Il cefalo coreano – Treno per Busan
Treno per Busan è un film del 2016 diretto da Yeon Sang-ho, regista di The King of Pigs (di cui ha scritto Eleonora Serra su Viaggio in Corea), Seoul station e Peninsula (sequel di Treno per Busan, uscito nel 2020).
Sul filone delle nuove generazioni di zombie da World War Z a 28 giorni dopo, Treno per Busan porta sul grande schermo una storia piena di adrenalina, ambientata in uno spazio angusto come quello di un KTX, il treno coreano ad altissima velocità, che porta da Seul a Busan.
Le vite di Seok Woo (interpretato dal famoso attore Gong Yoo), di sua figlia Kim Su-an, della coppia in attesa di un bambino Seong Kyeong e Yoon Sang-hwa, interpretati rispettivamente dai noti attori Jung Yu-mi e Ma Dong-seok e di tanti altri passeggeri, si intrecceranno in una caotica ed emozionante lotta alla sopravvivenza.
L’approccio stilistico di Yoon è diverso, molto d’impatto e punta su un ritmo rapido. Ci si ritrova catapultati quasi subito in una situazione di rischio, e solo all’inizio del film vengono presentati brevemente degli indizi sulle origini dell’epidemia responsabile della invasione di zombi: un cervo investito su una strada isolata di montagna, che improvvisamente si rialza e carovane di mezzi di soccorso che guidano verso Seul. Ma non ci è dato sapere di più sulle cause dell’epidemia.

Se si possono identificare cenni di critica alle disuguaglianze tra classi sociali, spesso presenti nelle opere cinematografiche sud-coreane, l’aspetto forse più interessante è proprio nel ritmo incessante del film e nelle piccole innovazioni narrative sulle regole dei film di zombi e la lotta ad essi. Gli zombi, infatti, non sono stimolati dall’udito, ma principalmente dalla vista. Perciò basterà coprire con dei giornali la porta di vetro che divide le carrozze per dare ai passeggeri una temporanea invisibilità dall’orda. Anche la lotta si trasforma: non ci sono più armi da fuoco come nella filmografia zombie tradizionale, o la rapida eliminazione delle creature con un colpo alla testa, ma combattimenti crudi, con armi improvvisate e dove la sopravvivenza è sempre in discussione in ogni scena.
Altro aspetto interessante è la crescita dei personaggi durante tutto l’arco del film (specialmente del protagonista Seok Woo) che, una volta scoperto che l’azienda per cui lavora è coinvolta nell’epidemia, si impegna per aiutare molti dei suoi compagni di viaggio, fino al sacrificio, per nulla scontato, di alcuni dei personaggi più carismatici.
Il tema dei rapporti familiari, al centro anche delle altre opere del regista, si ritrova anche in Treno per Busan: sorelle, futuri genitori, padre e figlia. Basti pensare al rapporto tra il personaggio principale Seok-woo e sua figlia, inizialmente distaccato e complicato, che si evolve con il progredire della storia fino alla presa di coscienza del protagonista del suo ruolo di padre .

Treno per Busan ha dunque tutte le carte in regola per diventare un classico della cinematografia horror, coinvolgendo gli spettatori dal primo all’ultimo minuto in una lotta alla sopravvivenza ad alta velocità proprio come il treno che trasporta i protagonisti, spaventandoli durante i numerosi scontri con zombi ma anche commuovendoli con il sacrificio di alcuni personaggi chiave.
Articolo a cura di Vincenzo Acampora



