Musica

Published on Ottobre 14th, 2017 | by Paolo Guazzo

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Un mondo raro

“Vivo nel boulevard dei sogni infranti.”

Chavela Vargas

«Quindi, non aspettatevi che io canti quello che non posso cantare. Non ho avuto la tavola apparecchiata né coperte per riscaldarmi, nessuno mi diceva “vieni, ti voglio bene”. Né il mondo mi amava né io ho amato il mondo». L’esistenza di Chavela Vargas, leggendaria interprete della musica ranchera messicana, è stata profondamente segnata dal dolore fin dai primissimi anni di vita. Un’infanzia difficile nel suo paese d’origine, il Costa Rica machista degli anni Venti, il rifiuto della madre e di una famiglia che non accettava la sua “strana” omosessualità, la poliomelite a segnarne il fisico. Dolore dell’anima e del corpo. Un fardello pesante che si è portata dietro e che ha plasmato la sua voce rendendola roca, sciupata, ma al contempo magnetica; quello che usciva dalla sua bocca sembrava un lamento potente, torbido e sensuale. «Il pianto si era trasformato in cemento nelle mie mani.»

Molto popolare negli anni Sessanta e Settanta in Sudamerica e in Spagna, Isabel Vargas Lizano (questo il suo vero nome) è conosciuta in Italia soprattutto per la sua discussa vita privata: amante di Frida Kahlo e di numerose altre donne famose come l’attrice Ava Gardner, amica della fotografa Tina Modotti e del rivoluzionario Trotskij, grande bevitrice di tequila (lei stessa calcolò di averne buttato giù nella sua vita più di 45 mila litri). Decisamente riduttivo per un’artista considerata da molti l’anima del Messico – vi si trasferì a 14 anni iniziando a cantare per le strade sudicie della capitale – e il cui talento è stato paragonato a quello di cantanti come Edith Piaf e Violeta Parra. Talento che deve aver affascinato anche i due musicisti siciliani Antonio Dimartino e Fabrizio Cammarata, tanto da spingerli sulle sue tracce, ispirati dalla forza vibrante di pezzi come La llorona e Paloma negra. Da un lungo viaggio in Messico è nato lo scorso inverno Un mondo raro. Vita e incanto di Chavela Vargas, un progetto doppio con un album che contiene dieci canzoni, da loro tradotte e reinterpretate (Picicca Dischi), e un romanzo che racconta la vita di quella che Almodóvar definì “la rude voce della tenerezza” (La nave di Teseo).

Con oltre ottanta dischi pubblicati nell’arco di una carriera costantemente sul filo del rasoio – ritiratasi dalle scene nel 1979 a causa dei problemi con l’alcol, tornò alla ribalta negli anni Novanta grazie ad Almodóvar che scelse alcune canzoni per i suoi film – la Vargas ha di fatto ribaltato la tradizione della musica popolare messicana, reinterpretando a modo suo i classici di José Alfredo Jiménez e Agustín Lara, e liberandoli completamente da certi stereotipi. Chavela cantava di relazioni tormentate e cuori infranti, di bar e sbornie sontuose, indossando pantaloni da uomo e un poncho vermiglio, fumando il sigaro e portandosi sempre dietro oltre alla chitarra anche la sua pistola. Indomabile e arrogante, sfidava il pubblico nelle cantine più buie e fumose del Messico.

Dimartino e Cammarata hanno tradotto queste storie in maniera fedele, ma fornendone una loro interpretazione, con l’accompagnamento delle chitarre dei Los Macorinos, Juan Carlos Allende e Miguel Pena, i fedeli musicisti della Vargas.

Trenta minuti e poco più di atmosfere malinconiche, arpeggi pizzicati e strofe toccanti. Sullo sfondo trombe e violini tipici della tradizione mariachi, percussioni e un pianoforte delicato a far da cornice a questo ritratto dalle tinte forti. A venir fuori in maniera prorompente è il mondo misterioso della Vargas, fatto di sogni infranti e di disperazione, di discese agli inferi e lente risalite. Un mondo raro.

“La morte può essere bellissima, è la vita che può essere una puttana.”
Chavela Vargas

Paolo Guazzo


TRACKLIST

01. Non tornerò – (03:44)
02. Macorina – (03:03)
03. Un mondo raro – (03:06)
04. Le cose semplici – (03:33)
05. Non son di qui – (03:11)
06. Croce di addio – (05:01)
07. Verde luna – (03:13)
08. Le ombre – (03:37)
09. Andiamo via
10. Pensami

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Un mondo raro Paolo Guazzo

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