cefalo coreano jambinai

Published on Febbraio 5th, 2023 | by Viaggio In Corea

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Il cefalo coreano: Jambinai, la band coreana che mescola rock e strumenti tradizionali

Quando si parla di musica coreana la prima cosa che viene in mente è il K-pop: band maschili o femminili che cantano e ballano su basi che mescolano il pop ad altri generi musicali e che sono amate da milioni di fan in ogni parte del pianeta.

Certamente la musica coreana è questo, ma non solo. Esiste un mondo che viaggia parallelo al K-pop, quello del cosiddetto K-indie (sembra che di quella “K”, quando si parla di qualcosa di coreano, non si possa fare a meno ormai…). Un mondo di gruppi e artisti che si rifanno al rock e alle sue varie derivazioni, al punk e all’elettronica, al dream pop e allo shoegaze. Artisti che mescolano sonorità soul, reggae e R&b e che, in particolare negli ultimi anni, riscoprono la musica e gli strumenti tradizionali dando loro nuova forma e nuova vita.

jambinai

Jambinai – foto di Siyoung Song

A quest’ultima categoria appartengono i Jambinai, band di Seoul con i piedi ben saldi nel rock che con la sua musica riesce a creare connessioni tra passato e presente, Occidente e Oriente. La particolarità dei Jambinai sta, innanzitutto, nella loro formazione che vede suonare i tre pilastri di ogni band (chitarra, basso e batteria) insieme a due strumenti tipici della tradizione musicale coreana: l’haegeum e il geomungo.

Il primo si può paragonare ad una specie di violino verticale, suonato con un archetto che viene fatto passare attraverso due corde (per i più cinefili: è lo strumento suonato dal protagonista del film “L’arco” di Kim Ki-duk). Il secondo, invece, si può considerare come una cetra da tavolo, viene suonato in orizzontale e le sue corde vengono pizzicate con un bastoncino di bambù e con le mani. A questi si aggiungono anche degli strumenti a fiato, come ad esempio il piri (piccolo flauto in bambù), suonati dal chitarrista e leader del gruppo, Lee Il-woo. Ciò che rende interessante la band è che gli strumenti tradizionali non sono semplici orpelli esotici usati come degli extra rispetto agli strumenti di origine occidentale, ma al contrario fanno parte integrante del sound della band. I Jambinai non sarebbero loro senza questi strumenti che intrecciano costantemente le loro note con quelle degli strumenti a noi più familiari.

Kim Bo-mi all’haegeum e Shim Eun-yong al geomungo

Lo dimostrano anche nell’ultimo EP “Apparition”, uscito lo scorso novembre e arrivato a distanza di tre anni dall’album precedente “ONDA”. L’album post-pandemia è una piccola summa del loro mondo che si svela in quattro brani che ben rappresentano le loro diverse anime: quella più vicina alla durezza del metal e quella più lirica e sospesa, vicina al post-rock.

Apparition si apre con le tinte forti, rabbiose e hardcore di “Once more from that frozen bottom” e mantiene alta la tensione con “From the place been erased”, introducendo però un primo seme di delicatezza nel finale e grazie alla voce soave di Sunwoo Jung A, cantautrice e produttrice che ha collaborato con i Jambinai in questo brano. La svolta verso il post-rock – le sue note più intime e malinconiche e la sua struttura che si sviluppa verso un climax in cui tutta la potenza accumulata si sprigiona per poi tornare a dissolversi – arriva con “Until my wings turn to ashes” e prosegue con “Candlelight in Colossal darkness”, perfetta conclusione che dà forma alle sfaccettature sonore che li compongono.

Apparition

La capacità di essere al contempo struggenti e pieni di energia – e di riuscire a esserlo mescolando i suoni di strumenti all’apparenza distanti e difficilmente conciliabili – è presente fin dai loro esordi, con il primo album “A Hermitage” del 2016, ed è proseguita negli album successivi, “Differance” uscito nel 2017 e il già citato “ONDA” del 2019.

I Jambinai non sono una band dall’ascolto facile, spesso non amano accarezzarci i timpani, ma negli anni sono stati in grado di crescere, sviluppare un loro sound che li rende riconoscibili e di attirare l’attenzione del pubblico, dei festival internazionali e della critica. Non è un caso, infatti, che dopo “A Hermitage” siano stati notati dall’inglese Bella Union, l’etichetta discografica indipendente fondata nel 1997 da Simon Raymonde e Robin Guthrie, entrambi membri dei Cocteau Twins, e che da allora con lei realizzino i loro album. Così come non è un caso che il loro brano “Time of extinction” sia stato scelto per essere suonato, insieme a un’orchestra di geomungo, durante la cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici invernali di Pyeongchang del 2018. La performance è assolutamente da vedere.

Se sono riuscita a incuriosirvi almeno un po’ e avete voglia di conoscere i Jambinai e la loro musica potete iniziare a scoprirli ascoltando questa playlist che raccoglie alcune delle canzoni più rappresentative delle loro due diverse anime.
Se poi vi verrà anche voglia di ascoltarli dal vivo, sappiate che tra maggio e giugno saranno in tour in nord Europa.

Eleonora Serra (Viaggio in Corea)

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è un progetto che vuole raccontare i complessi luoghi fisici e mentali della società coreana. È una finestra sulla cultura coreana ed uno spazio dove approfondire argomenti legati all’arte, alla letteratura, al cinema, alla musica e alla storia del paese del calmo mattino. In altre parole, è un viaggio a 360˚ gradi in grado di delineare percorsi differenti in cui tempi e luoghi si intrecciano con l’obiettivo di condurre ad una migliore comprensione delle innumerevoli sfumature che caratterizzano la Corea.



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