Love Death & Robots
| Ideatore: Tim Miller
Genere: Animazione, Fantascienza Durata: 10-17’ (a episodio) Lingua originale: inglese Stagioni: 1 Episodi: 18 puntate Cast: Mary Elizabeth Winstead, Topher Grace, Gary Cole, Samira Wiley, Stefan Kapičić Produzione: Blur Studio, distribuito da Netflix Prima Tv: 15 Marzo 2019 |
Sono trascorse alcune settimane da quando Netflix mi ha proposto di guardare il primo episodio di Love Death & Robots, e ammetto colpevolmente di aver fatto passare un bel po’ di giorni prima di decidermi a cedere al binge – ero reduce dallo choc della visione di Wild Wild Country, serie non recentissima ma di cui, appena troverò le forze dentro di me e/o il Nirvana, vi parlerò.
Il motivo non è molto edificante, ma credo sia più comune di quanto sia giustificato pensare: avevo letto una stroncatura piuttosto soft, che però è bastata a farmi pensare che no, non ne valeva la pena.
Sto parlando di una serie uscita su Netflix il 15 marzo 2019, una recensione pubblicata su un webzine di respiro internazionale che si occupa di videogiochi, sci-fi e prodotti d’animazione (ciao) descriveva Love Death & Robots come una serie vaga, incoerente, poco focalizzata e adatta a un pubblico poco avvezzo alle tematiche di cui la suddetta testata si occupa, parlando probabilmente a un pubblico altrettanto choosy.

Who even designed humans?
Ma torniamo alla serie: si tratta di una stagione di 18 episodi, tutti molto brevi (dai 10 ai 15 circa minuti), tutte storie diverse, tutte rigorosamente animate da mani e in stili diversi, e tutte ambientate in uno scenario distopico. Il nome stesso della serie, che celebra la Vita (non solo umana) con Amore e Morte, e l’accompagna ai Robots, lo lascia intuire facilmente.
I produttori, guidati da Tim Miller, hanno orchestrato una produzione che coinvolge diversi autori, diverse produzioni, diversi soggetti anche già fenomeni letterari di un certo successo.
La serie è stata pubblicata alle Idi di marzo, e come le più famose Idi accoltella alla bocca dello stomaco più volte in ogni episodio, senza lasciare molto tempo per dire “ok per oggi basta così”.
È una serie violenta, estremamente materiale anche se completamente animata, i racconti riescono a seguire tutti una serie di tematiche e a dare ad ogni filo narrativo la rappresentazione grafica adatta.
Senza fare spoiler (anche se trattandosi di episodi indipendenti è un rischio molto basso) l’intera serie affronta tematiche molto attuali, diciamo molto da Netflix.

Mercenaries are like hookers, doctor. Pretending to be excited costs extra.
L’emancipazione femminile nel senso letterale di emancipazione: le donne sono quasi sempre figure chiave, tranne nelle storie in cui non figurano personaggi femminili, e riescono ad essere distruttive e costruttive insieme.
Lo stravolgimento degli ecosistemi in cui l’uomo si è evoluto, la natura che ci ha accolto e ci ha pasciuti fino a farci diventare consapevoli del concetto di progresso ed evoluzione, ma questo non ci ha impedito di ferire e condannare il posto in cui viviamo a una malattia alla quale difficilmente troveremo cura.
Il controllo sulla tecnologia che sfugge di mano e ci sovrasta, ci insegna l’umanità o ci rinchiude in una dimensione di spaesamento e perdita del senno: in questo siamo abbastanza educati grazie ai padri della fantascienza che ci parlano di roba che oggi ci sembra plausibile, ma loro lo fanno da quando esisteva il telefono con la rotella.
Credo, quindi, che la serie meriti di essere guardata e apprezzata per quello che è: la dimostrazione della potenza espressiva del periodo d’oro di Netflix, dal quale pare che l’azienda non voglia uscire tanto presto.

You hang around a dump long enough and the world comes to you
E come saprà molto bene chi ha letto almeno 5 volte nell’ultimo anno la parola Big Data, è esattamente con i dati e l’osservazione empirica che la società di distribuzione prova a fare la differenza. Pare, ad esempio, che Love Death & Robots sia stata distribuita in quattro modi diversi in giro per il mondo, esiste quindi non un solo Primo Episodio. Se vi incuriosisce questa faccenda vi suggerisco di seguire lo scambio di tweet tra utenti e account ufficiale.
Insomma, nell’ottica dell’a/b testing, con Love Death & Robots Netflix ha svolto una ricerca su diverse alternative a competere tra loro, osservando le performance in termini di episodi guardati, coinvolgimento nei paesi coinvolti, e tutti i vari key performance indicators che avranno utilizzato – pagherei oro per sapere quali siano, ammetto.
Se siete ancora qui con me e key performance indicators non vi ha spaventati vuol dire che:
1. Forse dovremmo dire al webzine di cui parlavo prima che se non è in grado di capire queste cose tanto nerd forse non lo è e io qualche domanda me la farei caro capo redattore della testata di cui non dirò il nome
2. Che non c’è niente di più didascalico e icastico del raccontare mondi distopici attraverso miliardi di numeri e informazioni incrociate per capire in quale modo preferiamo il racconto di quei mondi distopici.
Per me, ad esempio, il primo è stato Sonnie’s edge, e mi va benissimo così perché Sonnie è identico al mio personaggio del gioco di ruolo, ho empatizzato, mi sono venuti i lucciconi e non ho più lasciato la serie.
Ma questo probabilmente Netflix lo sapeva già.
Perché guardare Love Death & Robots?
Perché si parla di amore, morte e robot, perché la violenza è il mio pane quotidiano, perché ho una soglia dell’attenzione altissima, perché accetto volentieri di rientrare nell’esperimento, perché gattini.
Perché non guardare Love Death & Robots?
Perché mi fanno paura sangue, amore, morte e robot, perché la retorica femminista e ambientalista mi ha scocciato, perché sono intollerante al lattosio, perché da una cosa che si chiama Love mi aspettavo più sise.
Noemi Borghese
Summary:



