Gomorra
Italia, 2008

Regia: Matteo Garrone
Genere: drammatico, gangster
Durata: 137 min.
Lingua originale: italiano, napoletano.
Cast: Toni Servillo, Gianfelice Imparato, Maria Nazionale, Salvatore Cantalupo, Gigio Morra, Salvatore Abruzzese, Marco Macor, Ciro Petrone, Carmine Paternoster, Simone Sacchettino, Salvatore Ruocco, Vincenzo Fabricino, Vincenzo Altamura, Italo Renda, Salvatore Striano, Carlo Del Sorbo, Vincenzo Bombolo, Alfonso Santagata, Massimo Emilio Gobbi.
Sceneggiatura: Matteo Garrone, Massimo Gaudioso, Roberto Saviano, Maurizio Braucci, Ugo Chiti, Gianni Di Gregorio
Fotografia: Marco Onorato
Montaggio: Marco Spoletini
Distribuzione: 01 distribution
Uscita nelle sale: giovedì 16 maggio 2008
Basato sul best-seller di Roberto Saviano Gomorra questo film è un viaggio nel mondo affaristico e criminale della camorra e dei luoghi dove questa è fortemente radicata.
Forse è per colpa della luce bluastra, artificiale e ustionante della lampada, dei tatuaggi di Padre Pio, delle collanine d’oro, del colore mattone della pelle e delle ciglia rifatte, che all’inizio del film, magari anche a te, è scappato un sorrisetto, quando negli attori inquadrati hai riconosciuto i personaggi pittoreschi e un po’ volgari che spesso incontri per strada.
Ma quel sorriso dura solo un breve istante, perché dopo non hai più tempo per ridere.
Perché dopo ti prende un bruciore allo stomaco che non ti passa più.
Gomorra è questo, un dolore lacerante come un bisturi conficcato nella carne. Perché alla fine ti accorgi che a certe cose ti sei drammaticamente assuefatto. Non ti sorprendi più di niente e ti sei abituato a tutto. Ad ogni piccolo sopruso quotidiano, al parcheggiatore abusivo, al “cavallo di ritorno”, ai motorini strombazzanti, agli scippi per strada ed ai morti accisi. E così, ti incolli allo schermo e al ritmo dei ritornelli ossessivi dei neomelodici. Ti lasci guidare tra i palazzoni della periferia Nord di Napoli, le campagne dell’agro Aversano, Terzigno e le spiagge di Castelvolturno, dove si sviluppano cinque storie diverse, slegate e indipendenti fra loro. Cinque rette parallele che convergono all’infinito in un unico punto: nella consapevolezza che non c’è scampo per nessuno.
Lo sa bene Pasquale, un bravissimo sarto specializzato in abiti di lusso, che lavora per pochi euro nel giro della sartorie “in nero” controllate dalla camorra. Quando un giorno, fermo in un autogrill, vede sfilare sulla passerella di Cannes Scarlett Johansson con addosso un abito confezionato da lui.
E lo sa bene anche il neo-laureato Roberto, che si ribella a Franco (Toni Servillo), un imprenditore del settore rifiuti. Il famigerato stake-holder, un moderno broker in grado di movimentare verso le discariche abusive della provincia di Napoli e Caserta, tir carichi di rifiuti tossici. Toni Servillo, nel film, è il volto più spietato della Camorra, che alla crisi di coscienza del suo giovane assistente che non vuole accettare la logica per cui la vita di un operaio del Nord deve essere pagata con la morte per inquinamento di una famiglia del Sud, risponde: «Quelli che parlano di moralità, che dicono che l’economia deve avere dei limiti, obbedire a delle regole, sono quelli che non sono riusciti a prendere il potere, che sono stati vinti dal mercato. L’etica è la scusa dei perdenti».
Il film termina e tu rimani con quel bruciore allo stomaco che non ti passa più, e la consapevolezza che la realtà che ti aspetta, una volta imboccata la porta di uscita, vista con occhi non più anestetizzati, è terrificante.
F.
Sono io il più forte, il numero 1!!!
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