Interviste

Published on Dicembre 6th, 2016 | by Carla De Felice

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Raffles – Intervista a Chiara Bonsignore

Raffles

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E. W. Hornung – Raffles, caccia al ladro ( traduzione di Chiara Bonsignore) CasaSirio, editore 2016, pp 312

 

«Non vi sono molti racconti più raffinati di questi, in Inghilterra, ma viste le loro implicazioni io li trovo. pericolosi. Lo dissi a Willie Hornung prima che mettesse mano alla penna e, a posteriori, temo di aver avuto ragione: il criminale non deve essere l’eroe.»

 

Il nome Raffles non dirà nulla a (quasi) tutti i lettori italiani eppure questo personaggio letterario, nato dalla penna di Ernest William Hornung, cognato e contemporaneo di nientepopodimeno che Sir Arthur Conan Doyle, è considerato un mito letterario nel Regno Unito.
Raffles è un ladro gentiluomo, primo nel suo genere, che assieme al suo fedele compagno di avventure Bunny vi terrà incollati alle sue avventure rendendovi incapaci di staccare la testa dal foglio. Dicevamo pressoché sconosciuto in Italia, ma a questo si sta cercando di rimediare grazie all’intervento di CasaSirio che dopo aver tradotto il primo volume di racconti dedicati al vostro futuro beniamino, ha da poco pubblicato anche un secondo volume: Caccia al Ladro.
Siamo lieti di ospitare sulla nostra pagina un blogtour dedicato alla scoperta di questo personaggio elegante, affascinante e seducente e per il nostro articolo abbiamo deciso di intervistare la bravissima Chiara Bonsignore, traduttrice di entrambi i volumi. Il suo non è stato un compito semplice, considerata l’epoca storica (fine ‘800) e la provenienza geografica (British al 100%) del protagonista, eppure ha svolto la sua missione con talento e competenza… Sono sicura che anche Raffles apprezzerebbe la sua versione italiana;) 

Buona lettura!

  1. Ciao Chiara e benvenuta su una banda di cefali. Ricordi quando e come è stato il tuo primo incontro con Raffles? Ti sei innamorata subito di questo personaggio?

Galeotto fu Martino, il caporedattore di CasaSirio: è stato lui a chiedermi di leggere il primo Raffles per dargli un parere generale sul libro. Il mio incontro con Raffles, insomma, è stato prima da lettrice che da traduttrice e, sì, è stato amore a prima vista. Ho sperato da subito di poter passare un bel po’ di tempo in compagnia di A.J. e, quando la prova di traduzione fatta con CasaSirio è andata bene, al pensiero di poterlo fare sono andata in brodo di giuggiole.

  1. È nata dunque con Raffles la tua collaborazione con CasaSirio?

Sì, nel senso che conoscevo di persona Martino Ferrario e Nicoletta Chinni, ma dal punto di vista professionale abbiamo iniziato a lavorare insieme da allora.

  1. Secondo me hai fatto un ottimo lavoro di traduzione con questo testo. Non si tratta infatti soltanto di un romanzo, diciamo “un po’ datato”, ma anche molto “British” con atmosfere e linguaggi che richiamano quel tipo di cultura. Come se non bastasse, poi, c’è una parte in italiano. Che tipo di approccio hai avuto allora e quali sono le maggiori difficoltà incontrate?

Prima di tutto ti ringrazio per il complimento: voglio tanto bene a Raffles, io e Jessica Puliero – l’editor di CasaSirio che ha lavorato con me – gli abbiamo dedicato molto tempo e siamo sempre contente quando scopriamo che l’impegno è servito. Quanto alla difficoltà di cui parli, hai colto nel segno: più ancora che il secolo e passa di differenza tra noi e Raffles, a farsi sentire è l’alterità socio-culturale del suo essere così visceralmente inglese. Che sia datato a volte è possibile dimenticarlo: sia la lingua sia il ritmo sono spesso rapidi e freschissimi. Che sia inglese, invece, è un dato ineludibile, ed è l’aspetto che mi ha portata a fare il maggior numero di ricerche. Se non altro, sono diventata momentaneamente un’esperta di cricket, cappotti ottocenteschi, dispensatori di soda e così via! La parte in italiano invece è stata più semplice, complice l’ambientazione campana: metà della mia famiglia viene da lì, quindi ero avvantaggiata. Semmai, lì la difficoltà più che linguistica è stata culturale, dato che Raffles ha il tipico atteggiamento da Grand Tour: gli piacciono i paesaggi e le rovine romane, ma gli esseri umani dalla carnagione olivastra… well, not so much. E la mia carnagione è decisamente olivastra. Insomma, quella è l’unica volta che io e Raffles abbiamo un po’ litigato!

  1. E dove ti sei divertita di più invece?

Qui non ho dubbi: coi battibecchi tra Raffles e Bunny e, in generale, con la dinamica tra loro due. Nel secondo volume, in particolare, ho adorato il modo in cui i rapporti di potere tra i due variano un poco, con Bunny che diventa più autonomo e Raffles che, a tratti, scopre addirittura l’autocritica, cosa che in un egocentrico come lui è più unica che rara.

  1. Tu sei la traduttrice di entrambi i volumi, quindi conosci Raffles e le sue peripezie meglio di nessun altro (o forse soltanto dopo il suo autore Ernest William Hordnung). All’estero è un personaggio famosissimo, qui in Italia praticamente sconosciuto (che fortuna, che c’è CasaSirio aggiungerei). Perché, secondo te, un lettore non dovrebbe farsi scappare questi libri?

Perché hanno la struttura rassicurante di un racconto di Conan Doyle e la freschezza imprevedibile di un romanzo di Oscar Wilde. Perché Raffles e Bunny sono una delle incarnazioni più riuscite del topos dei personaggi opposti, conflittuali ma codipendenti. E perché, in entrambi i volumi, i finali sono sorprendenti.

  1. Ultima domanda, più per curiosità. C’è qualcos’altro che ti piacere tradurre, ed è ancora inedito in Italia?

Ti dico tre cose molto diverse tra loro: 1) qualsiasi cosa sia destinata ad uscire dalla penna di Chimamanda Ngozi Adichie; 2) la trilogia young adult di un’autrice californiana che è l’unico caso che conosco in cui il self publishing funzioni: lei si chiama E. Jade Lomax, Beanstalk e Echoes of a Giantkiller sono già usciti ed è in arrivo l’ultimo volume, Remember The Dust; 3) The Backwash of War di Ellen La Motte, le durissime memorie di un’infermiera che ha lavorato al fronte durante la prima guerra mondiale.

 Grazie mille a Chiara per le belle e velocissime risposte e a Federica Antonacci per la bellissima proposta di lettura.

Carla De Felice

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L'unico vero realista è il visionario.



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