Fumetti allen meyer recensione

Published on marzo 29th, 2018 | by Simona Di Rosa

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Allen Meyer

Oltre che un disegnatore dallo stile ormai iconico e unanimamente apprezzato, Paolo Castaldi è uno scrittore che ha a mio parere una caratteristica distintiva: nonostante la diversità dei temi, i suoi testi sono accomunati da una quotidiana poesia, una profondità che consente davvero al lettore di immergersi, sprofondare nella storia senza opporre resistenza.

allen meyer, recensione, una banda di cefali, paolo castaldi

Nonostante questa caratteristica fosse già riconoscibile nelle storie di realtà a cui ha lavorato in precedenza (il pluripremiato Etenesh, Diego Armando Maradona, Chilometri Zero, Pugni – Storie di Boxe), è proprio in Allen Meyer che essa letteralmente straripa, immergendo il lettore in un racconto fortemente connotato storicamente eppure universale, che trae ispirazione dal concept album Le Piromani del cantautore Teo Manzo ed è pubblicato nella collana Rami, dedicata alle storie di finzione, in seno all’editore BeccoGiallo.

Protagonista di questo “poema a fumetti” è Allen, matematico e scienziato austriaco che vive e insegna nella Milano delle Cinque Giornate, quella delle barricate e della popolazione che si rifugia nel sottosuolo. Il motivo del clima di tensione sociale è il diffondersi di una credenza popolare, una fake news ante litteram: la convinzione che la Luna sarebbe caduta da un momento all’altro. Allen, tronfio del suo pensare in termini matematici, è rimasto l’unico a non crederci, finchè un evento drammatico farà crollare tutte le sue certezze.

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Nella Milano del 1848, grigia di fumo, rossa di fuoco, assediata dalle barricate, Paolo Castaldi scrive una storia universale, che ha a che fare con il dolore della perdita, le sicurezze che vacillano e le illusioni che ci facciamo, ora come allora. Se è vero che “il sonno della ragione genera mostri” – ed è questa la morale che soggiace alla prima parte dell’opera – tuttavia nessuno può vivere senza illusioni, e forse la follia è solo un modo più lucido di guardare alla realtà. A rendere più evidente questa trascendenza dei sentimenti – e a sdoganare definitivamente Allen Meyer dall’etichetta del romanzo storico – c’è una storia nella storia: quella di Martino, musicista e compositore che cantando la vicenda di Allen cerca di fare pace con il dolore della propria perdita.

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Nel suo stile visivo riconoscibile e unico, l’autore restituisce al lettore centottanta tavole, quasi tutte dalla griglia abbastanza serrata, dominate dal segno della grafite: l’utilizzo della matita, in un certo senso la sua riabilitazione, è da un lato uno degli elementi più caratteristici dello stile di Paolo, dall’altro un omaggio ai disegni dell’Ottocento, caratterizzati da un fitto tratteggio in bianco e nero.

Sono tuttavia le tavole mute a imprimersi nella memoria: sia all’inizio della storia, che nelle pagg. 82-89, il testo viene abbandonato a favore di un uso potentissimo delle immagini, un uso che vi invito davvero a scoprire.

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Allen Meyer è, in conclusione, uno splendido inizio per la collana Rami e una prova riuscitissima per Paolo Castaldi, che dimostra ancora una volta la sua capacità di spaziare tra generi, epoche e temi senza mai snaturarsi o adagiarsi, bensì spingendosi sempre più avanti, osando sempre di più e restituendo al lettore centottanta pagine di pura poesia a fumetti.

Simona Di Rosa

 

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One Response to Allen Meyer

  1. Fabrizio says:

    Concordo pienamente, una bellissima opera!

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