Cefali live no image

Published on Settembre 26th, 2012 | by Carla De Felice

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Soap&Skin, Berlino, 21 settembre 2012

 I CRISANTEMI DI ANJA VESTITA DI BIA

La sala dell’Astra Kulturhaus è piena. Sul palco margherite, crisantemi, incenso. Nell’attesa dell’inizio si alternano musiche esoteriche ed Einstürzende Neubauten. Poi il silenzio, e parte l’assordante intro di “Deathmental”, col quale ricordo era iniziato anche il concerto di Ferrara due mesi fa. Ma questa volta, a Berlino, non c’è solo Soap&Skin: un coro, un quartetto d’archi e una tromba.

È più forte di me: memore dell’esperienza ferrarese non posso che confrontarla con la serata attuale. Anja Plaschg regala una serata memorabile, meno disperata di quella italiana, ma forse è perché questa volta c’è una “band” ad accompagnarla, il senso di oppressione e solitudine che si respirava a Ferrara qui viene riequilibrato dalla relazione con gli altri occupanti del palco, al quale spesso Anja si rivolge con inchini e ringraziamenti.

Soap&Skin. Sapone e pelle. Con le mille sfumature cui si può pensare: delicata fragranza, morbidezza e candore fino a pallore e ruvidità e lacerazione. Anja sul palco è tutto questo: si espone e si ritrae, implora aiuto e si scaglia con rabbia e disperazione, ma anche con grazia fanciullesca (ha appena 22 anni), verso il suo pianoforte e verso qualcosa di invisibile, avanzando e arretrando, barcollando, cadendo, ballando od ostentando attimi d’immobilità.

In un’ora e quaranta minuti di concerto si alternano atmosfere acustiche ad altre elettroniche decisamente dark. Indimenticabile “Vater”, dedicata al padre morto tre anni fa e cantata quasi a voce strozzata, interrotta a metà e ripresa per alcuni secondi rendendo il pianoforte il solo momentaneo protagonista, prima di recuperare il normale assetto. E ancora le struggenti “Fall Foliage”, “Cynthia”, “Voyage Voyage” (sì, quel tormentone dance degli anni’80 completamente distrutto e riassemblato dalla Plaschg), e una “She’s Crazy” della Kelly Family che strappa un sorriso sincero alla cantante austriaca, passando per le note quasi apocalittiche di “Marche Funèbre”, “Sugarbread” e, dalla colonna sonora di Requiem for a Dream, “Meltdown”.

A Ferrara Anja si era avvicinata al suo pubblico con una bottiglia di whiskey sussurrando di condividerla come tra amici. A Berlino raccoglie le margherite e i crisantemi e, vestita di bianco, li offre a chi riesce ad allungare le braccia verso di lei, per tornare, con un salto, nuovamente sul palco e regalarci il suo commiato con un’indimenticabile “Pale Blue Eyes” dei Velvet Underground.

TINO
(il nuovo cefalino Cersosimo. Presto scoprirete chi è) 

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L'unico vero realista è il visionario.



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