Cold in July

Regia: Jim Mickle
Anno: 2014
Durata: 110′
Cast: Michael C. Hall, Sam Shepard, Don Johnson
Uscita: 20 maggio 2015
Trama: Richard Dane si sveglia nel cuore della notte ritrovandosi un ladro in casa. Per proteggere la propria famiglia uccide l’uomo ma non riesce a venire a patti con la propria coscienza e quando si presenta al suo funerale ne incontra il padre Ben Russel, appena uscito di prigione e deciso a vendicarne la morte. Per una serie di eventi inaspettati i due si troveranno a condividere una burrascosa strada verso la redenzione, accompagnati dall’investigatore privato, allevatore di maiali e amico di vecchia data di Russel, Jim Bob Luke.
‘How many men can one bullet kill?’
Per molti, se non per la maggior parte di voi, basterebbe sapere che Cold in July è tratto da un libro di Joe R. Lansdale per convincervi a guardarlo, ma la verità è che il film del promettente regista Jim Mickle (giunto al suo quarto, ottimo lavoro) è uno dei migliori western moderni degli ultimi 10 anni e forse una delle pellicole più affascinanti della scorsa annata.
Affiancando un veterano del non detto come Sam Shepard all’irriverenza sempre accattivante di Don Johnson, il regista e il suo amico sceneggiatore di lunga data Nick Damici, non si perdono in inutili costruzioni collaterali, e avanzano nella loro storia con rocambolesca precisione, immedesimandosi nel proiettile solitario della tagline, artefice inaspettato di una interminabile conta dei morti.
Non era semplice mettere in scena con i giusti toni e i dovuti equilibri l’ascesa a giustiziere di Michael C. Hall, a cui va riconosciuta la solita grandezza nel non farsi schiacciare dai due comprimari esperti con cui si ritrova a condividere lo spazio scenico, così come a non perdere il filo di una storia tanto incredibile dal raggelante sapore di tranello universale.
Nella pace del suo letto familiare, dal cuore sonnolento di un’accaldata cittadina texana a metà degli anni 80, il protagonista si trova suo malgrado a ridefinire i confini della propria concezione di giustizia, scoprendone le frontiere in una sorta di gioco al rialzo sui concetti di responsabilità e conseguenza.
Alternandosi reciprocamente attraverso una dissonanza armonica portentosa, i tre uomini e motori della storia spingeranno continuamente se stessi all’interno di regole assolute interiori, fondate su ideali anacronistici quali la lealtà, l’equilibrio delle colpe e la consapevolezza dei propri atti, in netto contrasto coi personaggi portatori di scelte antitetiche e quindi da correggere con cui si troveranno a dover combattere o, nei casi più estremi, ad ‘educare’.
In questo fuoriesce a sorpresa, con un senno di poi placido e silente, lo sfondo di un’avventura che altro non è che un autentico affresco della vita nel suo essere buffa, sanguinosa, semplice eppure beffarda, divertente e straziante allo stesso tempo.
Un sentiero turbolento pieno di scoperte e gesti estremi, dove ogni decisione viene presa al solo scopo di poter riottenere il proprio punto di partenza pacifico e ormai lontanissimo: un sonno tranquillo in una notte d’estate.
Angelica Milia
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