Sempre libera
“La storia di Maria Callas che forse smette di cantare inizia nel 1923, proprio a New York. Era il 2, il 3 o il 4 Dicembre, nessuno lo sa per certo e a nessuno interessava; c’era ben altro di cui preoccuparsi quel giorno, e non era la neve.”
A quarant’anni dalla scomparsa di Maria Callas, genio insuperato dell’opera lirica e icona del Novecento, BAO Publishing rende omaggio alla sua vita formidabile con il graphic novel Sempre libera. Racchiusa in un bel volume cartonato con soft cover, la storia è scritta e disegnata da Lorenza Natarella, fumettista abruzzese che ha esordito nel 2013 con La citila (Topipittori) e collabora con Salani e Linus.
La storia segue la Divina fin dalla nascita, che avviene in una famiglia imperfetta: una tipica coppia male assortita, quella dei suoi genitori, e una tipica madre psicotica e incapace di provare empatia, la sua. Maria mostra fin da subito un talento enorme e quasi innato per la musica e il canto: l’amore per la lirica della madre fa crescere questo talento velocemente, e i tempi e le circostanze fanno sì che esso venga altrettanto velocemente monetizzato.

Le prime lezioni, i concorsi, l’incidente e il coma, l’aumento progressivo di peso, il trasferimento in Grecia insieme alla madre e alla sorella, le lezioni di canto con Elvira De Hidalgo, la guerra, le prime esibizioni, e ancora il ritorno in America e il grande treno, una di quelle opportunità che “non si presentano: ti raggiungono sul palco”.
Il resto è storia, ma è anche un groviglio di avvenimenti reali misti ad aneddoti, gossip, commistione di realtà e finzione. Quel che alla fine resta, nella vita della Callas, è la passione intramontabile per la musica – l’arte Divina per eccellenza – e il rapporto inestricabile tra arte e vita. La Callas icona, la Callas artista e la Callas donna si riappacificano in una narrazione che spesso rinuncia alla mediazione dell’autrice per far parlare direttamente i personaggi, anzi: per farli bisbigliare, languire, gridare a squarciagola, e ovviamente cantare a squarciagola.

Perchè leggere questo libro? Innanzitutto per scoprire – come nel mio caso – Maria Callas, donna e artista controversa e immensa; poi per scoprire il grande talento di Lorenza Natarella, che ha usato brillantemente tutti gli strumenti a sua disposizione per confezionare una storia emozionante. Le scene dialogiche sono sapientemente alternate con la narrazione dei fatti: lo stile è quasi sempre delicatamente ironico, ma a tratti si fa drammatico, chiamando in causa direttamente il lettore (“Cosa succede alla fine di una carriera?”). Lo sguardo ex post che l’autrice ha su tutta la vicenda non è mai fastidioso o superfluo, bensì sempre puntuale e in grado di far comprendere le vicende narrate anche a un pubblico a digiuno di opera lirica e semi-ignorante sulla Callas (io!), oltre a essere rivelatore dello stile di scrittura distintivo e delizioso della Natarella.

L’espressività dei personaggi è resa, oltre che dalle parole dell’autrice, dall’espressività drammatica dei disegni: ho apprezzato moltissimo lo stile “puntuto” e sintetico seppure sempre dettagliato. Nelle tavole in cui vediamo la Callas cantare, lei si materializza davanti ai nostri occhi: è una sensazione che prima mi era capitato di provare solo con Polina di Bastien Vivès.
Il lettering calligrafico, col suo variare tra corsivo, maiuscolo, tremolio, è un co-protagonista della felice resa di questo libro al pari del colore: le sfumature di rosa fanno spesso da metronomo, mentre le scie nere che avvolgono Maria fin da piccola, fin da quando era solo Maria, la seguiranno per tutta la vita.

Sono le inquietudini, le aspettative, le speranze e le paure tipiche di chi sa di essere destinata a un futuro divino, ma che al contempo resta attaccata a dei limiti invalicabili, propri della condizione umana. Non è questo, in fondo, il tratto comune di tutti gli eroi tragici?
Simona Di Rosa




