Musica

Published on Gennaio 20th, 2014 | by Giuseppe D'Alessandro

Perché celebrare Abbado

 

Claudio Abbado

La morte di un’eminenza assoluta della cultura mondiale ha già – giustamente – dato il la al tam-tam di dichiarazioni di stima e di cordoglio da parte delle più svariate figure istituzionali. Tutte improntate, e non a torto, alla celebrazione dell’Abbado filantropo, dell’uomo con una profonda anima “sociale”, del divulgatore quando non del custode di una cultura, quella italiana, ormai ridottasi nella migliore delle ipotesi alla celebrazione della propria memoria storica. Ma ben pochi scriveranno cos’è che aveva di unico Claudio Abbado, in senso strettamente musicale. In effetti per spiegarlo basterebbe citare i due incarichi più prestigiosi della sua sconfinata carriera, la direzione dei Berliner Philharmoniker e dei Wiener Philharmoniker, orchestre centenarie che, a differenza di altre, decidono al proprio interno e in modo democratico chi assumere come direttore stabile, attraverso criteri rigorosamente artistici.

Ma cosa c’era di davvero enorme nel modo di interpretare la musica di Abbado? Impossibile, in effetti, dare una risposta univoca. Come tutti i grandi artisti, Claudio Abbado in quasi sessanta anni di esecuzioni ha attraversato più fasi creative.

La prima fase, che comprende le prime direzioni alla Scala fino alla nomina di direttore stabile dell’orchestra del teatro milanese (alla fine degli anni ’60), è stata caratterizzata da una spregiudicata proposta di musica contemporanea, facendo conoscere al pubblico italiano autori fino ad allora ignorati come Ligeti o Nono, e introducendo nel repertorio scaligero le opere di Stravinskij, Mahler o Berg, ancora giudicate ostiche da un pubblico, quello italiano, che già faceva fatica ad accettare il nuovo.

Una seconda fase si è aperta con le prime direzioni a Londra, Chicago, Vienna e Berlino. Qui il suo stile, già potente e dinamico, si avvicina sempre di più al modello tedesco, una tendenza ovvia per un direttore che in gioventù ha potuto studiare dal vivo con colossi come Herbert Von Karajan e Carlos Kleiber. Il direttore qui diventa un tutt’uno con l’orchestra: il suo gesto, che pure non indulge mai alla spettacolarità come talvolta avveniva con Bernstein o altri,  trasmette tensione ed energia e contribuisce a dare un suono caldo e avvolgente all’insieme. Ovvio che in questo periodo si apra la sua fase più intensamente romantica, in cui dominano Beethoven, Brahms, Mendelssohn, Schubert, Schumann. E forse proprio il ciclo delle sinfonie e ouverture di Beethoven, realizzato negli anni ’80 con i Wiener Philharmoniker, può essere considerato l’apice di questo momento artistico: qui Abbado sembra riprendere il discorso di Karajan, il più “beethoveniano” dei direttori, con la Filarmonica di Berlino; ma, potendo contare sul suono unico degli archi viennesi, riesce ad aggiungervi degli smussamenti, delle trasparenze e degli equilibri sonori che già sono segnali di una personalità ben precisa e distante dai propri modelli.

Questa familiarità, ormai diventata simbiosi, col repertorio romantico e in particolare tedesco, è forse il principale viatico per la sua elezione a direttore dei Berliner Philharmoniker (1989), che apre quella che potremmo definire una terza fase artistica del Maestro. Uno stile potente abbinato a una raffinata attenzione ai dettagli e alle sfumature è il mezzo attraverso cui Abbado lavora in continuità con Karajan, che aveva diretto i berlinesi per quasi cinquant’anni. Ma continuità e senso di una tradizione consolidata non sono una gabbia per il Maestro, che subito lavora per asciugare, nel segno di una necessaria modernità, quel poco di pletorico e ridondante (se proprio si deve cercare un difetto) che aveva lasciato la direzione musicale di Karajan. Una sublime sintesi stilistica che Abbado persegue non solo nel modo di dirigere, ma anche nello svecchiare un’orchestra che necessitava di nuovi innesti: all’alba di una Germania finalmente unificata – dato che la sua elezione coincide non a caso con la caduta del Muro – il Nostro apre le porte della Philharmonie (il tempio della musica berlinese) ai migliori musicisti del mondo, facendo della capitale tedesca il crocevia di tutta una nuova generazione di virtuosi provenienti dal Giappone, dal Venezuela, dall’Italia, rompendo definitivamente la polverosa consuetudine secondo cui a Berlino dovrebbero suonare solo musicisti tedeschi: e, nel fare ciò, riesce a mantenere straordinariamente integro quel suono impressionante su cui Karajan lavorò per tutta la vita, studiando con gli archi il modo per ottenere un attacco perfetto della nota – cosa che tutti i violinisti sanno essere complicatissima. E lo svecchiamento è operato anche nel repertorio, che si allarga prepotentemente ai contemporanei, che pure con Karajan venivano affrontati anche se in modo più sporadico. Anche in questa fase la cartina di tornasole è un nuovo ciclo di Sinfonie di Beethoven realizzate alla fine degli anni ’90. È qui evidente come il direttore benefici della nuova orchestra, e viceversa. Nel tentativo di individuare e far esplodere il principale carattere della musica del maestro di Bonn, e cioè la concisione e irruenza tematica, Abbado riduce il numero degli archi, trovando nuovi equilibri e nuove sonorità in un repertorio che tutto il mondo aveva affrontato in modo fin troppo romantico attraverso il raddoppio degli strumenti ad arco. Riduce i respiri e attacca tempi velocissimi, disegnando una musica febbrile di sconvolgente modernità che, paradossalmente, per prima si avvicina a quella che era la visione del genio beethoveniano. E simile approccio riserva anche all’altro principale ciclo, quello monumentale dedicato alle Sinfonie di Mahler, cui restituisce innanzitutto un suono lancinante, dissonante, decisamente visto “al di qua” del ‘900 ed evidenziando la discendenza stilistica della scuola viennese dal maestro boemo.

Abbado, forse perché tormentato da una malattia che poi sarà anche la causa della sua morte, lascia Berlino nel 2004 per aprire l’ultima stagione creativa della sua vita. Fonda varie orchestre (tra cui le mirabili Lucerne Festival Orchestra e Orchestra Mozart) e cambia repertorio: pur non abbandonando del tutto i suoi cavalli di battaglia, per la prima volta affronta Mozart, recupera Bach, Pergolesi, Haydn, cambiando spesso formazioni ma donando loro sempre il suo suono unico. Nell’affrontare un repertorio così lontano nel tempo, dove più scarsi sono gli indirizzi stilistici e più frequenti gli interrogativi su quale sia il modo più rispettoso di dirigerlo, la sua infinita arte restituisce quel senso di suggestione di un tempo remoto abbinato a una profonda libertà creativa, riuscendo nel miracolo di tenere insieme passato e futuro, e arrivando a un’identificazione assoluta dell’esecutore col brano eseguito, al punto che non si capisce dove finisce il compositore e dove inizia il direttore.

E così il Nostro, nella sua ultima e forse più personale fase della sua carriera, è riuscito a entrare nel solco di quei geni della musica (che tra le arti è forse – insieme alla letteratura – quella che più vive di memoria e di remoti brandelli del passato) che hanno creato il nuovo attraverso il vecchio, che senza mai rinnegare la forma l’hanno reinventata, l’hanno plasmata nel presente fino a donarle nuovi contenuti e nuove prospettive.

Ecco in cosa consiste la grandezza di Claudio Abbado, di cui piangeremo a lungo, molto a lungo, la morte: il suo lascito nella cultura musicale è incalcolabile, e la sua esperienza di artista e di uomo dovrà essere celebrata come un apice assoluto dello spirito umano di ogni tempo.

Facebook
Facebook
Google+
Google+
https://www.bandadicefali.it/2014/01/20/perche-celebrare-abbado/
Instagram
Twitter
Visit Us
LinkedIn
RSS
Follow by Email

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,


About the Author



Back to Top ↑
  • Iscriviti alla nostra Newsletter

    Privacy Policy
  • Seguici su facebook!

  • #unabandadicefali su instagram

    • Il nostro bottino del @bookpride ❤️ #unabandadicefali #editoriaindipendente #bookpride2019 #neoedizioni #liberaria #erisedizioni #tsunamiedizioni #babalibri #terrarossaedizioni #effequ #bellochilegge #librisulibri
    • Anche da @neoedizioni leggono @tsunamiedizioni 🤘#unabandadicefali #editoriaindipendente #bookpride #neoedizioni #editoriaindipendente
  • Vincitori del premio Radiolibri

    Vincitori del premio Radiolibri
  • BBB (Book Bloggers Blabberling)

    BBB (Book Bloggers Blabberling)
  • Verità per Giulio Regeni

    Verità per Giulio Regeni

Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Cookie policy