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Published on Giugno 6th, 2023 | by Viaggio In Corea

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JSA – Joint Security Area: Park Chan-wook e la divisione della Corea

Titolo: JSA – Joint Security Area
Lingua originale: coreano, inglese, tedesco
Durata: 110 min
Genere: drammaticoguerrathriller
Regia: Park Chan-wook
Anno: 2000

JSA - Joint Security Area

Parlare di JSA – Joint Security Area, primo film di successo di Park Chan-wook – uno dei più importanti registi sudcoreani – senza parlare della storia contemporanea della Corea è praticamente impossibile. Provo quindi a farne un breve e parziale riassunto utile a comprendere la situazione nella quale il film è ambientato, per chi non dovesse conoscerla.

 Nel breve capitolo dedicato alla Corea dell’”Atlante delle frontiere”, i due autori definiscono la penisola coreana, insieme a quella indo-pakistana, la zona più militarizzata al mondo. Le radici di questa militarizzazione risalgono al 1945, quando il paese, dal 1910 colonia dell’Impero giapponese, venne arbitrariamente diviso all’altezza del 38° parallelo per delimitare le sfere di influenza delle due superpotenze che sarebbero uscite vincitrici dalla Seconda Guerra Mondiale: l’Unione Sovietica, che avrebbe controllato la parte Nord della penisola, e gli Stati Uniti d’America, che avrebbero avuto il controllo sulla parte Sud.

Quella che nelle intenzioni iniziali avrebbe dovuto essere una divisione temporanea, in previsione di un’indipendenza della Corea nel suo insieme, nel 1953 si è trasformata (almeno finora) in una divisione permanente, a seguito dell’armistizio che pose fine alla guerra civile che ebbe inizio il 25 giugno 1950 e che per tre anni aveva visto combattere, gli uni contro gli altri, coreani del nord e coreani del sud.

Da allora il confine tra le due Coree è una linea di demarcazione militare fatta di reticolati di filo spinato e circondata da una zona demilitarizzata (la cosiddetta DMZ) lunga 238 km e larga 4. All’interno di questa zona si trova la Joint Security Area, l’area di sicurezza congiunta, luogo amministrato dal Comando delle Nazioni Unite in cui massima è la vicinanza tra militari della Corea del Nord e della Corea del Sud.
JSA - Joint Security Area

È qui che giunge Sophie E. Jean, maggiore di origini svizzero-coreane della Commissione di Supervisione delle Nazioni Neutrali, chiamata ad indagare su una sparatoria che vede coinvolti soldati sudcoreani e nordcoreani. Il suo compito è capire per quale motivo il soldato sudcoreano Lee abbia aperto il fuoco uccidendo due soldati nordcoreani e ferendone un terzo. L’indagine che la maggiore Jean porterà avanti rivelerà una verità insospettabile: la nascita di un’amicizia tra uomini che la storia ha separato e reso nemici.

Di fatto, dietro le vesti di un thriller che ci porta continuamente avanti e indietro tra il tempo presente dell’indagine e quello passato della nascita e crescita di un’amicizia, Park Chan-wook dipana un racconto che parla di un popolo da troppo tempo diviso e alla ricerca di una fratellanza che pare ormai perduta.

Per farlo Park porta il soldato sudcoreano Lee ad attraversare il ponte che separa le postazioni di guardia dei soldati del Nord da quelli del Sud. Quando Lee decide di mettere piede in territorio “nemico” compie un forte gesto di ricongiunzione metaforico, prima ancora che fisico (e forse non è un caso che l’atto dell’attraversamento non venga mostrato), un gesto che il suo omologo nordcoreano considera come “una breccia nella nostra tragica storia” che ha “rotto il muro per riunificare il paese”.

JSA - Joint Security Area

Vista la tematica è inevitabile che Park giochi tutto il film, sia a livello narrativo che visivo e stilistico, sul tema del doppio. Due sono le coppie di soldati che si incontrano, due le postazioni di guardia dalle quali i soldati si osservano, due gli investigatori neutrali chiamati a risolvere il caso, spesso i gesti compiuti da un soldato trovano riscontro o completamento in quelli di un altro, inquadrature o situazioni si ripetono uguali o molto simili per gli uni e gli altri. La stessa maggiore Jean sarà coinvolta e si rivelerà non così estranea a questo tema del doppio come inizialmente si potrebbe pensare.

Joint Security Area è uscito nel 2000 e Park Chan-wook ha potuto raccontare la divisione della sua terra senza i facili manicheismi che portavano a rappresentare, fino a poco più di un decennio prima, i nordcoreani come comunisti cattivi e i sudcoreani come anticomunisti buoni. Questo perché, dopo la fine dei regimi militari che erano stati al potere in Corea del Sud a partire dalla fine della Guerra di Corea, il sentimento anticomunista nell’opinione pubblica coreana aveva iniziato a scemare. Non c’era più spazio per i “drammi anticomunisti” di stampo propagandistico che avevano caratterizzato una parte importante della cinematografia durante quel lungo periodo.

Nel 2000, Park Chan-wook, con il racconto di un’amicizia che nasce e si sviluppa tra coreani senza distinzioni cardinali, invitava a superare le barriere politiche, ideologiche e storiche per tornare a vedere “l’altro come sé”*.

*citazione che riprende il titolo del capitolo dedicato al film in “Il cinema dell’Estremo Oriente”di Marco Della Gatta e Dario Tomasi: “Il doppio e l’altro come sé: Joint Security Area”.

 

 

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è un progetto che vuole raccontare i complessi luoghi fisici e mentali della società coreana. È una finestra sulla cultura coreana ed uno spazio dove approfondire argomenti legati all’arte, alla letteratura, al cinema, alla musica e alla storia del paese del calmo mattino. In altre parole, è un viaggio a 360˚ gradi in grado di delineare percorsi differenti in cui tempi e luoghi si intrecciano con l’obiettivo di condurre ad una migliore comprensione delle innumerevoli sfumature che caratterizzano la Corea.



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