Le bugie sepolte nel mio giardino
Il romanzo Le bugie sepolte nel mio giardino di Kim Jin Yeong consegna al lettore un vivido spaccato familiare, sociale e generazionale della città di Seoul e dei suoi abitanti. La storia si sviluppa in un arco temporale breve, alcune settimane tra il mese di aprile e gli inizi di giugno 2016, dense di avvenimenti e di colpi di scena. Le protagoniste sono due donne che conducono due vite diverse, i cui destini si intrecciano in maniera inaspettata attraverso i rispettivi mariti. Come riporta il titolo del libro, le bugie costituiscono il motore principale dell’avvincente e serrata narrazione: i personaggi cercano, occultano o stravolgono la verità in base agli interessi personali. Spicca in maniera immediata la contrapposizione di classe tra Ju-ran e Sang-eun. La prima, Ju-ran, di umili origini, è riuscita a ottenere la vita agiata dei suoi sogni. Si è appena trasferita in un lussuoso quartiere della città e in una casa bellissima, dotata di un giardino. Sposata con un pediatra affermato, la donna si è sempre dedicata alla famiglia e all’unico figlio, un adolescente chiuso e riservato. Sang-eun invece svolge un lavoro monotono come venditrice di materassi in un negozio di arredamenti. La donna è sposata con un rappresentante farmaceutico che ricatta i colleghi medici in cambio di soldi. Sang-eun incinta di alcuni mesi, nel giro di poco tempo rimane vedova, disoccupata e deve affrontare la diagnosi di demenza senile che ha colpito sua madre e un imminente sfratto. Entrambe le protagoniste, pur nella diversità delle loro esistenze, sono animate dalla stessa incrollabile volontà di proteggere i propri figli, che si tratti di un adolescente o di un bambino che ancora deve venire al mondo. Ju-ran inizia a indagare quando una puzza terrificante proveniente dal giardino della sua villa, la spinge a scavare e trova i resti di un cadavere. Questa scoperta sconvolgente e gli atteggiamenti ambigui del marito le instillano dubbi e perplessità sull’uomo che ama. Eppure la caccia alle bugie in cambio della verità la porta ad adottare qualsiasi stratagemma, pur di difendere ciò in cui crede di più al mondo: la sua famiglia. Sang-eun scopre che l’uomo opprimente e ossessivo che pensava di conoscere dopo anni di matrimonio, le teneva nascoste malefatte e ricatti. La vita di tutte e due è pesantemente condizionata dai rispettivi coniugi. Alla fine sarà il desiderio di libertà a far capire loro che il valore della propria persona dipende da loro stesse e non dagli uomini che hanno sposato.
Un altro elemento importante che influenza la trama è il potere del denaro. Le due donne all’inizio proiettano in esso tutte le aspettative di riscatto e un’altra lucida consapevolezza finale le accomunerà: il denaro nel quale ripongono tanta fiducia non garantirà loro la tranquillità alla quale ambiscono. Emerge il senso di solitudine delle protagoniste che pur essendo circondate dai familiari e dagli amici agiscono da sole, tragiche e incomprese, e devono fare affidamento sulle proprie forze. Un altro tema che affiora è il distacco e l’incomunicabilità tra adulti e adolescenti. A Seoul ragazzini poveri e scappati di casa oppure figli di genitori benestanti rimangono intrappolati in un mondo più grande di loro dove predominano sopraffazione, bullismo e violenza. Nonostante questo ritratto amaro e disincantato della società contemporanea, l’umanità e la solidarietà riescono a sopravvivere. Inaspettatamente l’aiuto proviene dalla conoscente, colei che resta sullo sfondo della narrazione, fumando una sigaretta e osservando la vita scorrere dal balcone di casa. Il romanzo si conclude con una frase che omaggia un gigante della letteratura come Tolstoj in Anna Karenina. Ju-ran scrive questo messaggio a Sang-eun e racchiude in poche parole il destino di entrambe.
“In questo mondo non esistono vite facili. Non pensi di essere una persona particolarmente sfortunata. Siamo tutti infelici, ognuno a modo suo. Addio”.
Valeria Pecora




