Bibliotheque Pascal
Ungheria/Germania 2010

Regia: Szabolcs Hajdu
Genere: drammatico
Durata:111 minuti.
Lingua originale: ungherese
Cast: Orsolya Török-Illyés, Oana Pellea, Razvan Vasilescu
Sceneggiatura: Szabolcs Hajdu
Montaggio: Peter Politzer
Note: presentato al 28° Torino Film Festival
“A volte c’è bisogno di un sogno per capire la realtà”
Mona è un’ex prostituta e siede nell’ufficio di un’assistente sociale. Vuole riottenere l’affidamento di sua figlia Viorica e per questo deve raccontare la sua storia.
“-Rivuole indietro la sua bambina?
-Ma certo.
-Allora voglio che Lei mi descriva esattamente che cosa ha fatto negli ultimi anni.”
Così Mona comincia a narrare la “sua” storia: dall’incontro con il padre di sua figlia, un bandito ricercato dalla polizia, alla nascita della bambina, per poi approdare a Londra e alla Bibliotheque Pascal. Ma quella che dal trailer potrebbe sembrare quasi una favola gitana, si rivela essere tutto il contrario. Attraverso immagini bellissime e colorate, musica allegra e briosa, quella che Mona ci racconta è una storia terribile dove sogno, fantasia e simboli si mescolano con una cruda realtà senza potersi più distinguere: una galleria di personaggi grotteschi; un bandito che pesta a morte un omosessuale per le sue preferenze sessuali per venire a sua volta assassinato dalla polizia; un padre che vende sua figlia senza pietà al mercato della prostituzione. E questo soltanto all’inizio.
La Biblioteque Pascal è il posto più inquietante di tutti: sotto le spoglie di un luogo culturale si nasconde nient’altro che un bordello di alta classe, dove le prostitute (non solo donne) sono rinchiuse in una stanza senza possibilità di uscita e costrette a impersonare personaggi famosi della cultura (Giovanna D’Arco, Desdemona, Lolita, Pinocchio) per il piacere intellettuale – e non solo – dei clienti. E dove l’unica fonte di salvezza è una banda musicale che corre in aiuto grazie al sogno di una bambina.
Ma questa non è la realtà. Nel mondo reale i bambini non possono proiettare i sogni e salvare la propria mamma, nessuno può – e vuole – credere a queste storie, e allora Mona è costretta a raccontare la “vera” storia, più cruda, più nuda, più triste. Ma questa vera storia vogliamo davvero saperla? Quello che ci resta dopo è un senso di nausea, di vuoto, proprio come i bicchieri e i piatti di Mona e sua figlia nella stupenda scena finale.
Bibliotheque Pascal è un film molto forte. Ogni singola immagine è un’opera d’arte. Ti affascina, ti incanta, ti ipnotizza mentre ti mostra una realtà crudele. Ma dimostra quanto l’immaginazione, la fantasia, il sogno (e anche il cinema) siano importanti per poter raccontare le cose, non solo quelle belle.
Carla De Felice
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