Fumetti

Published on Novembre 27th, 2020 | by Carla De Felice

0

Carle vs. Brian Freschi e Ilaria Urbinati

Le Carle al quadrato sono ritornate con il consueto appuntamento della doppia intervista ad autori ed autrici del mondo del fumetto. Questa volta è il turno di Brian Freschi e Ilaria Urbinati che hanno scritto insieme lo splendido Il Mare verticale pubblicato da Bao Publishing. Una storia delicata e toccante che mostra con rispetto e senza retorica il delicato argomento degli attacchi di panico. Io ho intervistato Brian Freschi che ha scritto la sceneggiatura del volume mentre Carla Gambale ha intervistato l’illustratrice Ilaria Urbinati. Per leggere l’intervista a cura della mia omonima potete cliccare qui.

Buona lettura!

Brian Freschi e Ilaria Urbinati

Brian Freschi e Ilaria Urbinati

Ciao Brian e grazie per esservi prestati a questa doppia intervista. È la prima volta che tu e Ilaria lavorate insieme eppure il vostro lavoro è in perfetta armonia. Com’è nata questa collaborazione?

Ciao a tutti e grazie mille per questa intervista! Ammirando soprattutto i meravigliosi acquerelli di Ilaria per albi illustrati, all’inizio le avevo proposto un progetto su questa scia. La sua risposta un po’ mi stupì, al tempo: le piaceva il mio testo, ma preferiva sperimentare con il fumetto. Ho archiviato il suo desiderio con interesse e ho aspettato il momento giusto, che è arrivato quando ho letto la sua storia breve a fumetti per Melagrana, l’antologia di Attaccappanni Press. Tutta la poesia dei suoi disegni era rimasta intatta con scelte registiche davvero curatissime, a dimostrazione che il linguaggio del fumetto era a tutti gli effetti parte di lei. Avevo in mente da tempo di proporre a BAO la storia de “Il mare verticale”, Ilaria a quel punto si è imbarcata in questa epopea insieme a me. Piccola curiosità: testo che le avevo inviato per la proposta di albo illustrato era una metafora sul panico e, alla fine, l’ho modificato leggermente ed è finito nel libro sotto forma di poesia scritta da India, la protagonista.

Com’è stato lavorare insieme? Come avete organizzato il lavoro e come siete riusciti a confrontarvi?

Quando mi imbarco in un progetto lungo come un graphic novel(si tratta di diversi anni di lavoro), la prima cosa che cerco è il confronto: sceneggiatore e disegnatore sono a tutti gli effetti co-autori dell’opera. Amo quando si apre un canale comune di discussione che riguarda tutte le parti e, con mia immensa gioia, questo approccio Ilaria ce l’ha nel sangue. Fin da subito ci siamo confrontati su ogni aspetto, dal soggetto alla caratterizzazione dei personaggi, fino alla sceneggiatura, che scrivevo man mano. Poi Ilaria sezionava vignetta per vignetta. Facevamo lunghissime chiacchierate telefoniche per decidere l’emotività che doveva trasparire, sul tratto, la composizione e la regia.
A un certo punto, Ilaria e il personaggio di India erano diventate letteralmente amiche! È stata una soddisfazione quando, per una certa sequenza, mi ha detto: “Guarda Brian, conoscendo India, è normale che gli risponda in questo modo”. Gioia.

La figura della maestra elementare è spesso sottovalutata nel nostro paese eppure di fondamentale importanza per il futuro delle nuove generazioni. È nata prima la storia o India? Come avete sviluppato questo bellissimo personaggio?

La storia è India, a tutti gli effetti. Sono nate e cresciute insieme. Volevo raccontare una donna a stretto contatto con la scuola e l’infanzia, con una vita semplice, ma non perfetta. Volevo anche provare a sfatare il mito della “maestra priva di macchie” come la vorrebbero alcuni genitori: India ci dice che non è così, che è un essere umano anche lei e, in quanto tale, ha dei segreti dolorosi e può soffrirne come tutti, a prescindere dal suo lavoro. India è un’insegnante giovane, gentile, poetica, con un bel caratterino!
Era significativo calare un personaggio con Disturbi d’attacchi di panico (DAP) in un contesto come quello scolastico, in cui ci fossero degli adulti che perseverano nel proteggere i figli da qualunque realtà scomoda. Non sono consapevoli che così facendo indirizzano i più piccoli verso la “non accettazione”, cioè a considerare la propria maestra come una cosa “rotta”, da allontanare. Un insegnamento indiretto come questo può essere molto rischioso, vista la poca considerazione che viene spesso data ai DAP.

Brian Freschi e Ilaria Urbinati

India combatte mostri, draghi e a livello grafico questo è segnalato da figure immense, vortici, ma… la cosa più sorprendente è che India va addirittura in bagno, cosa che non abbiamo mai visto nei fumetti: come mai tanta “normalità”?

Perché non c’è battaglia più complessa e – a suo modo – epica che la normalità stessa! India guarda la tv, si osserva allo specchio, si arrabbia con il suo ragazzo, si trucca, va a bere una cioccolata in piazzetta, va a comprare i gamberetti al porto…Se l’avessimo mostrata coinvolta solo in dure vicende personali, non sarebbe sembrata vera, ma un androide programmato per risolvere i propri problemi.
I draghi e i mostri sono sepolti nel suo inconscio, solo lei può affrontarli e deve trovare la forza di uscire o conviverci. Ma è fuori che deve farsi davvero valere: dove i draghi sono più intolleranti, testardi e subdoli di qualsiasi altro universo.

Quando India racconta, si perde in uno spaventoso scenario bluastro e diventa Hava: avete creato una storia nella storia, com’è nata l’avventura di Hava e come mai avete scelto di creare un alter ego?

L’avventura di Hava è nata per l’esigenza di mostrare una terapia catartica, fatta di autoconsapevolezza in solitaria ma anche di confronto diretto (i bambini, ad esempio, sono spesso dei critici sinceri). Il mondo fantastico diventa così un ottimo palcoscenico per mostrare paure e angosce in equilibrio tra realtà e irrealtà. Hava infatti non è una guerriera perfetta, deve imparare a destreggiarsi. Si allena come le hanno detto di fare, ma spesso con scarsi risultati. Volevamo evitare la retorica di vittoria o sconfitta: è un percorso lento, giorno dopo giorno, di ricerca, consapevolezza e convivenza con disturbi come questo.
Il mare è l’altro personaggio che rappresenta il modo in cui India convive con il DAP. È un rapporto difficile, di confidenza e fratellanza, tipico di chi è nato e cresciuto in un paese affacciato su qualche riva salata. Il mare, per la sua vastità, ha di certo un’apparenza orizzontale ma è anche “verticale” perché nelle sue profondità si nascondono segreti ancora inesplorati. Questo mi fa pensare, tra le altre cose, al concetto che spiegava il grandissimo e compianto sceneggiatore Mattia Torre nel suo libro “La linea verticale”, cioè di un viaggio profondo, sempre più in basso, dentro noi stessi.

Hai mai sofferto di DAP e se sì, ricordi ancora il primo attacco di panico?

Come piace dire a me e a Ilaria: siamo, o siamo stati, tutti un po’ India. In modi diversi e nei diversi contesti. Ovviamente nel libro ci sono riflessioni che vengono anche da un vissuto personale, ma restano comunque, in buona parte, lontane dalle dinamiche della sua protagonista. Ho anch’io una mia personale Hava(seppur diversa) che sa il fatto suo!

I DAP sono un disturbo molto diffuso tra la popolazione eppure sono circondati da una sorta di tabù. Perché secondo te?

Ricordo di aver letto che, entro il 2020, il DAP sarebbe diventato il secondo disturbo più diffuso a livello mondiale dopo i problemi cardiovascolari. Eppure, pare venga ancora sottovalutato se non – peggio – aggirato. Probabilmente c’è chi ne soffre e minimizza o preferisce tacere piuttosto che considerarlo un vero problema, reprimendolo perché “ci sono persone che stanno peggio di me”.
Un messaggio del libro è proprio di evitare il silenzio. India le prova tutte, spesso scontrandosi anche con familiari, colleghi e conoscenti che preferirebbero che lei tenesse tutto in ombra. Come quando litiga con un genitore che l’ha sorpresa ad assumere degli ansiolitici: si abbatte e ne soffre, però continua a testa alta, nonostante tutto. Perché in fondo sa che il peggior modo per affrontare il DAP è non fare niente.

Se dovessi immaginare una colonna sonora che accompagna gli stati d’animo di India, quale sarebbe?

Per tutta la stesura del libro mi hanno accompagnato i miei amati artisti islandesi. Da Jónsi e i suoi Sigur Rós, agli Amiina. Da Ólafur Arnalds ai Rökkurró, fino a Sin Fang.
Trovo che siano in grado di esplorare i confini tra la dolcezza e la sofferenza. I segreti, la malinconia e la gioia… lasciano la sensazione che quello che si prova è una minuscola molecola, insignificante se paragonata alla natura. Rappresentano l’esatto stato d’animo di India e del suo mondo interiore.

Com’è stato recepito Il mare verticale dai lettori?

Da quando è uscito in libreria abbiamo ricevuto quotidianamente messaggi e ringraziamenti da parte dei lettori e anche da parte di psicoterapeuti, che ci dicono che lo faranno leggere ad alcuni loro pazienti. Speravamo di far sentire meno solo chi vive o ha vissuto circostanze simili a quelle di India.

State programmando un nuovo lavoro insieme?

“Il mare verticale” ci ha tenuti a stretto contatto quasi ogni giorno per tre anni. Stiamo lasciando sedimentare il tutto, ma sarebbe bello fare qualcosa di nuovo. Da quando l’abbiamo consegnato, continuiamo comunque a tenerci compagnia e a chiamarci ogni tanto perché, insomma… ci manchiamo!

 

Twitter
Visit Us

Tags: , , , ,


About the Author

L'unico vero realista è il visionario.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di aver letto, compreso e accettato la privacy policy del sito

Back to Top ↑
  • Seguici su facebook

  • Vincitori del premio Radiolibri

    Vincitori del premio Radiolibri
  • Verità per Giulio Regeni

    Verità per Giulio Regeni
  • Giustizia per Mario Paciolla

    Mario Paciolla