Libri funetta

Published on gennaio 28th, 2016 | by Cefalo Precario

Dalle rovine

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Dalle rovine, Luciano Funetta. Tunué 2015

In frantumi.

Quello che rimane della complessa lettura di Dalle rovine di Luciano Funetta è la riduzione in frantumi della percezione. Non è la pornografia e nemmeno l’orrore – espedienti narrativi che danno corpo al racconto – a sedimentarsi nel lettore quando è chiusa l’ultima pagina. Il residuo fisso che soppesa l’anima è lo stesso giogo che tiene insieme le storie umane e artistiche di Rivera e  BirmaniaTraum e Tapia, ovvero l’annientamento totale della realtà in un mondo animato da fantasmagoriche figure oscene che trasforma anime disilluse in simulacri di carne logorati da cupi sogni. Il protagonista del romanzo, Rivera, è un allevatore di serpenti che, per sopperire alle sue ciniche frustrazioni, intraprende una carriera nella pornografia d’autore. Il successo gli arride ma la stessa notorietà è influenzata dai personaggi che lo circondano e dal segreto su Tapia e sulla sua irrealizzabile opera. Mentre tutto, infatti, sembra scorrere tra le vene del protagonista Rivera e il sangue freddo dei suoi serpenti, l’apparizione nel romanzo di Tapia e della sceneggiatura del suo snuff movie Dalle rovine sferza il racconto. Lo spacca. Lo inclina. Lo fa vivere, a mo’ di indicibile mostrum, in una visionaria complicità postumanistica, vicina al cyberpunk di Zelazny. La paura che respira chiunque abbia a che fare con l’oscuro personaggio e la morte arrivano al lettore come inevitabili suggestioni arcaiche, così come gli occhi freddi e l’accondiscendenza priva di ogni sentimento di Rivera rimangono l’ultimo appiglio per il protagonista del romanzo prima della prova che lo consegnerà a una fine certa.

Luciano Funetta nel suo romanzo d’esordio si dimostra un profondo conoscitore della lingua e non teme di fare esplicito omaggio a Bolaño, a Morselli, a Orlan, ad Arlt, al Dostoevskij di A proposito della neve fradicia. L’incontrastato “noi” narrativo che insegue la storia e i suoi personaggi fino quasi alla metanarrazione onnisciente è un inusuale modus narrandi di eccezionale tensione. Elemento quest’ultimo che l’autore non teme di inseguire anche nella descrizione delle immagini e dei luoghi disegnati secondo l’uso della cinematografia di Zulawski, Nicolas Winding Refn e Kim Ki-duk, giostrando sapientemente nel gioco sequenziale tra l’immaginazione visiva e la lingua, sempre scorrevole e vivace, di un vocabolario ruvido e viscoso.

Con questo racconto, Luciano Funetta ha offerto una prova letteraria allo stesso tempo ostica e affascinante. Molto innovativa per densità e diradamento emozionale. Senza alcun dubbio, da suggerire.

Mario Visone

Dalle rovine Cefalo Precario

Summary:

4

Voto


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