Snowpiercer
Titolo: Snowpiercer
Regia: Joon-ho Bong
Genere: Fantascienza
Durata: 126′
Lingua originale: Inglese
Cast: Chris Evans, Jamie Bell, Tilda Swinton, John Hurt, Ed Harris, Alison Pill, Octavia Spencer, Ewen Bremner, Kang-ho Song
Sceneggiatura: Joon-ho Bong, Kelly Masterson
Soggetto: Joon-ho Bong
Fotografia: Kyung-pyo Hong
Montaggio: Steve M. Choe
Distribuzione: Koch Media
Uscita nelle sale: 27 febbraio 2014
Trama: Per ristabilire l’equilibrio in un mondo ecologicamente allo sbando l’umanità causa una seconda glaciazione. Il prezzo sono 17 anni dentro un treno dotato di motore perpetuo, la locomotiva eterna del mistico Wilford. Ovviamente il microcosmo creatosi si spacca in due, i ricchi e i potenti nella testa che schiacciano col potere militare i reietti della coda dove Curtis, erede di Gilliam, idea il modo di prenderne il controllo imparando le sfumature del bene e del male, suo malgrado.
“Io so che i bambini sono più buoni”
La fantascienza è il genere politico per eccellenza. Analizzando il presente e il passato con l’audacia della visione futura, ipotizza dove potremmo finire se insistiamo su determinate traiettorie, tutte plausibili e alcune perfino impossibili, grazie al potere narrativo da cui è pungolata. A volte osa ancora di più, affermando con decisione e coraggio che l’autodistruzione e l’oscurantismo sono meccanismi naturali per l’uomo e che il suo sistematico ritorno nella storia altro non è che una reazione fisiologica dell’essere umani e che la salvezza arriverà sempre, attraverso le gesta di pochi contro il potere di molti, per poi essere nuovamente prevaricata da un nuovo ciclo di estremismo dittatoriale, e così via. Molto del genere distopico parte e si sviluppa da queste basi e Snowpiercer non fa eccezione. Se molti film di questo tipo però tendono a cadere nella banalità del manicheismo (un purtroppo fallimentare Elysium ne è la prova nonostante le mastodontiche potenzialità) qui partiamo da una storia il cui seme germoglia dall’ottima scuola di graphic novel francese, Le Transperceneige di Jean-Marc Rochette e Benjamin Legrand, da cui il regista Bong Joon-ho è rimasto talmente stregato da spingerlo a leggerselo in piedi davanti allo scaffale da cui aveva preso l’albo. Non contento il regista coreano (di cui segnalo l’ottimo horror The Host) ha perfino coinvolto Park Chan-wook nella produzione e gli ha “rubato” uno degli attori da lui più sfruttati, quel Song Kang-ho che ha conquistato il mondo con titoli come Mr.Vendetta, Il buono, il matto, il cattivo e Thirst. Ma non è solo qui che si ferma l’ottima operazione di questo sorprendente e inventivo sudcoreano. Con la sfida visiva e muscolare di ricreare un pianeta intero lungo le carrozze di un treno, Joon-ho mescola provenienze attoriali spiazzando lo spettatore a ogni sua scelta. Accosta così al Cap Chris Evans, incredibilmente in parte e non solo bambolotto della situazione, un consumatissimo John Hurt, infilando Tilda Swinton in un ruolo spaventosamente strepitoso, Alison Pill in pochi potentissimi minuti, Octavia Spencer e Jamie Bell a trainare la rabbia sotterranea, e un sempre monumentale Ed Harris a tirare i fili conclusivi del racconto. La sfida può dunque iniziare e, nonostante l’ottima accoglienza a Roma, viene vinta in sala con i pochi spettatori presenti e, si spera, in futuro con un passaparola all’altezza. Perché Snowpiercer ha tanto l’aria di uno di quei titoli facili da ignorare ma impossibili da dimenticare una volta che se n’è consumato il tutto. Con un’impostazione scevra da ogni semplicismo, con tranquillità e naturalezza disarmanti, la sacra locomotiva incede irrefrenabile, inanellando una serie di scene ognuna memorabile e a sé stante ma funzionale, a livello di scrittura e strutturazione dei personaggi, per il tutto. Originale e inaspettata, la storia dei ribelli si trasforma lentamente nel riscatto impossibile di uno solo, sommando colpa alla colpa e riducendo il futuro di tutti al desiderio di uno, o di due contrapposti volendo, che però confluiscono nell’eterna consapevolezza di essere ognuno l’altra faccia dell’altro. Geniale e inevitabile, la sceneggiatura ci trascina verso l’unico finale possibile, leggermente inflazionato forse anche da pellicole meno meritevoli ma che in questo caso funziona alla perfezione, contribuendo al coronamento di una storia che, nel complesso, funziona al millimetro arrivando dove deve arrivare, anche con qualche microscopico buco di sceneggiatura a carico. Snowpiercer non è un capolavoro ma è un film che va visto e con cui molti a venire dovranno fare i conti per il coraggio dimostrato. Parola mia.
Angelica Milia
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