Libri

Published on Ottobre 3rd, 2023 | by Carla De Felice

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Le bugie non salvano nessuno – Intervista a Monica Coppola

Le bugie non salvano nessuno è l’ultimo romanzo dell’autrice torinese Monica Coppola edito da Las Vegas Edizioni, che aveva già pubblicato il suo precedente romanzo La misura imperfetta del tempo.

Le bugie non salvano nessuno è un romanzo di formazione, ambientato nella periferia torinese tra gli anni Ottanta e Novanta, che racconta il percorso e l’evoluzione di Anna, da bambina a giovane donna, nel tentativo di sopravvivere alle verità nascoste degli adulti.
La protagonista è solo una bambina quando suo fratello Enzo sparisce: intorno a questo mistero comincerà a ruotare tutta la sua vita.
All’assenza del fratello maggiore si somma un complicato rapporto con una madre ossessiva e anaffettiva e con un padre apatico. E così durante l’adolescenza Anna si lega a Lara, una ragazza spregiudicata poco più grande di lei, e ai pochi adulti che le prestano attenzione.
Ma il mistero della sparizione del fratello continua a tormentarla, e un po’ alla volta Anna comincia a scoprire i segreti familiari custoditi per anni dai genitori.
Ho letto questo romanzo qualche mese fa e ancora continuo a farmi domande sulle sorti della protagonista, perciò ho deciso di fare fatto quattro chiacchiere con l’autrice per confrontarmi un po’ con lei. Buona lettura.

Monica Coppola, Le bugie non salvano nessuno, Las Vegas Edizioni, 2023, Pag. 180, € 15,00

 

Ciao Monica e benvenuta su una banda di cefali. Le bugie non salvano nessuno è il tuo ultimo romanzo pubblicato per Las Vegas Edizioni. Da dove nasce l’idea del titolo?
Ciao Carla e grazie per l’ospitalità !
Ti svelo subito un aneddoto sul titolo: nelle varie stesure il titolo in bozza era “Una famiglia normale”. Poi in una delle ultime riletture Carlotta, della casa editrice Las Vegas, ha evidenziato nel manoscritto la citazione “le bugie non salvano nessuno” Mi ha inviato subito un messaggio “E se fosse questo il titolo?” L’ho trovato subito molto incisivo e lo abbiamo scelto.

Conosciamo Anna, la protagonista del romanzo, in piena infanzia e la accompagniamo fino all’adolescenza inoltrata. Puoi raccontarci qualcosa in più su di lei? È nato prima il suo personaggio o la storia?
È stato un parto “gemellare”, Anna e la sua storia sono nate insieme.
La prima volta mi è apparsa in un bagno anni Ottanta, in mutande e canottiera, a piedi nudi su uno sgabello di plastica blu, il viso perplesso alla specchio alla ricerca della sua identità. Era molto simile alla bambina che compare in copertina che ho trovato per caso durante una ricerca iconografica che non c’entrava nulla con mio romanzo che in quel periodo non era nemmeno terminato. Ho messo da parte la foto e quando è stato il momento di scegliere tra le varie proposte la cover, nessuna mi convinceva come quella prima foto. “Per me Anna è lei.” Ho detto ai Las Vegas e così abbiamo dato un volto ad Anna.

 

Anna è la voce narrante del romanzo e questo permette ai lettori e alle lettrici di condividere con lei le gioie, i pensieri, le paure, la rabbia. Cosa ti ha spinto a scrivere il romanzo in prima persona?
La storia di Anna si compone di frammenti che lentamente delineano la verità: spesso sono schegge che scavano a fondo in emozioni complesse, fragili, confuse e dolorose. Per poterle raccontare al meglio, senza parole inutili ho pensato che mettere al centro la voce stessa Anna, in prima persona, senza intermediari, potesse rendere la scrittura più immediata, reale, diretta, così da rimanere concentrata sulle sensazioni da lei vissute in quel momento; la voce narrante di Anna bambina e poi adolescente, mi è stata d’aiuto per non perdermi alla ricerca di virtuosismi stilistici che avrebbero potuto inquinare la sua purezza e renderla innaturale: ho lasciato che fossero le sue emozioni ad
essere protagoniste, le ho lasciate scomposte, senza abbellirle troppo: ho immaginato che fossero schegge e le schegge sono grezze e pungono anche un po’ quando scivolano sotto pelle…

Il percorso di crescita di Anna non è facile e la sua vita è piena di bugie e silenzi, di cose che non può sapere perché è troppo piccola, perché non potrebbe capire. Che influenza hanno tutti questi silenzi nella sua crescita? Perché le bugie non salvano nessuno?
Le bugie raccontate dai genitori di Anna iniziano a costruire piccoli solchi intorno a lei, alla sua identità rendendola sempre più confusa e frammentata: all’inizio sono pozzanghere quasi innocue, magari dette anche “per proteggerla” da una realtà forse più grande di lei, non detti in cui Anna bambina si bagna, si sporca, ma non può sprofondare.
Ma le omissioni crescono con lei, diventano detriti che intralciano le radici della sua identità, straripano nel presente e quel passato non arginato rischia di portarsi via tutto.

È questo il motivo per cui le bugie non salvano nessuno.

Un altro elemento cruciale del romanzo sono i legami familiari. Ne avevi parlato anche nel romanzo “La misura imperfetta del tempo.” In cui ti soffermavi nelle relazioni complesse tra madri e figlie. Quanto ritieni che la famiglia possa influenzare il nostro modo di essere?
Le storie familiari mi hanno sempre appassionata, sono una lettrice vorace di romanzi che approfondiscono questo tema. Amo anche scriverne perché per me la sfida è scoprire cosa accade quando si chiudono le porte di casa, cosa resta tra le briciole di una tovaglia “sbattuta” da un balcone di periferia, cosa racconta un barattolo vuoto nella dispensa o, come nel caso di questo romanzo, l’affetto stipato dei “mucchi” di biancheria che la madre di Anna dissemina in tutta la casa. Mi affascina la possibilità che in uno spazio anche ridotto, una sala da pranzo, un corridoio, una cameretta, un bagno con le piastrelle celesti, ci sia la possibilità di cogliere un numero infinito
di storie. La casa in cui siamo cresciuti, gli odori della cucina, del bucato, i colori delle lenzuola, il rumore del frigo, dei piedi scalzi sulle piastrelle ma anche il linguaggio e il tono di voce con cui siamo cresciuti lascia un’impronta e questo vale anche per Anna, la protagonista.
La storia della nostra famiglia fa sempre parte anche di noi: può non essere la nostra storia, si può recidere o coltivare, ma per sapere dove andare o dove non andare è fondamentale conoscerla.

Anna cresce nella periferia torinese degli anni ’80 e ’90. Perché hai deciso di ambientare il romanzo proprio in quegli anni?
Per esigenze narrative era necessario che Anna non avesse a disposizione internet o social media per la sua ricerca “della verità”.
Gli Anni Ottanta e Novanta mi sembravano molto adatti: li conoscevo molto bene ed è stato piacevole poter tornare indietro nel tempo rispolverando anche dei dettagli di quell’epoca magari sconosciuti o poco noti ai lettori più giovani.

Le bugie non salvano nessuno è un mix tra romanzo di formazione, giallo, noir. Come sei riuscita a trovare il modo per mettere insieme tutti questi generi?
Non è stato pianificato ma spontaneo: avevo in mente un romanzo di formazione sulla crescita di Anna e sulla famiglia in cui questo accadeva, ma come dicevamo prima ci sono così tante intercapedini in una storia familiare che è molto facile la contaminazione anche tra vari generi.

A distanza di molte settimane dopo aver concluso il libro continuo ancora a farmi domande sulle sorti di Anna. Cosa ne è stato di lei? È riuscita finalmente a trovare un po’ di serenità?
Sono molto felice che Annina sia rimasta nei tuoi pensieri. Anche io la penso spesso e la custodisco nel cuore. Non so cosa le sia accaduto dopo il romanzo ma , senza spoiler, posso dirti che l’ho “liberata” con l’ultima riga del romanzo…

Ti ringrazio di cuore per l’intervista e ne approfitto per un’ultima domanda di rito: hai altri progetti in cantiere?
Ho iniziato a sviluppare un paio di idee, vediamo quale di queste mi prenderà per mano e mi porterà verso
una nuova storia che “desidera” essere raccontata…

Clicca qui per acquistare il libro sul sito di Las Vegas Edizioni

Un ringraziamento a Monica Coppola e a Carlotta Borasio di Las Vegas Edizioni.

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L'unico vero realista è il visionario.



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