui va incontro una donna sola nell’allevare un figlio, perché nel frattempo Doris e Nicolàs, i vicini tanto rumorosi che avevano spezzato l’incanto del silenzio nel suo appartamento da single, fanno ormai parte della sua quotidianità.

La figlia unica indaga le molteplici forme dell’essere madri oggi, in una società che, mentre combatte la sua anacronistica guerra al patriarcato, accoglie i nuovi ruoli della donna, che può sì scegliere, ma tra strade che risultano comunque irte di difficoltà, rischi e rinunce. La scrittura di Guadalupe Nettel opera come un pirografo: con grande calma e maestria, esercitando sempre la stessa pressione, attraverso tocchi leggeri, procedendo dai contorni e arrivando con la stessa pazienza a realizzare le sfumature più suggestive, ci offre un quadro d’insieme completo e straordinariamente dettagliato. Il lettore sente dentro di sé i pensieri dei personaggi, sopporta il peso dei pregiudizi – percependo che la segnalazione di una “setta” coincide con la dichiarazione di appartenenza a un altro pensiero unico – sperimenta con naturalezza i sentimenti dei personaggi e li vive con il fiato sospeso fino all’ultima pagina. Il racconto si snoda attraverso un passaggio continuo da un personaggio all’altro, e così il lettore entra ed esce da una situazione all’altra, da un individuo all’altro, vedendo vacillare man mano ogni paradigma mentale, ogni pregiudizio, trovandosi travolto unicamente dalla forza impetuosa della vita, che annienta ogni ideologia, ogni previsione, ogni calcolo. La vita che rende tutti ugualmente fragili e impotenti, e che spesso toglie forza ai giganti e conferisce vigore ai deboli. La vita che educa all’inatteso.

Vedo questo neonato che dorme avvolto nella sua tutina verde, con il corpo completamente rilassato, la testa di lato sul piccolo guanciale bianco, e desidero che rimanga vivo, che nulla perturbi il suo sonno e neanche la sua vita, che tutti i pericoli del mondo stiano lontani da lui, e che il vento impetuoso delle catastrofi lo ignori nel suo passaggio distruttivo. «Non ti accadrà nulla finché sarò con te» gli prometto, pur sapendo di mentire, perché in fondo sono impotente e vulnerabile quanto lui.

Lia Amen

Twitter
Visit Us

Tags: , , ,


About the Author

Il cefalo porteño



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di aver letto, compreso e accettato la privacy policy del sito

Back to Top ↑
  • Seguici su facebook

  • Vincitori del premio Radiolibri

    Vincitori del premio Radiolibri
  • Verità per Giulio Regeni

    Verità per Giulio Regeni
  • Giustizia per Mario Paciolla

    Mario Paciolla