Il nodo del suono
“Con un nome del genere si può
fare ben poco.
Puoi passare la vita
a spiegarlo
o scrivere poesie.”
Con la copertina del Nodo del suono di Argia Maina è stato amore a prima vista.
Adoro da sempre le cassettine e ho sempre pensato che con la musica si possano dire un’infinità di cose. Non è un discorso tanto ovvio come sembra perché non vale solo per chi scrive musica, o la suona, ma anche per chi la dedica. Donare una mixtape, una playlist è come regalare un pezzettino di se stessi, perché una compilation (come la intendo io) non è una semplice successione di canzoni altrui in ordine casuale… anzi… E’ un mezzo di espressione e ogni brano deve avere una collocazione ben precisa: c’è un equilibrio, un ordine interno, e anche un solo brano fuori posto potrebbe alterare il messaggio che si vuole trasmettere.
Questa è sempre stata la mia teoria sin da piccola, da quando registravo le cassettine per i miei amici, e sin da allora ho sempre amato regalare alle persone alle quali voglio bene musica scelta con cura e amore…
Se dovessi creare una playlist sostituendo alle canzoni delle poesie, sicuramente non mancherebbe Il nodo del suono di Argia Maina. Qui ho ritrovato quella stessa cura, quell’amore, quell’equilibrio di cui vi parlavo prima, e perciò mi ha colpito dritto al cuore dopo soli pochi versi.
“Vedrai che un libro così non l’hai mai visto” mi aveva detto Domenico Cosentino, l’editore di ‘Round Midnight. Io pensavo esagerasse, invece aveva ragione.
Il nodo del suono è una compilation di pensieri, semplice, limpida e schietta. E’ una raccolta spontanea come poche, come se l’autrice ci stesse facendo leggere la sua Smemoranda, oppure ci stesse aprendo la sua scatola dei ricordi, per poi dedicarci una mixtape di poesie.
“Se ti sciogliessi come panna
nel latte caldo del mattino
sentiresti gli arpeggi rossi
cadere nella luce
e morire sul cuscino.”
Racconti di quotidianità semplici ma eccezionali al tempo stesso, storie e particolari all’apparenza irrilevanti, ma in realtà molto intensi.
Sono piccole pietre, ma preziose come se fossero diamanti. Odorano di caffè, si bagnano felici con la pioggia, camminano a piedi nudi, si appoggiano ai finestrini dei treni, e si nutrono di allegrie, ricordi, incomprensioni, malinconie.
“Leggere attentamente il foglio
[illustrativo
prima di chiedere: “Come va?”.
Il lettore (che durante la lettura si trasforma anche in complice e confidente) può subito identificarsi, immedesimarsi in quelle piccole storie, che sono scritte da un’estranea ma toccano nel profondo. Storie di cui è inutile raccontare troppo, si rischierebbe solo di rovinarne la poeticità e la spontaneità. E sarebbe un peccato perché questa è stata una piacevole scoperta: ogni cosa al suo posto, nulla di forzato, retorico o macchinoso, ma solo straordinario nella sua semplicità. Attenzione solo a non premere play e rewind troppo velocemente, e a cambiare sempre lato con cura, rischiereste altrimenti di rovinare il nastro troppo presto!
Carla De Felice
Summary:



