Recensioni

Published on Marzo 13th, 2019 | by Andrea Ravasio

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Bodyguard

 

 Ideatore: Jed Mercurio

Genere: drammatico, thriller, politico

Durata: 56’ – 75′ (a episodio)

Lingua originale:Inglese

Stagioni: 1

Episodi:6 (completa)

Distribuzione: Netflix

Prima Tv: 24 ottobre 2018

 

Guardando il trailer, o anche solo sentendo il titolo della serie, Bodyguard, a molti sarà sicuramente venuto in mente Guardia del corpo, il film del 1992 con Kevin Costner e Whitney Houston. Perciò, meglio mettere subito i puntini sulle “i”: questo nuovo Bodyguard targato BBC e distribuito in Italia da Netflix non è un semplice remake di quel film.

La premessa di partenza, certo, è la stessa: a un agente viene affidata la scorta di una donna molto in vista con cui finirà per scontrarsi, causa opinioni divergenti.

Bodyguard

Tanto per cominciare, però, questa premessa viene più che mai aggiornata ai giorni nostri: David Budd (Richard Madden) è un sergente della polizia metropolitana di Londra che viene incaricato di proteggere il Segretario di Stato Julia Montague (Keeley Hawes), membro di spicco del parlamento inglese, divenuta potenziale bersaglio di attacchi terroristici a causa delle sue posizioni severe e militariste sulle politiche interne ed estere e della sua volontà di portare avanti una riforma che garantisca maggiori poteri alla polizia al prezzo della privacy. Posizioni che non mancano di turbare il sergente Budd, reduce dall’Afghanistan con tutti i sintomi di un disturbo da stress post-traumatico.

Bodyguard

Temi, questi, attualissimi, che non possono lasciare indifferenti lo spettatore, al di là della finzione scenica.

Dato questo grande contenitore di partenza, la serie si può dividere in due parti abbastanza distinte che occupano ciascuna tre dei sei episodi. Nella prima è dove si vede di più l’ispirazione che viene dal Bodyguard del ’92: la trama segue un andamento abbastanza simile a quella del film, ovviamente trasferito dal mondo dello spettacolo a quello della politica. Gli attriti tra David e Julia, infatti, non sono tanto dovuti a divergenze di carattere, quanto alle loro opinioni politiche opposte.

Passata la metà, però, dopo un netto stacco che vi sarà abbastanza difficile non notare, la narrazione fa una brusca virata e cambia completamente tono, infilandosi nel dedalo degli intrighi di potere che fino a quel momento erano rimasti appena visibili sotto la superficie.

Lo stesso David è un ottimo “termometro” di questo cambiamento: l’autocontrollo e la disciplina che lo caratterizzano fin dall’inizio e con cui riesce a tenere a bada i suoi demoni si incrinano, lasciano uscire incertezze, dubbi e paranoie… se prima riusciva a tenere tutto sotto controllo, ora le forze in gioco rischiano di isolarlo e sopraffarlo.

Bodyguard punta poco sulla spettacolarità. Le scene d’azione sono quasi inesistenti e anche nei momenti più concitati la telecamera stringe sui protagonisti, ci porta al centro dell’azione invece di mostrarcela con distacco dall’alto, così che invece di goderci la scena mangiando popcorn ci ritroviamo in apnea ad artigliare il bracciolo del divano fino allo scioglimento della tensione, vero punto di forza della narrazione. In quei momenti non siamo spettatori, siamo piuttosto parte integrante di ciò che sta succedendo e, proprio come fossimo lì, non possiamo semplicemente smettere di guardare, dobbiamo partecipare finché la situazione non si sblocca. Il nostro punto di vista è principalmente quello di David, solo contro tutto e tutti in cerca della verità, teso a creare fragili alleanze, mentendo a sé stesso e agli altri, omettendo informazioni per paura che arrivino alle orecchie sbagliate. I colpi di scena sono tutto sommato pochi, ma ben piazzati, fino all’ultimissimo momento.

Perciò vi faccio una domanda: come ve la cavate con l’apnea? Perché con Bodyguard state per salire sul negativo di un ottovolante, dove i momenti migliori sono quelli più inesorabilmente lenti.

Buona corsa. Ricordatevi di respirare.

Perché guardare Bodyguard

  • Mi piacciono le montagne russe.
  • Mi piace dimenticarmi di respirare.
  • Mi piace vedere il vero volto della politica, dietro la maschera.

Perché non guardare Bodyguard

  • Mi piacciono i film d’azione a tutta velocità.
  • Mi piacciono gli eroi senza macchia e senza paura.
  • Mi piace pensare che il terrorismo non esista.

Andrea Ravasio

 

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