Interviste L’incredibile storia di Callista Wood che morì otto volte

Published on Settembre 10th, 2025 | by Carla De Felice

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L’incredibile storia di Callista Wood che morì otto volte – intervista a Manuela Montanaro

L'incredibile storia di Callista Wood

L’incredibile storia di Callista Wood che morì otto volte è il romanzo di esordio di Manuela Montanaro, uscito lo scorso aprile per Neo Edizioni nella collana Iena.
Nel cuore del South Dakota, tra Keystone e una riserva indiana, viene ritrovata morta Callista Wood, una giovane nativa americana. Otto abitanti si dichiarano colpevoli dell’omicidio, ognuno affermando di aver agito da solo, rendendo il mistero ancora più fitto. Intanto, una delle gemelle Jones torna in paese con un segreto doloroso: un udito eccezionale, eredità di una perdita devastante.
Con stile incisivo e visionario, Manuela Montanaro firma un esordio folgorante, che non ha nulla da invidiare ai big della letteratura, intrecciando le tensioni di un’indagine con il ritratto profondo e crudo di una comunità di frontiera.
Il romanzo di Manuela Montanaro mi ha entusiasmato come non mi capitava da tempo, aiutandomi a superare un blocco di lettura che mi trascinavo da mesi, e perciò ho deciso di contattare l’autrice e fare quattro chiacchiere con lei.

Ciao Manuela e benvenuta su una banda di cefali. Il tuo romanzo di esordio, L’incredibile storia di Callista Wood che morì 8 volte, mi ha entusiasmata come non mi capitava da tempo. Complimenti davvero.
La mia prima domanda riguarda le ambientazioni del tuo romanzo. Tu sei nata e cresciuta in una provincia del sud Italia, come mai la scelta di ambientare il tuo romanzo praticamente dall’altra parte del globo, in un territorio così lontano e misterioso come quello del South Dakota?

Sono sempre stata affascinata dalle atmosfere selvagge del Nordamerica, probabilmente in altri tempi e in altri luoghi anch’io avrei partecipato alla conquista dell’Ovest, sebbene la storia che ho raccontato, invece, nasce proprio dalla volontà di riconoscere quanto quella terra appartenga, di fatto, ai nativi, quanto la loro storia sociale e la loro influenza sia una cosa viva anche nell’America contemporanea. L’idea è nata infatti da un’ossessione, dalla mia incapacità di accettare che una vicenda così agghiacciante come il massacro di Wounded Knee, sia potuto avvenire in una terra meravigliosa come il South Dakota.

Come ha scritto anche lo scrittore Chris Offutt nella prefazione, hai ambientato il tuo romanzo Keystone, una cittadina che non hai mai visto in un paese che non hai mai visitato. Quali sono state le sfide e le libertà dell’immaginare e costruire una storia in un contesto così lontano e sconosciuto? E quanto ha contato, in questo processo, la tua immaginazione rispetto alla documentazione?

La mia storia nasce e si sviluppa in South Dakota; la scelta di Keystone è stata legata alla necessità di individuare una piccola comunità in questo stato in cui tutte e tutti si conoscessero e che fosse al confine con una riserva Lakota. Avevo inoltre bisogno di una cittadina che fosse reale, che mi tenesse coi piedi per terra (e sulla terra) e per la quale la mia immaginazione avesse a disposizione delle fonti autentiche che mi supportassero nella definizione di uno spazio e di un tempo che io non avevo mai maneggiato. La documentazione storica ma soprattutto geografica, geologica, naturalistica è sempre stato il punto di partenza per ogni singola frese scritta. Ero davvero tormentata dalla verosimiglianza della mia narrazione.

C’è qualcosa dei paesini del sud Italia nella piccola comunità americana che hai descritto così bene nel tuo romanzo?

C’è moltissimo dei luoghi in cui ho vissuto e che conosco nella comunità di Keystone: la percezione che tutte e tutti si conoscano, l’idea che le notizie viaggino da una casa all’altra quasi attraverso l’aria, il senso di comunità, il riconoscimento della responsabilità sociale verso i meno fortunati sono elementi che, a mio parere, accomunano tutte le piccole realtà del mondo.

Uno degli aspetti più interessanti de L’incredibile storia di Callista Wood che morì 8 volte è la presentazione dei personaggi, introdotti da un racconto della loro vita che li costringe in qualche modo a confessare qualcosa su di sé. Come hai elaborato questa strategia e quali sono secondo te gli effetti su chi legge?
Dopo aver scritto i monologhi nei quali gli otto personaggi si autodenunciano, ho pensato che ciascuno di loro avesse una vita al di fuori di quella vicenda, che fossero esseri umani con un passato spesso doloroso e con un margine di speranza, che fossero individui prima che assassini, che le loro vicende personali potessero rappresentare uno strumento per renderli persone e non semplici attori. Non mi sono mai preoccupata dell’effetto che le mie parole potessero avere su chi legge, la mia unica priorità è raccontare una storia che sia autentica. Mi auguro che l’effetto su chi arriva a leggere della vita dei miei personaggi sia quello di conoscerli un po’, un po’ di più, attraverso e oltre le loro azioni.

Possiamo definire Amanda Jones un personaggio centrale nel tuo romanzo, simbolo di lucidità e di un passato traumatico trasformato in metodo di indagine. Anche le figure femminili in qualche modo “minori”, però, hanno un ruolo molto intenso e carico di significato nella storia. Come hai lavorato per costruire questo equilibrio tra il perno rappresentato da Amanda e le altre donne del romanzo, che incarnano diverse forme  di resistenza e dolore?

In realtà il personaggio di Amanda è venuto alla fine. Gli altri personaggi femminili erano già presenti nello scheletro primitivo del manoscritto che, a un certo punto, ha avuto bisogno di un elemento di amalgama che fosse narrativo e strutturale e tenesse insieme tutte le altre parti del romanzo. Il personaggio di Amanda è nato così, da un’esigenza tecnica, ed è diventato una colonna portante della storia.

Come la protagonista Callista, che è una donna “mezza nativa” anche il tuo romanzo mescola diversi generi narrativi. È stata una scelta voluta quella di unire identità diverse e stili narrativi nel tuo romanzo? Che importanza ha avuto questa scelta nel costruire la storia?

Il romanzo si è formato come una coperta patchwork, da un piccolo nucleo principale  costituito da otto monologhi, sono stati progressivamente cuciti insieme i racconti, le atmosfere, le vite dei personaggi, la storia di Amanda fino ad ottenere un manoscritto con un assetto strutturale alternativo che non sembrava più configurarsi come un romanzo classico,ma che del romanzo conservava la forte motivazione per la trama e il focus sui personaggi.

Quali sono state invece le tue principali fonti di ispirazione letterarie, cinematografiche e, perché no, anche legate alle serie TV o alla musica, che ti hanno accompagnata nella stesura di questo romanzo?

Sono stata  infarcita di letteratura nordamericana contemporanea, i romanzi di Chris Offutt, Brian Panowich, James Anderson, Dorothy Allison, Annie Proulx sono stati i miei riferimenti costanti e le mie principali fonti di ispirazione. Poi ho adorato la serie tv Yellowstone e la musica di Alan Jackson , Willie Nelson e Chris Stapleton.

Neo edizioni è una casa editrice a cui noi cefali siamo da sempre particolarmente affezionati. Com’è nata questa collaborazione?

Neo Edizioni ha cambiato il destino editoriale di un manoscritto che faceva fatica a trovare una casa. Non solo una casa editrice ma proprio un posto in cui potesse essere accolto, compreso e valorizzato. I miei editori hanno fatto tutto questo per la storia che avevo raccontato e lo hanno fatto con l’entusiasmo e la forza di chi è piuttosto lontano dalle logiche di mercato e dalle collocazioni editoriali, in un modo che, mi piace pensare sia ispirato e ricordi la buona editoria degli anni Sessanta e Settanta, quando dietro una casa editrice c’era un editore pronto al rischio, alla gioia, alla perdita.

La collaborazione con Neo edizioni è nata a seguito della partecipazione alla prima edizione del Premio Neo per manoscritti inediti. L’estate scorsa, nel mezzo di una vacanza, una mail mi annunciava che gli editori erano spiacenti ma non avevo vinto il concorso. Tuttavia, aggiungeva, “sei arrivata seconda, pertanto abbiamo deciso di pubblicare ugualmente il tuo romanzo”. Da quel momento è stato tutto come avevo sempre sperato: un lavoro di squadra in cui tutte e tutti abbiamo sempre remato nella stessa direzione.
Qual è stato il bilancio di questo tuo esordio nella narrativa? Ti aspettavi tanto entusiasmo da parte dei lettori?

Sono molto contenta e piuttosto soddisfatta di questo mio anno con Callista Wood. Non ho mai avuto la reale percezione di quanto il romanzo sia letto ma sento moltissimo calore intorno a a questa storia e sempre una certa curiosità. Le persone mi scrivono rigraziandomi di aver scritto una storia così strana.

Ti saluto con una domanda di rito: hai altre idee che ti frullano per la testa o nuovi progetti in cantiere nel mondo editoriale?

Sono stata piuttosto affascinata dall’idea di scrivere uno spin-off a partire dalle vicende di  uno dei personaggi de L’incredibile storia di Callista Wood che morì otto volte, ho iniziato a vedere la storia a capire come muovermi ma poi  nel mio cuore so che ho una storia in cantiere a cui penso da diversi anni, la prendo e la mollo continuamente come un grande amore ma mi sento anche molto responsabile nei confronti di questi personaggi che mi aspettano da molto, molto tempo; quindi continuerò a lavorare su questo vecchio amore.

Intervista a cura di Carla De Felice

Clicca qui per acquistare il libro sul sito di Neo.edizioni

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