Serie TV

Published on Gennaio 12th, 2015 | by Noemi Borghese

Fargo

Ideatore: Noah Hawley, basato sull’omonimo film dei produttori Joel ed Ethan Coen

Genere: Thriller, Noir, Black comedy

Durata: 50’ (a episodio)

Lingua originale: inglese

Stagioni: 1

Episodi: 10 puntate

Cast: Billy Bob Thornton, Martin Freeman, Bob Odenkirk, Colin Hanks, Allison Tolman.

Distribuzione: FX

Prima Tv: 15 aprile 2014, Stati Uniti d’America

Sono anni, da quando il pluripremiato LOST è entrato uninvited nelle nostre grame vite di più-o-meno-cinefili, che di punto in bianco il cinema è diventato un po’ più Old, e le Serie TV sono diventate un po’ più Cool.
Ok, non è una regola, non facciamoci prendere troppo dalle mode – e soprattutto smettiamola di esprimerci come macachi – e cerchiamo di guardare sempre la qualità; eppure è innegabile il fatto che una serie si gusta lentamente, se ne assapora ogni puntata aspettando disperatamente lo scioglimento della storia, presi da un intellettualissimo approccio tantrico al succo delle cose.

Questa spocchiosissima premessa serve a farvi notare quanto siano attuali e d’impatto le parole di Noah Hawley alla presentazione di Fargo: <<Non è una serie televisiva. […] È un film di 10 ore>>. È esattamente così ed è esattamente il motivo per cui la serie è figlia legittima dell’omonimo film dei fratelli Coen, uscito nel 1996, vincitore a Cannes e premiato con ben due Oscar.

THIS IS A TRUE STORY. The events depicted in this film took place in Minnesota in 2006. At the request of the survivors, the names have been changed. Out of respect for the dead, the rest has been told exactly as it occurred.

THIS IS A TRUE STORY. The events depicted in this film took place in Minnesota in 2006. At the request of the survivors, the names have been changed. Out of respect for the dead, the rest has been told exactly as it occurred.

Dopo ben due riconoscimenti ai Golden Globe Awards 2015 di giusto ieri notte – Premio alla miglior mini-serie e Premio al miglior attore in una mini-serie per il cattivissimo Billy Malvo Thornton – la recensione di Fargo diventa d’obbligo.

Come anticipato, la serie è fortemente ispirata al Fargo del ’96, diretto dai Coen che per la serie ricoprono il ruolo di produttori esecutivi. Ma non è la storia in sé a tornare 18 anni dopo, e nemmeno i personaggi; la serie eredita lo stesso tono stilistico, l’inconfondibile stile dei Coen che accompagna l’intera storia per tutti i dieci episodi.
La serie è una serie antologica, esattamente come American Horror Story e True Detective, il che significa che ogni stagione è autoconclusiva. Un’ottima scelta strategica, considerato com’è cambiato il pubblico delle serie tv, quanto è volubile e quanto facilmente si stanca di un unico filone narrativo fin troppo spesso tirato per le lunghe: le serie antologiche sono piccoli gioiellini che conservano la freschezza del soggetto delle poche ore di durata di un film, fidelizzando lo spettatore a colpi di scena spalmati su alcuni, non troppi episodi.

È una marea rossa, Lester, la nostra vita. Tutta la merda che ci danno da digerire, giorno dopo giorno il boss, la moglie e tutti gli altri, ci consuma. Se non ti fai valere, se non fai vedere che sei ancora una scimmia lì nel profondo, per le cose che contano, verrai solo spazzato via.

Your problem is you have spent your whole life thinking there are rules. There aren’t. We used to be gorillas. All we had is what we could take and defend.

Al centro di Fargo troviamo i due protagonisti che si imbattono l’uno nell’altro per una (s)fortunata coincidenza: il coraggioso Hobbit un po’ sfigato Bilbo Baggins e Watson l’impacciato braccio destro di Sherlock si mescolano perfettamente nella persona di Lester Nygaard/Martin Freeman, che abbandona l’accento british e diventa uno sfigato/impacciato assicuratore del Minnesota, un insuccesso totale sul fronte professionale e familiare; il primo incontra il secondo, un terribile e spietato Lorne Malvo/Billy Bob Thornton, cattivo filosofico e inspiegabilmente simpatico, e danno vita a una trama fitta in cui eventi truci da gestire a sangue freddo accadono in una cittadina del Minnesota in cui non accade mai niente.

Oh, what a day!

Oh, what a day!

La storia si snoda lentamente, sboccia a fatica, ma già dai primi episodi gli indizi si intrecciano e si accavallano, la storia torna indietro e salta in avanti a singhiozzi, un colpo di scena tira l’altro; il ridicolo dei Coen ricopre tutto, come la neve.
Il Noir e il Thriller inciampano nella Black Comedy, allo stesso modo in cui Nygaard si mette da solo nei guai, fortunato e sfortunato capro espiatorio della propria goffaggine e voglia di riscatto.

Bob Odenkirk, il mitico Saul Goodman, è l’esempio perfetto della voce superficiale di Fargo, la voce di cittadini modesti, lavoratori a metà, tutt’altro che scaltri ed ambiziosi.

I am not the person you think I am. This kind of monster.

I am not the person you think I am. This kind of monster.

Il bello di Fargo è che non è necessario aver visto il film ed averlo apprezzato, la serie cammina perfettamente da sola: la tagline del film era “molte cose possono capitare nel bel mezzo del nulla” e si adatta perfettamente alla serie, che ci dà il benvenuto con un tizio legato in un bagagliaio in the middle of nowhere.

I personaggi positivi non esistono e non esistono quelli negativi, perché come insegnano i fratelli Coen, non c’è mai limite al ridicolo. Il buono a volte è pavido, il pigro è fortunato, il cattivo è intelligente e lo sfigato è il protagonista, e nella coralità di una comunità provinciale e superficiale gli eventi si snodano uno dietro l’altro, costringendo lo spettatore, che dai primi minuti sodalizza immediatamente con colui che dà il via alla serie di eventi, a sperare che la coltre di neve non si dissolga e l’imbranato, il cattivo e tutti gli alti coesistano senza troppi danni collaterali.
Secondo voi sarà possibile?

Perché guardare Fargo?

Per Lorne Malvo, perché Bilbo Baggins ha bisogno di un riscatto, Perché ho visto il film, Perché non ho visto il film, perché il rosso sangue sta benissimo sul bianco neve, perché allora il Minnesota esiste.

Perché non guardare Fargo?

Perché empatizzo troppo con i buoni, perché empatizzo troppo con i colpevoli, perché non mi piacciono i fratelli Coen, perché al freddo non si vedono tette, perché il Minnesota è come il Molise (non esiste).

Noemi Borghese

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Ho sbagliato tutto, fatemi scendere, voglio fare la ballerina!



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