Master of None
| Ideatore: Aziz Ansari, Alan Yang
Genere: Comedy Durata: 30’ (a episodio) Lingua originale: inglese Stagioni: 1 Episodi: 10 puntate Cast: Aziz Ansari, Noël Wells, Eric Wareheim, Lena Waithe Distribuzione: Netflix Prima Tv: 6 novembre 2015, USA |
Jack of all trades, master of none: avete mai sentito quest’espressione? Letteralmente significa “esperto di tutto, maestro di niente”, e indica l’attitudine di quelle persone capaci a fare un po’ tutto, che non riescono però a specializzarsi veramente in niente. Master of none, la serie fresca, freschissima, prodotta da Netflix e uscita venerdì scorso, taglia via la prima parte della frase e ci presenta il Master of none del 2015: il trentenne, newyorkese, indiano, nevrotico e inconcludente Dev Shah.
Il protagonista è interpretato da Aziz Ansari, che poi è anche l’ideatore dello sceneggiato insieme a Alan Yang, con cui ha lavorato in Parks and Recreation, anche conosciuta come”quella serie che quei miei amici nerd mi consigliano sempre ma non ho mai avuto modo di vederla”, famosa grazie a questo signore qui, che è tra i personaggi più esilaranti del piccolo schermo.
La serie ha una trama molto semplice, e la storia si dispiega in modo molto lineare di episodio in episodio, talmente lineare che ognuno degli episodi è quasi indipendente dagli altri, per la scelta di assegnare ad ogni puntata una tematica principale e per gli intrecci di trama piuttosto scarsi. Dev è un attore che prova a far andare la propria carriera nella giusta direzione a New York, e questa è contemporaneamente la trama ridotta all’osso, e la cosa più inutile che possiamo dirvi sul nuovo gioiellino di Netflix.
Perché? Perché i più attenti se ne sono accorti immediatamente, i meno attenti probabilmente la giudicano una serie comedy come tante altre. Qualche appassionato avrà notato le musiche di Alphex Twin e Giorgio Moroder, e qualcun altro avrà notato che sembra di guardare il Woody Allen indiano. E poi molti avranno apprezzato il sarcasmo, onnipresente e dal gusto un po’ amaro, i dialoghi affilati e i personaggi caricaturali.
Ma la storia ci trasporta nel mondo di un ragazzo indiano di 30 anni – ok, non prendiamoci in giro, a 30 anni non siamo più ragazzi, ripetiamolo tre volte prima di uscire di casa al mattino – un ragazzo/non ragazzo che affronta la vita da adulto con la stessa dose di ansie e paure che abbiamo anche noi.
Per cui, se è vera l’espressione “Jack of all trades, Master of none”, è vero anche che tra tutte le generazioni, quella di Dev è decisamente la generazione dei Master of none – da non confondere con i buoni a nulla, che per (s)fortuna rappresentano egregiamente sempre una cospicua percentuale in qualunque fascia d’età.
Probabilmente se avete aguzzato i cinque sensi, sapete perfettamente dove vi stiamo portando:
Nonostante la serie tratti di tematiche come il razzismo e le minoranze, la famiglia, l’amore, l’amicizia, il lavoro – insomma: le solite – questa serie fa qualcosa che nessuna serie aveva mai fatto prima: è la serie che parla di quanto siano inconcludenti, vagamente irresponsabili e drammaticamente confusi i ragazzi/non ragazzi nati tra gli anni ’80 e la fine dei ’90: i cosiddetti millenial.

It’s pretty crazy: All of us first-generation kids, we have these amazing lives, and it’s all cause our parents made these crazy sacrifice. And we never thank them.
Continuamente stimolati e rincorsi da tutto ciò che è nuovo e contemporaenamente incastrati nel ventennio che li ha cresciuti, i millenial non hanno le ambizioni in ambito lavorativo della generazione precedente, né la disinvoltura di quella successiva. Sono loro i figli fortunati, nati da famiglie che hanno fatto immensi sacrifici di cui non si sentono all’altezza: ragazzini cresciuti che il personaggio di Dev, di origini indiane in una metropoli troppo veloce, rispecchia appieno.
Non siamo i primi a dirvi che questa è la serie dei millenial, ma forse siamo i primi a dirvi che questi millenial, oltre ad essere con estrema probabilità i vostri coetanei – e quindi udite udite – sono attualmente la fascia di popolazione più studiata da quelle persone brutte e cattive che fanno ricerche di marketing, che oltre a provare a fare un sacco di soldi, sono anche quelle poche che provano a capirci qualcosa su come cambiano le abitudini delle persone. E quello che hanno capito è che, adesso, i circatrentenni sono i delicati e instabili trendsetter degli ultimi anni.
Allora, poteva mai Netflix farsi sfuggire la serie che punta dritto – e va a segno – al cuore delle persone che l’hanno portata a diventare la più cool di tutti? No che non poteva, e infatti non l’ha fatto, ha accolto l’idea di Ansari e Yang e ha prodotto Master of None, la serie dedicata ai Millenial.
Millenial di tutto il mondo, molto probabilmente questo è il modo di Netflix di dirvi grazie.
Mica male, no?
Perché guardare Master of None?
Per Aziz Ansari, perché ho il sospetto di essere autoreferenziale, perché sono un Millenial, perché ho appena scoperto di essere un Millenial, perché grazie Netflix.
Perché non guardare Master of None?
Perché sono nato negli anni ’80 e ho una vita perfetta, Perché sono nato negli anni ’70 e questi trentenni di oggi sono dei bimbominkia, perché sono nato negli anni ’60 e ai miei tempi si era tutti lavoro e famiglia, perché sono nato negli anni ’50 e non so come ci sia finito su questo blog, perché sono nato alla fine degli anni ’90 e voglio vedere le tette.
Noemi Borghese
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